Archivio per maggio, 2011

#Italianrevolution

Pubblicato: maggio 25, 2011 in Rage, Thoughts

Continua la rivoluzione italiana.

Due considerazioni in merito, una negativa, l’altra neutra.

Sono portato a pensare che l’attivismo politico, la voglia di non starsene con le mani in mano di fronte a chiunque possa prendere decisioni che influiscano pesantemente sulla nostra vita, il desiderio di “fare qualcosa” per il mondo o per gli altri o semplicemente per noi stessi, siano espressioni dell’animo umano presenti in tutti gli individui comuni (diverso è il discorso di coloro che ricoprono ruoli di vertice, ma di costoro non mi interessa un fico secco); il problema qual’è? Che la maggior parte degli individui comuni non traduce questo sentimento in azione. Ed ecco che non andiamo a votare, non riflettiamo su quello che ci circonda, non partecipiamo alle manifestazioni, non facciamo i picchetti davanti alle fabbriche, e continuiamo a condurre la nostra vita come abbiamo sempre fatto; fino a quando abbiamo il lavoro; fino a quando non iniziamo a guardare nel nostro portamonete e vediamo che non c’è più nulla; allora via  con le proteste!

#italianrevolution quindi. Mi diverte chiamarlo cosi; come ho letto in qualche forum, noi italiani (a detta di una ragazza spagnola che sta protestando a Puerto del Sol) prima inventiamo l’hashtag (che sarebbe quella scritta) poi andiamo in piazza. Mi ha fatto sorridere la veridicità di questa affermazione. La ragazza continuava dicendo che in Spagna l’occupazione delle piazze è arrivata dopo mesi di discussioni e di proteste. In Italia non è andata proprio cosi.

Sull’onda della protesta spagnola si è deciso di occupare e di protestare. Cosi, all’improvviso. E sono iniziati i soliti discorsi qualunquisti. Sui problemi italiani che tutti noi conosciamo, sui mille problemi che ci sono in questo paese. Incollo vari proclami che si trovano nella pagina ufficiale di Facebook

Chi siamo?        

Siamo persone comuni. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, lavorare o per cercare lavoro, persone che hanno famiglia e amici. Persone che lavorano duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi le circonda. Siamo persone venute liberamente e spontaneamente che dopo le manifestazioni tenute in diverse città spagnole in questi giorni, hanno deciso di riunirsi per continuare a rivendicare la dignità e la coscienza politica e sociale. Siamo persone stanche di vivere in un sistema che tutela il denaro ed il potere anziché i diritti ed i più deboli.

 

Perché siamo qui?

Perché vogliamo una società nuova che dia priorità alla vita, al di sopra degli interessi economici e politici, al di sopra degli interessi personali di chi ha il potere o lo vorrebbe avere. Vogliamo un cambiamento nella società e nella coscienza sociale. Dimostrare che la società non sta dormendo e che continuiamo a lottare perché ci meritiamo una vita serena e di pace. Vogliamo fare una proposta concreta di cambiamento coinvolgendo davvero le persone e cercando così di proporre un manifesto che sia veramente di tutti e non di un partito. Chiediamo una rivoluzione globale ed etica, e la chiediamo ora!

 

Perché ora?

Se non adesso, quando? Se non io, chi? Prima che sia troppo tardi, prima che vengano commessi altri abusi, noi vogliamo poter dire e proporre la nostra, noi vogliamo portare il cambiamento che tutti chiedono. Vogliamo tutto, lo vogliamo adesso, se lo vuoi anche tu unisciti a NOI

Questo è il primo. Belle parole. Vogliamo tutto e lo vogliamo adesso: neanche i bambini di cinque anni pensano sul serio di poter avere tutto subito. Non una sola frase sul come fare la rivoluzione, non un solo pensiero politico profondo. Ma sul serio queste persone pensano di fare una rivoluzione senza alcuna ideologia politica? Mi viene da piangere al solo pensiero.

Il Manifesto del gruppo di Roma, ad esempio, si trova in questo Blog: utopico, abbracciabile da ogni individuo, perfetto per essere rivoluzionario. Però nessun colore polico. Solo magliette bianche. Isolare i violenti. Invitare i poliziotti a parlare insieme a noi (si perchè i poliziotti possono tranquillamente sedersi in una piazza insieme alle persone che la stanno occupando illegalmente). Presidi permanenti. Tutti possono parlare (ma non più di 5 minuti, e senza insultare mi raccomando).

Mi sembrano le regole dei salotti televisivi tipo Ballarò, Annozero et similia.

Ma dai! Pensare che basti sedersi in una piazza, senza uno straccio di proposta (che si cerca di costruire su internet, come se la rete possa risolvere ogni tipo di problematica mondiale), senza uno straccio di idea alternativa.

Bene, sarà anche bello vedere dei bravi ragazzi, dei giovani, che si siedono nelle piazze e protestano, gridano, propongono. Sarà anche bello vederli li, mattina e sera, pronti a non mollare! Sarà anche bello saperli li, in piazza, che fanno le assemblee, che si guardano negli occhi, che si riscoprono tutti umani, che si sentono bene, cosi, l’uno vicino all’altro.

Non dico che non sia bello. Per loro sarà stupendo.

Ma invece di starsene li sotto le stelle a fare le assemblee, dove cazzo erano quando bisognava lottare?

Ok, come al solito mi sto agitando. Riformulo il pensiero.

Giustamente mi sorge un dubbio: perchè queste persone hanno deciso oggi di lottare, quando le piazze erano vuote nei momenti critici degli ultimi anni (e per vuote intendo che non sono scesi milioni di persone a manifestare!)? Perchè quando si parlava dell’articolo 18, quando si legalizzava lo sfruttamento lavorativo dell’individuo, non sono scesi TUTTI a manifestare? Adesso giustamente ci lamentiamo che il lavoro fa schifo, che le aziende ti sfruttano, che non abbiamo più alcun diritto. Purtroppo io non voglio stare a dormire sotto il cielo stellato con una persona che ha aperto gli occhi solo ora che la crisi ha intaccato la sua vita. Io ho fatto altre scelte nella vita: tipo distruggermi il fegato da quando ho 18 anni, tipo informarmi e studiare quello che non conosco, tipo riflettere prima di parlare di puttanate come “Il potere delle banche” “Il signoraggio” “il debito pubblico esiste solo per sfruttare noi cittadini” (e metto qui un video di un ragazzo in piazza a Milano che parla durante l’assemblea…Incommentabile), tipo ascoltare le parole di un altro individuo con idee differenti dalle mie, tipo scendere in piazza quando quella battaglia è di fondamentale importanza.

Altre persone hanno fatto scelte diverse in Italia: hanno scelto di votare Berlusconi, hanno scelto di votare alla lega, hanno scelto di NON votare ai referendum ma di andare al mare, hanno scelto di non occupare le aule universitarie perchè dovevano andare a lezione e dovevano fare gli esami. Di esempi simili se ne potrebbero fare a iosa. Ok, le persone che stanno adesso in piazza, non sono molto probabilmente inclusi nell’elenco fatto sopra. Ma se lo fossero? Io dovrei fare la rivoluzione con un tizio che ha votato Silvio Berlusconi? Stiamo scherzando? E cosa pensate possa nascere da un movimento che non ha il coraggio di dire ” Sti cazzo di simboli politici portateli, se riuscite a dimostrarci che i vostri simboli sono coerenti con le nostre idee, se riuscite a convincerci che voi non venite qui con le bandiere per uno scopo di immagine, potete mettere quello che volete”. Ma non hanno il coraggio di dirlo, e in Spagna invece, lo hanno fatto.

Ecco qual’è la considerazione negativa.

Quella neutra è molto più facile da spiegare. Nasce dal fatto che non ci riesco a pensar totalmente male di queste persone. Non ci riesco a considerarli solo ed esclusivamente dei qualunquisti privi di valori e di ideali. Il mio lato umano è veramente attratto da queste persone, vorrei parlare con loro e dialogare. Lo sto facendo su internet, non solo su questo blog; in piazza ci andrò domani sera, e valuterò meglio. Sono contento, da un lato, che qualcuno si alza e protesta. Ma ho paura che vada tutto a troie, come ogni cosa in questo paese. Ho paura che non riusciranno a concretizzare nulla, che alle prime difficoltà sarà tutto un fuggi fuggi. Io spero che almeno questa volta, le forze dell’ordine non esagerino: se volessero farli sgombrare, ci metterebbero dieci minuti. Per fortuna, almeno per ora, sembra che non sia questa la strada.

Sarà l’inizio di una nuova rivoluzione? Difficile crederlo: non penso ci sia un solo lavoratore che abbia deciso di mollare tutto e di mettersi in piazza. Le rivoluzioni si fanno prendendo scelte di vita eclatanti, percorrendo strade tortuose, impervie, e prive di ogni comodità. Io sono anni che sto cercando di prepararmi, e non ci riesco. Mi sento un fallito. Ma non ho intenzione di scendere in piazza senza preparazione. Sarebbe un massacro.

Spero tanto di aver scritto una marea di idiozie solo perchè sono invidioso. Spero di aver sbagliato tutto. Spero di non aver azzeccato una sola scelta nella mia vita. E spero che queste persone possano rivoluzionare l’Italia.

Ma non tutte le speranze diventano realtà

R.

Vari Link:

\”Los Indignados\” in piazza Catalunya

Articolo Del Secolo XIX

Interessante discussione nei commenti dell\’articolo dei Wu Ming: ho trovato la maggior parte dei spunti fra le pagine e le parole di queste persone

Blogger in Piazza Maggiore

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Rivoluzione?

Pubblicato: maggio 22, 2011 in Rage

Rivoluzione in Italia! E’ scoppiata la rivoluzione! Anzi no, sta scoppiando! Anzi no, ci stiamo organizzando!

Cittadini italiani, lavoratori, studenti, disoccupati, operai, donne, uomini, giovani, anziani! Venite in piazza! Dopo la Spagna ci siamo noi!

Primavera Europea? Rivoluzione Mondiale? Cosa sta succedendo?

Chiediamo che anche in Italia nasca una concentrazione spontanea nelle piazze principali del nostro Paese, volte a reclamare un cambio politico e sociale in tempi brevi. Tramite i social network e il passaparola possiamo farcela. Diffondete queste notizie e create pagine in ogni città italiana, inviate Sms e scendiamo tutti in piazza, ORA

Internet è in fermento. Facebook è pieno di gruppi che incitano alla rivoluzione, alla rivolta. Giovani scendono sul serio in piazza. E’ veramente l’inizio di qualcosa di grande?

Io frenerei gli entusiasmi. Non voglio fare sempre il pessimista, ma sono alquanto scettico verso quello che sta succedendo. Soprattutto, la cosa che più mi lascia perplesso è la mancanza di ideologie.

Ma porco il demonio ladro,possibile che le persone continuino a ripetere: ” noi non siamo nè di destra, nè di sinistra; ci fanno schifo tutti, facciamo la rivoluzione, vogliamo più democrazia, via i politici, noi la crisi non la paghiamo…”

Troiate a non finire. Qualcuno pensa che il Signor Ernesto Guevara, il Signor Vladimir Il’ič Ul’janov, il subcomandante Marcos, insomma i grandi rivoluzionari che hanno tracciato solchi profondi nella storia mondiale, siano partiti in questo modo triste, qualunquista e privo di idee e ideologie di fondo?

Prendere. andare in piazza, occupare il suolo pubblico. E’ bellissimo. Partirei subito se…. Se mi spiegassero il motivo!

Se qualcuno si degnasse di dire perchè diavolo stanno manifestando. Perchè i giovani non trovano il lavoro? Perchè la politica fa schifo? Perchè le persone sono povere?

Benissimo; qualcuno si è mai preoccupato di come vive un ragazzo in Africa? Qualcuno si preoccupa di come vive una persona anziana in India? Oppure, siccome adesso si vedono gli effetti della crisi economica (normale in un mondo capitalista, spostato totalmente verso l’occidente) iniziamo a pensare a fare la rivoluzione.

Dove cazzo erano tutte queste persone di merda quando si è votato il referendum contro l’articolo 18? Quando si è legalizzato il precariato in Italia? Quando si votava per le politiche, dove cazzo erano queste persone? Al nord la lega vince con i voti degli operai, e adesso scendono in piazza? 

Ottimo! Bene!

Quando ci furono le occupazioni all’università contro la riforma Moratti, eravamo in trenta dentro la facoltà a Bologna! Sti stronzi che adesso stanno nelle piazze, dove stavano prima?

Questa è la triste realtà in Italia. Non conosco gli altri paesi, quindi non me la sento di esprimere commenti sulle altre nazioni. Sono felicissimo che il nord Africa si sia ribellato. Ho pianto di gioia quando ho visto tutte quelle persone felici di poter scegliere il loro destino. Piango di rabbia quando leggo che in Siria continuano a morire innocenti solo perchè sono contrari al potere.

Ma mi fa schifo l’Italia quando sento queste cose.

Perchè ci sono state mille occasioni per cambiare la nostra nazione, e nessuno le ha colte. Perchè i famosissimi giovani che ora protestano, preferivano starsene a casa; adesso che c’è la crisi economica protestano? Dove cazzo erano prima?

Mi viene una rabbia eterna. Odio queste cose, odio il populismo e le azioni senza senso. Non hanno un’ideologia valida e pensano di cambiare cosa? Lunedì non ci sarà più nessuno in piazza. Anche se, dentro di me, gli auguro di restarci tutta l’estate. Ma non sarà cosi, perchè non ci sono i contenuti, non ci sono le idee, e, soprattutto, le rivoluzioni non si fanno senza la passione politica,sociale,umana. Noi italiani non abbiamo questa forza, non ce l’abbiamo come popolo. E, soprattutto, non ce l’hanno quei giovani che stanno nelle piazze.

Gli auguro di rivoluzionare questo paese; gli auguro di prendere il potere e di cambiare la nostra nazione. Ma dubito che lo faranno. Quelle persone hanno disertato appuntamenti importantissimi con la storia. Io non voglio averci più nulla a che fare con una generazione simile.

Auguri ragazzi. Vi auguro di seguire i vostri sogni.

R.

L’Italia è un paese per vecchi

Pubblicato: maggio 17, 2011 in Policy, Thoughts

Ho seguito le amministrative con passione, devo ammetterlo.

Sono appassionato di politica, del sociale, e soprattutto dell’uomo. Sono una persona curiosa, interessata a scoprire ed approfondire la realtà che mi circonda. Non riesco a mandare a quel paese la mia nazione in maniera definitiva. C’è una parte di me, sempre più piccola, che continua a sperare in un futuro migliore. Percepisco il disagio culturale e sociale nel quale stiamo sprofondando inesorabilmente; piango ancora di fronte al menefreghismo e alla mancanza di sensibilità mostrata dai nostri politici, ma dagli italiani in genere: siamo un popolo in cui la coscienza civica si è assopita a causa di anni di politica fallimentare. Dal dopoguerra ad oggi il nostro stato non ha mai cercato di formare sul serio i propri cittadini: sono passati altri messaggi da parte della classe politica. L’Italia, dal 1945 ad oggi, ha una storia politica travagliata, piena di scandali, di aberrazioni sociali, di lotte e di problemi irrisolti. La Democrazia Cristiana è stata la causa del debito pubblico, della corruzione politica, del rapporto con gli USA per fermare ad ogni costo l’avanzata del partito comunista; in pratica, i nostri genitori, insieme all’attuale classe politica, sono cresciuti con l’idea che ” chi frega è migliore di chi non lo fa”; la celebre “furbizia” dell’italiano medio è diventata nell’immaginario comune una virtù; se rubi, se non paghi le tasse, se trovi il modo di aggirare la legge, non sei guardato come un ladro, ma come una persona “svelta”. Da notare il lessico dialettale e superficiale: in effetti è proprio questo l’italiano medio. Superficiale, provinciale, legato a valori personali e non universali. Parliamo della famosa ospitalità italiana, ma se viene un tedesco nel nostro piccolo paese, nessuno si sforza a parlare con lui, ad integrarlo nel gruppo, tanto l’inglese non lo sappiano, e poi è più bello prenderlo in giro. Parliamo del fatto che gli italiani sono “compagnoni” ma non diciamo che questa cosa avviene solo fra persone che fanno parte della stessa estrazione sociale: provate ad andare nel nord se siete “terroni” e vedete se sono ospitali o compagnoni. Andiamo all’estero e non rispettiamo minimamente usi o costumi degli altri popoli. Spettacolare poi, è la presunzione culinaria che abbiamo: il cibo italiano è il migliore al mondo! Non sappiamo nemmeno cosa mangiano in Spagna, in Austria o in Germania, paesi geograficamente vicini a noi, figuriamoci dall’altra parte del mondo! Però la nostra cucina è la migliore! Perchè ci sono tantissimi ristoranti italiani all’estero! Ma non ci soffermiamo a pensare che la presenza di quelle attività all’estero possa essere legata ad un fenomeno di emigrazione non indifferente. La dieta Mediterranea, la bellezza Mediterranea! L’olio lo facciamo solo noi! La Pasta l’abbiamo inventata noi e nessuno all’estero sa cosa sia!

L’ignoranza storica del nostro popolo è fuori discussione: il discorso è complesso e ho semplificato in maniera stupida e superficiale. Ma era voluto. Questo per far notare quanto sia facile mostrare che la maggior parte dei luoghi comuni non ha nessun fondamento di verità; e soprattutto per stimolare la riflessione anche su quello che ci sembra privo di valore.

Voglio dire che purtroppo i problemi della nostra società derivano da una mancanza di cultura civica, di educazione civica. Fin dalle elementari dovrebbero insegnare ai bambini ad essere cittadini; ed è l’unica salvezza al qualunquismo politico, alla demagogia berlusconiana, alla politica priva di contenuti e di programmi, ai politici privi di onestà intellettuale. Se avessimo cultura civica, non voteremmo mai ad una persona come Berlusconi; chiedetevi per quale motivo Murdoc, Bill Gates, o altri imprenditori con enorme potere materiale, non si siano mai presentati in prima persona. Ci sarà pure un motivo se questo è un fenomeno solo italiano. Chiedetevi perchè ci sono politici che siedono come deputati da più di trentanni. Chiedetevi perchè non ci sono giovani nella politica. In realtà non c’è un giovane in nessun ruolo di vertice in Italia. Ah vero, in realtà non ci sono più giovani in Italia (Link)!

Purtroppo la classe politica al vertice non ha mai lanciato nessun grido d’allarme circa la mancanza di civiltà dei propri cittadini; un pò perchè la destra è tendenzialmente conservatrice e, data la sua natura, non ha la minima intenzione di permettere ai ceti medio/bassi di sollevarsi dalla loro posizione; un pò perchè non abbiamo mai avuto negli ultimi trent’anni politici di particolare statura morale e politica.

L’Italia si è fermata anni fa, non ci sono prospettive future e la maggior parte delle persone che ha la possibilità di farlo, sceglie di emigrare all’estero. Ci sono più di quattrocentomila giovani all’estero che lavorano in settori ad alta specializzazione; il lavoro manuale si regge solo grazie agli immigrati; la natalità aumenta sempre grazie a questi ultimi; il PIL non cresce, e non nascono nuove industrie; non abbiamo un industria avanzata nel settore tecnologico; la maggior parte delle infrastrutture è vecchia, dovrebbe essere restaurata, o addirittura dovrebbe essere costruita da zero; la Salerno-Reggio Calabria è ferma da vent’anni (per la cronaca, in Giappone hanno ricostruito 600 chilometri in una settimana); non investiamo nella ricerca, non investiamo nel sociale; abbiamo una credibilità internazionale pari a zero ( si parla di escludere l’Italia dal G8); le nostre università non hanno la possibilità di pagare i ricercatori e quelli che sono pagati, hanno uno stipendio mediamente di due terzi inferiore a quello di un loro collega statunitense.

E i giornali, giustamente, parlano del fatto che a Milano ha vinto Giuliano Pisapia. Ho esultato anche io, lo ammetto. Ma a cosa serve tutto questo? A cosa serve quando abbiamo dei problemi cosi radicati nella nostra cultura? A cosa serve quando tutto quello di cui parlo è ampiamente conosciuto da tutti, ma la stragrande maggior parte delle persone preferisce pensare dentro di se “Si è vero, ma fino a quando io sto bene…chissene….”?

L’indifferenza è la peggior malattia di una società. Ne vedo tanta intorno a me. Nonostante tutto questo, la mia speranza è sempre viva, e non ho la minima intenzione di mollare.

Ma ho come l’intenzione che mi toccherà emigrare. Anche a me.

R.

Follia umana

Pubblicato: maggio 13, 2011 in Thoughts, Uncategorized

Tempo di bilanci personali.

Calma, stiamo calmi.

Ricominciamo.

Allora….ehm…ehm…

E’ arrivato il momento di guardarsi dentro…

Cazzo. Non ci siamo.

….

….

Mi siedo a pensare. Guardo fuori dalla mia finestra. Vedo il blu del cielo, il verde delle colline, gli alberi in fiore…

Bene, questa è scandalosa….bene, inizierò onestamente.

Avete presente il momento in cui dovete appendere un poster alla parete? Il momento in cui dovete scegliere la posizione giusta, l’altezza, il chiodo, e infine, dovete cercare di posizionarlo in modo tale che non penda da un lato? Bene, non è semplice. Ok, non come scoprire il covo di Bin Laden, visto che ci hanno messo una decina d’anni, non come trovare le armi di distruzione di massa in Iraq, visto che non ci sono mai state, ma in ogni caso bisogna usare la testa; altrimenti viene storto. Ok, viene storto in tutti i casi, è vero. Ma facciamo finta che alla fine voi riuscirete a posizionarlo in maniera perfetta. Ma è proprio cosi? Su su, non siate falsi con voi stessi! E’ storto! Si vede a occhio nudo! Oppure no? Forse è dritto sul serio…

Ecco, questo è esattamente il genere di riflessioni che io reputo “non costruttive”. Non conducono a nulla e, se anche lo facessero, sarebbe una conclusione momentanea. Comunque ci resterebbe il dubbio.

Ora, il problema è il seguente: trovarsi in una condizione simile quanto può essere dannoso per la nostra salute mentale? In particolar modo mi preoccupo della mia, se non vi spiace. Per fortuna nella vita delle persone ci sono i dubbi! Vi immaginate se tutti i poster della vostra vita fossero allineati, in fila uniforme, iper precisi! Che strazio.

Bene, dato che l’ultimo mio desiderio è quello della stabilità, dovrei essere contento di vivere una vita movimentata. In linea di massima non mi sono mai prefissato una linea di comportamento ben precisa. Vivo seguendo i miei sogni e le mie emozioni, e non mi sono mai preoccupato della stabilità o della società che mi circonda.

C’è qualcosa che stona però. Quando per seguire i propri sogni, entrano in gioco altre componenti. Non è facile come pensassi; o almeno, non lo è in questo momento.

Sto lottando quotidianamente per restare immune alle infiltrazioni esterne alla mia anima. Nulla riesce a impedirmi di sognare o di seguire i miei ideali. Ma sto notando che non avviene a costo zero. Piano piano mi rendo conto che potrei venire sconfitto; potrei adagiarmi sull’inedia e scegliere strade più semplici. Il pericolo esiste. La tentazione di strade semplici da percorrere? Dove la mettiamo?

Mi rifiuto di rassegnarmi, questo è chiaro. Ma in questo periodo tutto sta diventando complicato.

Sogno di continuo mille strade entusiasmanti per il mio futuro. Sogno anni in cui potrò sentirmi felice e spensierato, in cui potrò agire per i miei ideali, in cui la società che mi circonda sarà quella che ho sempre sognato. Una società di persone rispettose, che non pensano a giudicare, che…

Ok, non scendiamo nell’utopia di basso livello.

Ma io devo trovare una situazione sociale che valga la pena di essere vissuta! Non posso stare in un paese come l’Italia che….evito l’elenco delle aberrazioni umane del nostro paese. Fra l’altro non approvo il novanta per cento delle scelte della società occidentale.

Dove emigro? Diciamo che non conosco buona parte del mondo non occidentale, quindi mi piacerebbe impegnarmi in progetti di vita che mi portino ben lontano dai confini nazionali.

Fino a quando non si concretizza questa situazione, la mia testa non smetterà di dolermi, il mio cuore non smetterà di avere le palpitazioni, e la mia anima non smetterà di sanguinare.

Eterna insoddisfazione umana? Speriamo di no. Il viaggio, continua.

R.

Politica all’italiana

Pubblicato: maggio 12, 2011 in Policy, Uncategorized

Ieri sera mi trovavo a guardare Ballarò in televisione.

Evito di commentare il triste spettacolo della televisione italiana, dei suoi metodi informativi, e della pochezza del dibattito politico. Non capisco come sia possibile presentarsi in televisione e dire ciò che si vuole, senza alcuna base teorica. Ho visto alcuni dibattiti sulla BBC e sulla CNN qualche anno fa. E’ vero che non è tutto oro quello che viene fatto aldilà dei confini nazionali, ma per quanto riguarda le trasmissioni politiche siamo anni luce indietro.

In Italia si assiste a scene del tipo:

Presentatore: “Ci spiega qual’è la ricetta del governo, di cui lei fa parte, per risolvere la crisi economica?”

Risposta del Ministro: “Innanzitutto vorrei fare una premessa…poi bisogna dire che l’opposizione…poi non ci scordiamo che la congiuntura internazionale…”

In pratica non rispondono. Mi ricordo un’intervista a Blair durante il suo mandato sull’Iraq; la domanda era qualcosa del tipo: ” Signor Blair perchè lei ha mandato a morire soldati inglesi in Iraq visto che non è stato trovato un solo motivo che avvalesse questa guerra?”. Un qualcosa di impensabile da noi. Ho visto una sola seduta in cui Berlusconi doveva rispondere alle domande dei giornalisti di varie testare, e mi ricordo che, quando prese la parola il giornalista de La Repubblica, il nostro premier si rifiutò di rispondere (se non erro fece anche qualche battuta).

Che il livello del dibattito politico televisivo italiano sia bassissimo, è cosa risaputa, voi direte. Ma ogni volta mi stupisco, come ieri sera a Ballarò.

Scandaloso il ministro del lavoro Sacconi che non ha praticamente risposto a nulla di quello che gli è stato chiesto. Scandaloso Mauro Germano, responsabile “news mediaset”, che si è limitato a insultare Bersani ed a difendere il suo datore di lavoro senza argomenti validi.

Paradossalmente la figura migliore l’ha fatta Della Valle, il che è tutto dire.

Il mio fegato non ha potuto reggere più di un’ora di trasmissione, dopo ho dovuto cambiare canale.

Come si fa a presentarsi in televisione, di fronte a milioni di persone, e dire quelle cose? Ma nessuno di loro ha letto Montanelli? O Gramsci? O Calamandrei? Nessuno conosce il significato della parola dignità, rispetto?

Quello che mi fa star veramente male, quello che mi trafigge il cuore, è il modo in cui NON usano il loro potere sulle persone che non contano nulla nel mondo. I capi di stato, i membri dei governi, i parlamentari, non solo del nostro paese, hanno un potere enorme ed importante: hanno la possibilità di parlare a milioni di individui. Prima del fatto che hanno la possibilità di migliorare/peggiorare la nostra vita a seconda delle leggi che approvano, viene la comunicazione. Invece di parlare con dignità, con rispetto, dicendo cose serie e vere, cosa fanno? Preferiscono mentire a loro stessi ed a noi. Preferiscono presentarsi in televisione e sparare una serie di sentenze false o traviate dalla loro ideologia. Certo, capisco e so che differenti ideologie politiche portano a dare diverse risposte sullo stesso argomento. E fin qui siamo d’accorso. Posso anche accettarlo. Ma da qui a mentire su un dato tecnico, mi fa decisamente ridere.

Un esempio pratico. In trasmissione c’era un commercialista (non so se fosse un economista, ma era un tecnico in ogni caso) che ha detto che in Italia la pressione fiscale è più o meno uguale da vent’anni a questa parte. Tralasciando i motivi, ciò denota che i governi non hanno mai intervenuto veramente su di essa. Cosa risponde il ministro del lavoro? “Lo dica però che è scesa dello 0,6 % dal 2010 al 2011!”. Ma che senso ha? La pressione fiscale è intorno al 42% (terzo paese al mondo) da vent’anni, il premier in ogni campagna elettorale afferma che taglieranno le tasse e che la sinistra invece vuole alzarle (cosa quindi palesemente falsa) ed il suo ministro cosa fa? Un intervento privo di significato, privo di raziocinio.

Ecco perchè dal mio punto di vista la televisione è il peggiore strumento di informazione politica. Perchè coloro che sono invitati non si comportano onestamente, e non pagano mai le conseguenze delle loro parole. Dato l’attuale sistema elettorale in cui i partiti scelgono i candidati, non possiamo nemmeno toglierci la soddisfazione civica di nominare o meno i futuri parlamentari.

Questo è il punto debole della politica italiana. La falsità e la mancanza di dignità politica. Qualcuno molto probabilmente si salva, forse anche a destra; ma purtroppo è inutile se la linea di partito resta comunque quella, e se i membri del governo e del parlamento continuano a legiferare senza tener minimamente conto dei bisogni dei propri cittadini.

C’è il problema della disoccupazione. Qualcuno ha fatto qualcosa? No. Stessa cosa per lavoro, sanità, scuola, immigrazione, rapporto con la Chiesa, e via dicendo. L’elenco potrebbe continuare per molti dei problemi che affliggono il nostro Stato, e per ognuno di essi, negli ultimi vent’anni, non si è data una risposta seria. Si preferisce lasciar correre; ma d’altronde il popolo italiano è sempre stato cosi. La storia politica del novecento italiano è imbarazzante per molti versi. E giustamente, i politi attuali devono tenere basso il nome del nostro stato.

Non rimarranno molte persone intelligenti in questo paese e questa è l’idea che più mi riempie di sconforto.

R.

Era una volta…

Pubblicato: maggio 10, 2011 in Mystic

Trascorso un mese circa dal mio ultimo post, torno a buttare giù due righe nel mio spazio preferito. L’intervento al mio occhio destro non mi ha permesso di stare davanti al pc per troppo tempo ultimamente, facevo fatica a fissare per troppo tempo il monitor.

In ogni caso, adesso va un pò meglio e sentivo il bisogno di tornare alla mia cara tastiera.

Sono successe tante cose, la maggior parte delle quali decisamente destabilizzanti per la mia salute mentale. Ma andiamo con ordine, o almeno ci provo.

Ho riflettuto molto un questi giorni di clausura fisica e morale. Ho riflettuto molto e letto poco. L’intervento all’occhio mi ha sconvolto l’esistenza per due settimane buone: mi sono ritrovato a pensare a chi nella vita è handicappato. A chi non ha un braccio, a chi non ha le gambe, a chi perde la vista, l’udito.Allora ho fatto un esperimento stupido e superficiale. Ho chiuso gli occhi e mi ero promesso che per un’ora non li avrei mai aperti: dopo cinque minuti li ho riaperti. Ho avuto paura e un senso di smarrimento.

Mio nonno è stato male in questo periodo, l’età avanza e inizia ad indebolirsi, sia di fisico che di testa. Inizia ad emozionarsi quando ripensa alla sua vita; gli occhi gli si riempiono di lacrime quando ripensa agli eventi del suo passato. Non riesce a finire alcune frasi senza l’aiuto della nonna. Comunque, è stato una settimana in ospedale; ora sembra stare meglio, nonostante una bronchite appena guarita. Ma parla sempre di meno, tossisce di più, e inizia a scoraggiarsi. Io vivo insieme a lui; mi trovo in difficoltà. Abbiamo sempre parlato molto a casa, soprattutto del suo passato. Ho imparato forse più cose da mio nonno che nelle aule universitarie. Nei suoi occhi ho visto la fame che ha patito cinquant’anni fa durante la guerra, ho visto la sua umiltà e la sua modestia; ha rinunciato ad essere un carabiniere di servizio per tornare alla sua terra, dicendo di no ad uno stipendio sicuro e ad una pensione a cinquant’anni. Ha preferito spaccarsi la schiena sulla terra, perchè “quello mi piaceva fare e quello ho fatto. La pistola non la volevo portare, e la guerra non dovrebbe esistere”! Quante volte mi ha ripetuto questa frase. Quante volte gli sono lacrimati gli occhi quando racconta della terra: “bisogna saperlo fare il contadino! Non si impara da un giorno all’altro ad essere contadini!” E io gli rispondo sempre: “Nonno, oggi le cose sono più facili: c’è internet, ci sono i libri, ci sono quelli che ti spiegano come devi fare le cose!”. Mi guarda, mi fissa e mi dice ogni volta: “Ecco perchè oggi si vive meglio di una volta! Ah, se incontro qualcuno che dice che si stava meglio una volta….Tu non gli devi credere mai!!Non è vero che si stava meglio una volta!” E si infervora, si agita e mia nonna cerca di calmarlo. E io non insisto più. Iniziano a lacrimargli gli occhi quando ripensa a Mussolini, quando non c’erano le libertà, quando loro erano solo dei contadini ignoranti. Ci ripete sempre che oggi siamo fortunati e forse ha ragione sul serio. Una volta mentre parlavo con mio padre, dissi che in questo paese non c’erano più libertà di stampa ne di espressione con l’attuale presidente del consiglio; mio nonno interviene raramente quando mi lancio in sproloqui politici domestici, ma quella volta si è alzato e mi ha detto: “perchè oggi non ci sono le libertà? Oggi puoi andare in giro a dire quello che vuoi su Berlusconi, una volta non lo potevi fare!”. Bene, come zittire un giovane in tre secondi. Dicono che quando sei giovane preferisci agire senza riflettere; e posso dire che sto cercando di imparare a farlo, e non è per niente facile. Sembra facile, ma provate a riflettere (perdonatemi le mille ripetizioni): quante volte vi siete trovati di fronte persone che pronunciavano frasi senza alcun senso? Quante volte avete pensato “ma perchè questo dice/scrive ste stronzate?”.  La seconda lezione di vita ricevuta dal nonno è stato il rispetto: il rispetto verso le persone ignoranti, verso chi ha problemi di natura fisica e mentale, verso chi impiega un minuto a salire dieci scale, verso chi ha scelto nella vita di seguire i propri sogni, verso chi nella vita ha scelto di avere una pensione di cinquecento euro al mese, piuttosto che una di mille presa dieci anni prima, verso chi ha scelto di spaccarsi la schiena con la zappa in mano, verso chi ha vissuto senza la pretesa di essere nulla di più e nulla di meno di un contadino. Non ho mai guardato nessuno dall’alto verso il basso, ma purtroppo ho sbagliato un sacco di volte: ho dato dell’imbecille, del superficiale, dell’ignorante a non si sa quante persone dentro di me. In quei momenti non ho mai riflettuto come avrebbe voluto mio nonno. Ci sono persone che non hanno avuto la possibilità dell’accesso alla conoscenza. E’ un fatto storico, e non è colpa di nessuno. Mio nonno si è dovuto fermare alla quarta elementare, anche se dice sempre che avrebbe voluto fare l’esame della quinta. Ma solo i figli dei dottori e degli avvocati proseguivano, a dieci anni dovevi andare in campagna. Quando vedo l’uomo che è mio nonno mi sento piccolo ultimamente; mi sento stupido, superficiale, presuntuoso, indegno, e inutile. Vedo in lui un grande esempio di vita, e non posso nemmeno dirglielo! Se lo facessi si emozionerebbe troppo e mi direbbe che non è vero, che lui non ha fatto niente nella vita e che noi giovani possiamo e dobbiamo cambiare questo paese, perchè noi abbiamo studiato, perchè noi sappiamo come funzionano le cose! Non lo sa che sono un povero idealista con le idee cosi confuse da non sapere nemmeno in che binario incanalare la mia di esistenza. Non gli posso spiegare quanti problemi mentali, quante lacrime affiorano ai miei occhi ogni giorno a causa della mia inconcludenza. Non gli posso dire che vorrei rinnegare questo paese che non sento più mio; non posso raccontargli che sto facendo di tutto per partire all’estero per fare il volontario. Ci resterebbe male: ha sempre pensato che io volessi cambiare le cose, ed è sempre stato orgoglioso di me. Io non ce la faccio a pensare che posso deludere un uomo come lui. Mio padre capirebbe, forse, le mie future scelte di vita. Mio nonno no. Lui è bello, è puro, è semplice ed ha vissuto una vita bellissima nonostante non abbia fatto nulla di rilevante. Ma in quell’Italia, cosa volevi fare? Per andare ad Atri, il paese più vicino, ci mettevano mezza giornata perchè non c’era la strada e avevano solo una cavalla, che molte volte serviva per la terra. Bisognava andare a piedi se serviva qualcosa di importante. Bisognava andare a piedi a scuola, e la più vicina stava a tre chilometri: che poi era la casa di una signora che insegnava a questi bambini di sei, sette anni. Tre chilometri si facevano! Da soli, in mezzo alle campagne! Chissà che bel gioco doveva essere per loro!

La sua vita è stata, è tuttora, stupenda. Ma come posso dirglielo? Non capirebbe e non approverebbe tutto quello che ho scritto qui. E mi direbbe “stammi a sentire, ora ti spiego io com’erano le cose una volta!” E via con i racconti: con la descrizione della casa dove vivevano, con i buchi nel tetto, con gli il freddo per tutto l’inverno, in trenta li dentro. Con i lavori da fare, con la guerra. Ho sentito tante volte il romanzo della sua vita, ma mai ho smesso di appassionarmi. E ci penso un sacco di volte. E penso alla mia vita, a quanto poco reggo il confronto di fronte ad una persona cosi importante.

Questi giorni sono trascorsi lentamente nella mia vita. Sono uscito pochissimo a causa dell’intervento, a causa di un mal di testa che non smette di tormentarmi, non capisco per quale oscuro motivo. E mi sono accorto che mi mancherà un sacco mio nonno quando non ci sarà più. Non voglio fare il pessimista, questo non è un pensiero negativo. E’ semplicemente un’affermazione con le lacrime agli occhi. Mi mancherai nonno, ma ti prometto che ogni giorno della mia vita cercherò di portare alto il tuo nome senza mai dimenticare quello che ho imparato da te.

Vi auguro di parlare con i vostri nonni, vi auguro soprattutto di saperli ascoltare.

R.