Archivio per ottobre, 2011

Bucuresti

Pubblicato: ottobre 31, 2011 in EVS in Romania, Mystic

Bucarest. Old Town. Viali enormi. Pochi turisti. Tanti lavori in corso, di cui pochi portati a termine(o almeno questa è l’impressione, dato il modo di lavorare che hanno). Tanti Rom. Tanti poveri per le strade. Gli uomini della sicurezza privata dappertutto, e per dappertutto si intende: dentro le metro, fuori dai pub, dentro i pub, fuori le chiese. Tanta polizia in giro per la città. Polvere,sporcizia, e odore di incenso vicino le chiese. Segni della croce, continuamente. Ti senti quasi eretico ad entrare in quei templi che loro considerano sacri, mentre osservi quelle semplici persone baciare in maniera ossessiva quelle icone tempestate d’oro e d’argento. Nulla di meno sacro per te. Ma nei loro occhi, nei loro corpi, non puoi fare a meno di notare la forza della religione. Ti inquieta, quasi ti ottenebra la mente.

Vedi tanti rumeni, pochi stranieri. Come al solito, tanti italiani in giro, anche quelli che vengono nel tuo albergo per affittare una stanza per tre ore, giusto per “rilassarsi un pò”. Gipsy,Rom,Nomadi. Sono loro i proprietari di questa città; sono loro l’argomento principale di molti rumeni che vivono qui; sono loro ad aver occupato tutti i palazzi popolari del centro storico; sono loro che vendono i calzini, gli accendini, candele, candelabri e tutta una serie infinite di cianfrusaglie inutili agli angoli delle strade; sono loro che gridano continuamente sugli autobus, nelle metro; sono i loro figli che giocano a calcio in mezzo alle strade infestate da quei mostri che noi chiamiamo “automobili”, rischiando di finirci sotto: ma nei loro occhi c’è ben altro che la paura della morte. Nei loro occhi c’è la voglia di giocare, di divertirsi, di essere bambini normali; che naturalmente non saranno mai. Un bambino con un’infanzia normale, giusta, formativa per la sua persona, non resta alle undici di notte a giocare a pallone davanti al centro commerciale; non chiede l’elemosina nella metro con il cucciolo più piccolo che abbia mai visto, mangiando un “covrig” appena raccolto per terra; non gioca a lanciarsi le pietre con il suo amico in mezzo alle persone non curandosi di ciò che gli accade intorno; non aspetta l’ora di chiusura del centro commerciale perchè sa che il ristorante di specialità rumene gli preparerà un bel panino gratis. Non è questa la vita che dovrebbero avere questi piccoli; fa male all’anima concepire una simile eventualità sociale.

Non so quanto avrebbero da lavorare gli assistenti sociali in Romania; so solo che questo paese è entrato nell’Unione Europea, ha accesso ai Fondi Strutturali destinati allo sviluppo delle aree arretrate, ha accesso ad un’infinità di finanziamenti che i maggiori stati europei stanno perdendo; non mi sognerei mai di dire che è sbagliato o giusto o inutile o utile dare i soldi a questo paese; dico solo che scene simili fanno veramente male al cuore. Fanno venir voglia di prendere tutto e tornarsene a casa, altro che EVS!

Poi, tutto sommato, ci si ferma a riflettere.

Si cerca di comprendere, e si cerca di guardare la realtà con occhi diversi. Con gli occhi del tassista di sessant’anni che ti porta alla stazione degli autobus e comincia a raccontarti tutta la storia politica/economico/sociale della Romania degli ultimi anni: ti spiega che quello che ci sta adesso è come Ceaucescu, che i politi non pensano al benessere della popolazione, che gli unici soldi che arrivano sono quelli dell’Unione Europea, ma che ben presto finiranno anche quelli; ascolti quelle stesse lamentele che ti porti dietro dal tuo paese: echeggiano continuamente parole di corruzione, di classe politica inadeguata, di problemi sociali che nessuno tenta di risolvere, di povertà, di ricchezze nelle mani di pochi costruttori-palazzinari-ladri; non sono miei pensieri, mi limito semplicemente a tradurre i pensieri di un povero tassista stanco e stremato da una vita di lavoro; che mi considera appartenente ad un mondo totalmente diverso al suo non appena ho pronunciato la frase “Eu sunt din Italia”; ciò significa che io appartengo a quella parte del mondo fortunata.

Poco a poco riesci a renderti conto sempre di più della realtà dove vivi; Bucarest, la capitale di questo paese, sembra incarnare tutte le contraddizioni, tutte le difficoltà, le lotte, gli scontri sociali che rivedi in maniera più piccola nel paesino rumeno.

L’aggettivo “bello” è uno degli ultimi che useresti per definire questo luogo. Ma è troppo facile cadere nel classico errore del giudizio superficiale. Preferisco scegliere un altro ricordo, quello che realmente mi resterà impresso per molto tempo dopo questa breve visita alla capitale della Romania: quel piccolo uomo, con il pallone sgonfio in mano, che mangia avidamente il panino donatogli dalle due donne del ristorante. Fiero, come un guerriero, non ha pronunciato una sola parola di ringraziamento. Finito il panino, ha preso il pallone sottobraccio, ed è andato via, fuori dal centro commerciale, nella fredda notte di Bucarest.

 

R.

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Bell’Italia

Pubblicato: ottobre 24, 2011 in EVS in Romania, Policy, Rage, Uncategorized

Ed io che pensavo fosse semplice…vai, parti dall’Italia per periodo della tua vita, e finalmente ti lasci dietro gran parte delle cose che ti disintegravano giornalmente il fegato. Ma a chi vuoi darla a bere. Sarà la lontananza, sarà che sono partito solo da un mese e mezzo, ma non riesco proprio a non pensare al mio paese.

Ogni volta che parlo con ragazzi stranieri, ogni volta che qualcuno mi chiede informazioni sul nostro paese, non posso che sorridere con quella faccia da idiota che mi ritrovo e stare zitto. Stare zitto. Questo è il problema! Non so quante cose potrei dire del mio paese: conosco bene molti dei suoi aspetti, mi sono interessato, e lo sono tuttora, alla politica, alla società, alla gente. Ma rispondere alle domande che ti fanno, non è per nulla facile! Ogni volta la stessa storia: “Ma come fate ad avere Berlusconi?” “Come è possibile che a Napoli…” “Perchè in Italia…” e bla bla bla bla. Finiscono sempre con il dire: “In ogni caso, l’Italia è un paese da visitare, e non vedo l’ora di venirci!”. Paradossale. Giustamente, non essendo il loro paese, gli resta sempre nella mente la splendida idea positiva dello stivale come “luogo turistico per eccellenza”; e mi uccidono ogni secondo che passa. Mi travolgono l’anima con la loro semplicità di dialogo e di commento. Io che vorrei spiegargli e parlare di mille cose, dirgli che non siamo tutti mafiosi (dato che la maggior parte degli stranieri pensa che in Sicilia le persone vanno ancora in giro con la lupara) e che la Resistenza, quella con la R maiuscola, è questione giornaliera in Italia. E loro non sanno nemmeno di cosa sto parlando!

Resistenza! Lotta Continua! Far valere i propri diritti!

Non so se è qualcosa di innato in me, non so se il fatto di considerare la società che mi circonda come una “totale ed enorme pila di merda” mi condanna a pensare che senza una lotta continua, quotidiana,fatta  in ogni momento della nostra vita, non possiamo che soccombere di fronte alla bruttura che ci circonda. Non mi interessa. Nulla mi farà cambiare idea, per quanto mi riguarda. E questo emerge ogni volta che mi tocca parlare con persone di altri paesi. Il guaio è che sento una differenza d’animo in loro; è naturale, stiamo parlando di un paese di cui non conoscono nulla e di cui, fondamentalmente non sono poi tanto interessati; il punto è che avverto questa differenza anche quando devono parlarli del loro paese: io sono abbastanza interessato a quello che accade intorno al mondo, e diciamo che sono anche mediamente “ben informato” rispetto alla stragrande maggioranza degli stranieri con cui parlo; sembra come se non sanno, o non gli interessa, o non vogliono preoccuparsi del loro paese, dato che, in fin dei conti, loro pensano che funzioni abbastanza bene! ( e questo vale per Germania, Portogallo, Austria, Inghilterra, Lituania, Francia). Sentono che in Europa e nel mondo intero viviamo un periodo particolare, di crisi e di lotte; ma tutto sommato hanno un alto tenore di vita, e non li sento arrabbiati e adirati contro il mondo come lo sono io!

E’ strano. Sono in un contesto di volontariato che mi porta ad avere a che fare con molti giovani da tutta l’Europa: dato che non fai altro che conoscere nuove persone, gli argomenti di dibattito sono sempre gli stessi, e non fai altro che parlare sempre delle stesse cose, a ruota.

Sto diventando esperto nel disintegrare la politica della destra italiana  in trenta secondi netti! Quasi un record ragazzi! Parlavo con un ragazzo del Belgio (un fottuto pazzo metallaro che non ha fatto altro che parlare per trenta minuti di seguito del fatto che l’Europa è una merda perchè l’erba non è legale, ed il fatto che l’erba non è legale, è solamente una profonda cazzata dei governi che non vogliono lasciare liberi i giovani! Povero me!) che mi chiedeva di Silvio: alla fine, quando gli ho spiegato bene, mi ha detto:” Cazzo, sei il primo italiano che mi ha fatto finalmente capire qualcosa! Ora capisco perchè quell’individuo è pericoloso,  e perchè in Italia le persone gli hanno votato! Non siete poi tutti degli idioti”; la mia risposta è stata:” Bè, in Belgio voi non avete un governo da un paio d’anni oramai, almeno noi scendiamo in piazza, lottiamo giornalmente, e muoriamo per i nostri diritti!”. Cazzo, mi sa che ho esagerato: ci è rimasto malissimo del fatto che conoscevo qualcosa del suo paese, e alla fine ha biascicato qualche risposta di circostanza. Questo solo per dimostrare che, in fin dei conti, l’Italia farà anche schifo, ma preferisco mille volte la mia attitudine alla lotta, che vivere in un paese come la Svezia, dove non sanno di cosa diavolo lamentarsi.

Non voglio partire con la solita tiritera che negli altri paesi si vive meglio che in Italia, che loro guadagnano di più, e le solite troiate varie. Tanto è vero, tutti lo sanno, e non ha senso parlarne. Il punto è che non mi piace la mentalità che hanno alcuni (non tutti naturalmente) ragazzi che ho incontrato: non sono incazzati come le iene! E questo mi delude tantissimo. Pensare che anche in Europa sono circondato da persone che pensano continuamente a:

-Lavoro

-Carriera

-Soldi

-Lavoro+Carriera+Soldi+Famiglia

mi distrugge.

Ok, è vero che incontri anche persone interessanti; gente che fa volontariato da anni, gente che si batte per i propri ideali, gente che non si preoccupa di questa società, gente che è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio personale in questo posto dimenticato da dio. Ma sono pochi, e la cosa non mi rassicura affatto!

Continuo a scoprire, a girare, a parlare con tutti coloro che mi sono intorno. E’ la cosa più interessante che io possa fare in questo momento: mi sento pieno di informazioni, e più passa il tempo, più avverto che il mio inglese migliora (di fondamentale importanza se si vuole avere una padronanza del linguaggio tale da farti sentire a proprio agio con gli altri); mi sento vivo come non mai in questo paese lontano. Ora, l’unica cosa, è iniziare sul serio il nostro progetto!

Incrocio le dita e libero la mente.

R.

New Life!

Pubblicato: ottobre 16, 2011 in EVS in Romania

Nuovo capitolo nella mia vita.

Dall’inizio di settembre c’è una nuova esperienza che mi sta segnando nell’animo. Sono partito per la Romania per nove mesi.

Servizio di Volontariato Europeo.

Ebbene si. Alla fine ci sono riuscito e sono stato scelto, insieme ad un gruppo di dieci volontari (Spagna, Portogallo, Austria, Francia, Danimarca, Lituania, sono i nostri paesi di provenienza…ah, dimenticavo L’Italia!) per seguire questo progetto FOR.W.A.R.D. nel sud della Romania. Siamo in un paesino di campagna, sperduti nel nulla. Ad occuparci di sviluppo dei giovani, cercando di migliorare il loro futuro e le loro giornate monotone.

In pratica dobbiamo organizzare attività, corsi e tutto ciò che riteniamo opportuno per il futuro di questi ragazzi. Target age: 5-18. Ed abbiamo la facoltà di scegliere e di decidere ogni minimo aspetto del nostro lavoro. Questo è ciò che mi fa amare realmente questo progetto: siamo liberi di organizzare tutto quello che vogliamo. E’ stupendo!

In questo mese e mezzo trascorso in Romania, posso già dire che la mia vita ha subito uno shock culturale: le prime tre settimane passate con gli altri volontari sono state “traumatiche”. La mia scarsa conoscenza della lingua inglese, la mia paura nel parlare di fronte a dieci persone in una lingua di cui non ho la minima padronanza, ha preso il sopravvento: ho preferito parlare singolarmente con i vari volontari, e poco a poco ho superato l’impatto iniziale. Ora posso dire che ho maggior self-control con la lingua; ma voglio migliorare e conoscere nuovi termini: un film in inglese ogni sera, prima di andare a dormire,mi aiuterà!

Dopo la prima parte del training siamo stati letteralmente scaraventati dentro la comunità in cui faremo servizio: io sono con un francese, Cici, che sto imparando a conoscere (la mia capacità di sopportazione, la mia tolleranza verso altre culture hanno fatto un volo in avanti di non so quanti metri!), a Novaci, paese in cui non c’è assolutamente nulla! Ma ci sono aspetti positivi anche in questo: tutti sanno chi sei, tutti sono gentili ed ospitali, si fanno quattro risate quando ci sentono parlare in rumeno, si interessano un minimo in quello che facciamo; non mi trovo male con le persone del posto! Anche perchè appena capiscono che sono italiano, tutti iniziano a dirti che vogliono partire per andare in Italia a lavorare, oppure subito cominciano a parlare in italiano dato che ci sono stati a lavorare!

Purtroppo questo paese è veramente povero, e non pronto ad entrare veramente in Europa dal mio punto di vista. Ma su questo argomento ci tornerò più avanti.

Diciamo che in questa prima parte è difficile cominciare a fare qualcosa: abbiamo fatto un pò di animazione con i bimbi dell’asilo e siamo andati nel club della zona a cercare di capire se possiamo collaborare con loro; naturalmente il responsabile, Teodor, è entusiasta: ha iniziato a parlare mezzo in inglese, mezzo in rumeno per farmi capire che loro non sono razzisti, che loro non sono contro i Rom…e che il reale problema sono i nostri vari Berlusconi,Sarkozy, ecc. Probabilmente ha ragione, in parte; in parte, come molti rumeni, cerca di nascondere agli occhi degli stranieri i difetti di questo paese; e sono tanti, fra l’altro. Ma anche questo sarà un’altra storia.

Per ora mi godo questo frenetico inizio, fatto di mille emozioni e mille differenti pensieri che mi ronzano in testa. E’ difficile trovare un filo conduttore in questo momento. E spero di essere più chiaro la prossima volta.

Alcune foto:

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