Archivio per la categoria ‘EVS in Romania’

Istanbul

Pubblicato: maggio 15, 2012 in EVS in Romania

Profuma di sale. Di mare. Di turisti. Di donne nascoste. Di uomini strafottenti.

Pullula di gente. Di pescatori. Di moschee altissime. Di Minareti. Di Muezzin.

Islamismo, spezie, sguardi riservati, mercati, narghilè, fumo in cenere, mela, ciliegia e limone, odori e sapori infiniti, turisti ad ogni ora, piazze enormi, edifici sterminati, parchi, verde, piante rosa, architettura romana, architettura cristiana, architettura araba, sultani e sultanati, torri pendenti e torri infuocate, tramonti forti, tramonti speziati, tramonti senza tempo, salite, discese, scale e gatti, quartieri senza fine, Cihangir, Taksim, Sultanamhed, la parte araba, l’isola della principessa, Fatih, Besiktas, due stadi, cani randagi pronti ad azzannarti, bagni turchi, bagni puzzolenti, povertà e incoerenza, lancette che corrono, kebab, ayra, piccante, la carota viola, il thè turco, il bicchiere strano, la tazza piccola, il caffè inbevibile, i carrettieri e i poveri, i mille negozi lungo la strada, la mancanza di tempo, i trasporti funzionanti, i bambini che ti vendono i cappelli a due euro, i bambini che ti insultano se non ti compri i cappelli a due euro, i mille scorci da fotografare, i mille momenti immortalati, i milioni di momenti non immortalati, lo sguardo perso ad osservare il mare, il mare, le onde del mare, i riflessi, le coste lontane, le coste vicine, i tramonti, i tramonti stupendi, i riflessi dei tramonti sull’acqua, gli odori, i sapori, i colori della notte, i colori del giorno, gli edifici, le case una sull’altra, i mille abitanti, le vie turistiche, le vie reali, la vita turistica, la vita reale, il turco, effende, t’k’scun, serefel, i kokorec, la carne di maiale, la pasta, i morsi sfuggiti, le mille ore passate a camminare, la bellezza, la purezza, la religiosità incomprensibile, l’idiozia dei turisti, l’assurda grandezza, l’impossibilità nel comprendere la sua grandezza, i chilometri, i quaranta chilometri, le case dei giocatori del Galatasaray, i laghi, i posti dove fare il bagno, le spiagge, i cani randagi, i gatti, i gatti, i mille gatti, i milioni di gatti che ti accompagnano nella tua visita, i panorami, i ponti, le torri, i ponti sospesi, i traghetti, le colline, le sette colline, le file interminabili dei turisti, il primo maggio in Turchia, i viaggi con i camion, le nove ore per attraversare la Bulgaria, le diciotto ore all’andata, le ventisette ore al ritorno, l’autostop, il sorriso dei camionisti, i camionisti georgiani, i camionisti turchi, i camionisti scemi, i camionisti che ti pagano sempre il pranzo, la cena, lo spuntino ed il dessert, la stanchezza, l’eterna stanchezza del viaggio, il sudore e la sporcizia.

6 Giorni di viaggio.

Un’altra città nel mio cuore.

A presto Istanbul.

 

 

R.

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Sedici

Pubblicato: aprile 25, 2012 in EVS in Romania, Uncategorized

Sedici giorni di viaggio nell’Est della Romania.Duemila e rotti chilometri passando per Targu Mures, Piatra Neamt, Suceava, Iasi, Chisinau, Braila, Busteni. L’autostop funziona in Romania, una delle poche cose, oltre ad internet ed ai covrigi, di cui non ci si può lamentare minimamente.Non abbiamo avuto nessuna esperienza negativa in trenta mezzi di locomozione cambiati. Uno spettacolo signori. Ti viene la voglia di mollare tutto e di continuare senza sosta, senza alcuna meta…il semplice fatto di essere in viaggio, ti appaga l’esistenza.

Tutte le persone incontrate in questi giorni, i loro volti, i discorsi fatti, sono impressi nella mia mente come orme indelebili lasciate nel cemento vivo.

Non riesco a non far altro che sorridere pensando alla bellezza del viaggio. Alla stanchezza del viaggio.Ci sono quei momenti in cui vorresti fermarti e non fare un passo in avanti, altri in cui ogni singolo minuto che passa ti riempie la mente di pensieri interminabili, altri ancora in cui maledici con ogni tuo muscolo lo scorrere del tempo, inesorabile. Vorresti bloccarle quelle dannate lancette; hai bisogno di più tempo, di più giornate!

Poi ti siedi, sul bordo della strada; e, mangiando quel panino, ti chiedi: “Ma per quale motivo ho bisogno di tempo?”. Inizi a comprendere che hai tutto il tempo che vuoi; inizi a vedere la “relatività” di quello che ti circonda; e inizi a sorridere. Non ti metti più a pianificare le giornate. Non sei ossessionato dal “dover visitare” o dal “dover fare” questo e quello in questa e quella città. Semplicemente riesci ad apprezzare tutte le esperienze che la vita ti mette di fronte.

E sono tante. Troppe per quanto mi riguada.

Pensare di essere qui, a scrivere tutto quello che ho vissuto in questi sedici giorni lungo la strada…mi spezza il respiro. Non riesco nemmeno a pensare a come raccontare tutto quello che abbiamo vissuto…a tutte quelle persone che abbiamo incontrato. Mi sembra un lavoro immenso.

Ma il desiderio di ricordare è grande quasi quanto la voglia di ripartire di nuovo, dopo una notte in questa camera che riesco quasi a chiamare “casa” dopo otto mesi.

Già, questo paese mi sta cambiando. Con una velocità impressionante, e con una facilità che non ritenevo fosse possibile. Mi sento vivo e felice come non lo ero da molti anni.

E come al solito sto divagando. Ma cercherò di dare un senso a questo racconto.

Targu Mures: Adrian, 38enne super selfconfident. Non dimenticherò le due frasi che più mi hanno impressionato di lui: “L’Economia è questa scienza che tutti pensano di comprendere…ma in realtà nessuno ci capisce nulla della realtà che ci circonda”…e la seconda, simpaticissima: “Un ragazzo italiano di Padova, comunista mi disse questa frase su Marx che ricordo ancora -Ricorda che nel momento in cui percepisci un salario e quindi uno stipendio rientri a far parte di quella classe di persone chiamate “Proletarie”…e quindi sei fottuto-. Un bravo ragazzo, veramente molto ospitale. Molto ironico (soprattutto sulla religione), alquanto sicuro di se stesso. Abbiamo speso una bella giornata insieme.

Pietra Neamt: Mael e Charlere, coppia di ragazzi francesi, molto simpatici, tanto ospitali, tanto francesi! Birra insieme appena arrivati, hanno preparato la cena per noi e mi sono piaciuti subito. Nulla da eccepire, forse proprio questa l’incrinatura. Troppo perfetti, troppo simpatici, troppo ospitali. O forse sono io che ci voglio vedere la crepa ad ogni costo. In ogni caso, siamo stati veramente bene: abbiamo parlato di viaggi, di esperienze di vita, delle presidenziali in Francia, del futuro…mi è dispiaciuto lasciarli.

Suceava: Simion. Quando penso a questo ragazzo, mi viene in mente il mio amico Pier. E’ puro come lui. Ha fatto di tutto per farci sentire a nostro agio. Semplice, simpatico, disponibile ad aiutarci in ogni momento…non dimenticherò mai il momento in cui ci ha detto “la mia stanza è un pò piccola, ma ci stiamo tutti”. E, aprendo la porta, ci siamo ritrovati in una stanza con un letto, un armadio, una scrivania. Sei metri quadri, più due del bagno? Una cosa simile. Tre persone in quel posto per due notti. Stupendo, semplicemente stupendo. E per lui era normalissimo: stavamo li, insieme, senza neppure il minimo imbarazzo o la minima tensione. Un mito. Gli auguro di essere ammesso per il suo master. Ah, fossero tutti come lui, questo mondo non conoscerebbe la sporcizia d’animo.

Città piccola, senza pretese, mi ha fatto però una bella impressione. Sarà anche per Simion, sarà per il fatto che ha nevicato il giorno stesso che siamo arrivati, ho dei bei ricordi di Suceava. Dipinta di bianco grazie alla neve, mi è sembrata spaziosa, tranquilla, provincialotta, con un grande parco, una specie di fortezza, e una chiesa molto molto carina.

Ok, non è nulla di speciale. Ma abbiamo passato due giorni tranquilli, sereni e alquanto rilassati. Passeggiare allegramente senza alcun pensiero per la testa, ti lascia una sensazione che non vorresti mai abbandonare!

Iasi: Lise. Andrè. Patricia. Vanessa. Inma. Sima. Gintare. Cici. Clothilde. E tanti altri. Iasi è una grande città, enorme ai miei occhi. Ricca di edifici, monumenti storici, e parchi. La prima università rumena è nata qui. Il parco Mihai Eminescu; il ristorante “turco” dove abbiamo mangiato shaorme a profusione, il cui proprietario non fa altro che contare i soldi, impartendo ordini alle sue “donne” come se fosse il padreterno, per poi ringraziarti in inglese/francese/rumeno/italiano. I mille lavori di restauro che stanno facendo nella cuttà…tutti allo stesso momento, in maniera tale che non puoi visitare nessuno dei più bei edifici della città. Continuano a stupirmi e lasciarmi senza parole…

Chisinau: e qui sembra di essere entrati in Unione Sovietica. A parte la finta dogana, dove nemmeno ti chiedono cosa hai nello zaino, per quanto tempo hai intenzione di rimanere nello stato, o cose simili, il resto del territorio è molto simile alla Romania. Vastissime aree incolte, percorrendo la statale che va dalla frontiera alla capitale, non si incontrano molte città (a dir la verità, ne ricordo solo un paio durante i 100 km di tragitto). Entrando a Chisinau, i mitici “Bloc” sovietici sembrano accoglierti a braccia aperte: per usare un paragone “italiano” sembrano le case popolari delle periferie delle grandi città. Oscene. Purtroppo questo è stato lo “stile architettonico” preferito da Ceaucescu: ha disintegrato quasi tutte le più grandi città rumene, e, da quanto ho potuto notare, anche da queste parti se ne avverte l’influenza. Non dimentichiamoci la lingua russa, parlata dal 40% della popolazione, da quasi tutti i giovani e dalla maggior parte degli adulti/anziani. Ma l’aria sta cambiando anche qui. La Repubblica della Moldova ha approvato una legge per quanto riguarda le pubblicità e adverstisment in genere, che afferma che non sarà più possibile in futuro usare la lingua russa per slogan, sia televisivi che non. Ok, non c’entra un cavolo. Ma partecipando ad un meeting in un pub di Chisinau, stavo discutendo con una ragazza del posto di società, politica e lifestyle in generale, e questa informazione mi ha colpito non poco. E’ sempre affascinante osservare a come si evolvono le società.

Cercando di non divagare, dove eravamo rimasti? L’ingresso della città. Ah, il centro è lontano una quindicina di minuti usando i mezzi pubblici. Non mi ha impressionato o lasciato a bocca aperta, ma Chisinau è piena di resti dell’epoca sovietica, e passeggiare lungo questi viali ti lascia un sapore strano in bocca.

Positiva o negativa? Sicuramente positiva questa esperienza. Soprattutto perchè siamo stati da Nadia, una cara ragazza che ci ha portato in un posto veramente interessante: art-labirint ( qui il sito internet ). In pratica è una specie di edificio pubblico che è stato occupato e convertito a “centro sociale” ( per usare un’espressione italiana ); dentro trovi una serie infinita di strani strumenti, un miliaio di piccoli oggetti/bandiere/foto/tazze e tante tante altre cose senza senso che rendono questo posto molto interessante. Da quanto ho capito, organizzano soprattutto eventi musicali e mostre: fra l’altro sono rimasto a bocca aperta quando Nadia mi ha detto che sono stati li anche i Port-Royal ( due dg di nicchia, ma veramente veramente bravi )! Non ci potevo credere. E mi strappato una risata di gusto nel sapere che i ragazzi che hanno organizzato l’evento, hanno ottenuto fondi dall’ambasciata italiana a Chisinau. Questa non me la posso dimenticare!

Cos’altro da dire? Ah. Spettacolare la scena vissuta non appena siamo saliti sul primo autobus a Chisinau, 2 minuti dopo essere arrivati in piena periferia ( ovviamente viaggiando con l’autostop tutto il tempo, non ti puoi permettere il lusso di arrivare al centro delle città ); non avendo cambiato la valuta, siamo saliti sull’autobus senza biglietto ridendo sul fatto che “figurati se ci sono i controllori a Chisinau”. Ci sediamo sull’autobus, tempo 2 minuti arriva la tizia che vende i biglietti. Spettacolare. Da bravo italiano ho fatto finta di non sapere che li avessero la moneta diversa rispetto alla Romania, e la ragazza cosa ha fatto? Semplicemente ha sorriso ed è andata via. Simona avrà riso per mezz’ora.

Braila: e qui è partita la penultima tappa del nostro viaggio.

Estelle, Toni, Nihan, di nuovo Andrè, Lise,Clothilde, Patricia, Cici, Vanessa, Gintare, Dario, e poi ancora Laura, Mihai, la ragazza tedesca, Reeli, e tutti gli altri volontari. Momenti veramente simpatici. La grigliata sull’isoletta in mezzo al Danubio, le cena “Pasta con il pollo”, l’infinita pioggia, i mille discorsi, le risate e le prese in giro, i sorrisi, e i momenti spiensierati.

Sono stati due giorni all’insegna del lassismo e dell’alcool, ma che ricordo volentieri!

Busteni: eccoci qui all’ultima città; il sedicesimo giorno di viaggio. Radu. Le montagne. La pioggia che ci segue. Il castello di Peles. L’Africa. I discorsi sulla vita, sui progetti futuri, sulle nostre passioni, sui nostri interessi. Poi come fai a non amare il semplice fatto di preparare uno zaino, metterci dentro quattro cose, e partire in giro per il mondo? Incontri tante di quelle persone stimolanti che non riesco proprio a pensare di fermarmi nello stesso posto per una vita intera. In ogni caso, non è quello che voglio in questo momento.

Tornando alla nostra piccola città in mezzo alle montagne rumene. Stupendo. Emozionante. Da togliere il fiato.

Siamo stati in una casa vicino alle rive di un ruscello, ed per tre giorni mi sono riempito gli occhi delle montagne che potevamo vedere dalla nostra cucina…impressionanti! La cosa più bella e strana al tempo stesso sono state le nuvole: per due interni giorni hanno circondato le cime delle montagne, giocando a rincorrersi ed a sovrapporsi l’una sull’altra.

Il ragazzo che ci ha ospitato si chiama Radu: molto legato alla sua terra, ci ha parlato dei suo obiettivi futuri, raccontandoci anche delle sue passate esperienze di volontariato: vacanza finita nel migliore dei modi.

Che dire ancora di questa esperienza?

Dovrei scrivere un capitolo separato solo ed esclusivamente per tutte le persone che ci hanno dato un passaggio in macchina: il killer, o presunto tale, che ha servito alla legione straniera per quattro anni ( in realtà non abbiamo capito se era un mercenario o un soldato regolare ) uccidendo “varie persone”. La signora che ha scoperto che il suo cancro era benigno mentre noi eravamo in macchina con lei. La stupenda coppia di Bucarest che ci ha portato in giro per il nord della Romania ( Lacu Rosu – Parco nazionale – diga – chiesa sperduta in montagna ) facendoci scoprire posti che altrimenti non avremmo nemmeno visto. Quelli che ti offrono da mangiare. Quelli che ti fanno i complimenti per il tuo livello di rumeno, per il lavoro che fai. Quelli che ti chiedono i soldi ( in realtà solo uno ). Quelli che ti consigliano di far finta di non sapere la lingua in modo tale da non permettere loro di pretendere soldi. Quelli che ti consigliano di prendere il treno, e di dare i soldi al controllore. Quelli che non capiscono per quale motivo fai il volontario. Quelli che continuano a ripeterti “la Romania è bellissima, peccato che è abitata dai Rumeni”. Quelli che sputano sopra al piatto in cui mangiano. Quelli che si lamentano, ma non fanno nulla per cambiare il loro paese.

Ma a tutti loro, una cinquantina di persone, devo dire grazie. Molti di loro ci hanno preso senza nemmeno chiederci dove andiamo. Molti di loro hanno ascoltato interessati le nostre parole. O almeno hanno fatto finta. Molti di loro non ci hanno chiesto un soldo ( e qui in Romania, è normale pagare quando fai l’autostop ). Molti di loro hanno riso con noi. Molti di loro ci hanno dato indicazioni. Molti di loro hanno cambiato strada per condurci esattamente dove dovevamo andare. Alcuni ci hanno dato il loro numero di cellulare. “in caso vi succeda qualcosa, chiamatemi”.

Questo è il lato bello degli uomini.

Preferisco,  almeno per questa volta, non parlare dell’altra faccia, quella sporca. Va bene cosi. Per questa volta.

R.

Volontariato and Co.

Pubblicato: febbraio 7, 2012 in EVS in Romania, Mystic

Impossibilità visive.

Dubbi epilettici.

Spazi da riempire.

Vuoto liquido.

Lamenti eterni.

 

Bene, ecco quello che ho trovato girando di centottanta gradi i miei occhi; cercando di guardare dentro i miei pensieri.

Devo far luce sui miei pensieri, e devo farlo il più velocemente possibile. Qui non si tratta solo di volontariato o di questo progettino lungo nove mesi. Qui si tratta di una ragione di vita. Si tratta di capire se sono disposto a fare questa vita, se sono disposto a continuare in questa strada ben poco definita che è il mondo dell’assistenza umana.

Stay Human, Vittorio. Tu me l’hai insegnato, ed hai donato la tua stessa vita alla tua causa. Dimenticato da molti, ma non da tutti caro Vittorio. Io mai potrò dimenticare quell’immagine che ho di te, con quei bimbi. Ed il tuo sorriso in quella foto. Rabbia contro la parte del mondo in cui vivo, questo ho provato quel giorno. Rabbia nel leggere il tuo blog, nel leggere la tua biografia. Rabbia che continuerò a provare senza mai smettere di lottare nella mia vita per quello che voglio.

Ma non è facile come sembra. Mille dubbi mi attanagliano e continuo a sentirmi come inutile a volte, in questa terra straniera.

I Rumeni sono veramente simili a noi. Forse è proprio questo il vero problema che mi sta distruggendo il fegato. Voglio e devo conoscere altri tipi di culture, altre tipologie di società. Voglio ed esigo l’alternativa. Ne ho bisogno.

Qui stiamo facendo un bel lavoro. Ma non un ottimo lavoro. L’associazione è uno scandalo, un luogo aperto solo ed esclusivamente per ricevere fondi dall’Unione Europea. Incredibile. Scrivi un progetto in Romania, e prendi soldi. Oramai fanno tutti cosi in questo posto.

Location: Horezu. Autostop alle 18:00 per tornare a Targu Jiu. Un uomo mi carica, con me altri 3 rumeni. Tutti pagano alla fine del viaggio, tranne io, ovviamente. Io sono straniero, se voglio posso contribuire, ma la maggior parte delle volte, semplicemente non è necessario farlo. In ogni caso in quella macchina ho capito tante cose; tante perchè quel tizio parlava in una specie di inglese quindi siamo riusciti a comunicare qualcosa; inoltre ha scritto non so quanti progetti insieme ad un suo amico per ottenere sti diavolo di fondi strutturali. E ci è riuscito alla fine. Il problema è che questo individuo l’ha fatto solo per i soldi. Ci ho parlato un’ora e non ha fatto che dirmi: io lo faccio per i soldi, non me ne frega niente di cambiare la società, non me ne fotte una minchia ( in inglese mi ha detto semplicemente “I don’t care about the romanian society…) di tutte le persone che non hanno soldi in Romania, perchè qui se vuoi lavorare qualcosa da fare lo trovi sempre. Un tizio assurdo. Forse assurdo è la parola che mi viene in mente giusto perchè io certo di mantenere una certa coerenza mentale ed un’onesta intellettuale. Che il più delle volte mando a zoccole per stronzate. In ogni caso, questo era un Rumeno medio. Come lui, il presidente della nostra associazione. Ed il project manager. Ed i trainer che abbiamo avuto nell’incontro a Predael, la valutazione che l’agenzia nazionale rumena fa a metà progetto.

Scoraggiato e deluso? Logico. Qui non sto soltando impegnando il mio tempo giocando e passando ore con i bimbi e con i ragazzi dell’asilo e delle medie. Volevo fare qualcosa di vero e di potente. Di puro. Per me stesso e per la mia vita.

E lo sto facendo.

Ma esigo il cento per cento da me stesso. E qui non riesco ad esprimerlo. E, soprattutto, esigo il rispetto dagli altri, ma il Rispetto dovrebbe essere scritto sempre con la lettera maiuscola. E loro lo dimenticano, semplicemente perchè non è costume preoccuparsi troppo dei volontari o di coloro che vengono da una differente parte dell’Europa.Triste. Triste come gli occhi del nostro Alex; o come quelli di Bianca quando cercano di mentire o di girare la frittata dalla loro faccia. Dannato inglese. Devo migliorarlo assolutamente. Non posso farmi raggirare da persone cosi solo per la mia mancanza di vocaboli. Devo arricchire la mia esperienza e la mia personalità. E inoltre studiare ancora. Studiare e leggere per tutta la mia vita non è comunque abbastanza. Ma non posso fermarmi. Mai.

Solo che questo percorso comincia ad essere minato da tali schifezze. Siamo proprio sicuri che è il mio percorso di vita? Ed io che sto iniziando a guardare per il servicio civile italiano all’estero…

Sarà la stessa schifezza?

Io posso scendere a compromessi, se effettivamente quello che andrò a fare sarà soddisfacente. Ma se dovessi ripetere quest’esperienza per un’altra volta ancora? Io non voglio solo imparare e imparare dalla vita. Voglio anche mettermi in gioco nel dare qualcosa in più a queste persone.Non sarò Ghandi, nè nessuno di speciale. Ma in ogni caso sono dell’idea che ognuno di noi ha l’opportunità di far riflettere coloro che ci circondano. Far riflettere è grandioso. Forse quella persona rimarrà sempre nelle sue condizione, ed ovviamente il mio scopo non è quello di cambiare le menti degli individui…ma semplicemente riflettere insieme agli altri. E capire.

Sto iniziando a capire perchè qui le cose non funzionano. Perchè i Rumeni vengono in Italia. Perchè quando vengono in Italia ci sono un certo tipo di problemi. Sto iniziando a capire qualcosina sui Rom; tutte queste cose messe insieme stanno migliorando la mia persona, facendomi riflettere tantissimo.

Frequentando persone dalla Lituania, Francia, Austria, Spagna, Portogallo, è ancora più entusiasmante per quanto mi riguarda. Mi esalto a stare insieme a loro, a chiedere e domandare delle loro esperienze di vita, della loro società, del loro modo di vivere.

Ma non mi basta. Io voglio di più dalla vita, voglio lottare per vedere i miei sogni realizzati. Voglio vivere le mie emozioni condividendole con gli altri. Voglio cercare di cambiare la società. Cambiare la società non è qualcosa di positivo? Non è qualcosa di rispettoso nei confronti degli altri? Da un certo punto di vista si. Ma io sto cercando di cambiare la parte malata, la parte che non rispetta i sentimenti, la parte che dimentica la bellezza dell’umanità, la parte che dimentica ogni singolo giorno della sua esistenza che il denaro non ha alcun valore se si lasciano morire persone di continuo senza curarsene.

Voglio proseguire su questa strada; di questo sono sicuro.

Ma a che prezzo? Sono disposto a scendere a compromessi per tutto il resto della mia vita? Quanto ancora potrò resistere a queste condizioni?

 

R.

Rinizi, Rivolte, Ricadute

Pubblicato: gennaio 24, 2012 in EVS in Romania

Benissimo, si ricomincia da dove eravamo rimasti il 23 di dicembre.

Di nuovo in terra rumena dopo la breve parentesi delle festività natalizie. Per niente facile tornare in Italia. Ci si sente a casa; giusto per una settimana; dopodichè ricomincia quel dolore allo stomaco, misto con quel fischio all’orecchio e quel tremolio alle gambe che sembra voler dire “Quando diavolo riparti? Quando vai via di qui?”

Purtroppo non sono per niente pronto ad una simile eventualità, cioè ad un ritorno definitivo in madrepatria. Già sono con la testa orientato al prossimo anno, momento in cui proverò a fare il servicio civile all’estero. Unico neo, e non da poco, sarebbe il dover partire con associazioni religiose.

Cosa che non riesco proprio a concepire, per quanto mi riguarda.

Paese del cavolo. Dannato Mussolini, schifoso di un Craxi. Patti luteranensi e puttanate simili. Cose da pazzi.

Come diavolo si possa concepire nel 2012 a mantenere un simile accordo internazionale, faccio proprio fatica ad accettarlo. Ovviamente è insita nella storia italiana la Chiesa, è negare la sua importanza sarebbe da ciechi. Ma questo non significa che si possa ancorare la storia ad  un palo, come voleva il buon Fukuyama (che continua ad affermare cose del tipo “liberaldemocrazia era lo stadio più avanzato nell’evoluzione delle società umane“, che nemmeno mi metto a commentare)!

Ergo, il giorno in cui la smetteremo di versare soldi nelle casse della Chiesa Cattolica, sarà sempre troppo tardi.

Come al solito, salto di argomento. E non va bene.

In ogni caso, spero che questo governo non decida di tagliare ulteriormente i soldi destinati ai progetti di volontariato come il servizio civile. Devo imparare lo spagnolo, devo migliorare il mio inglese e d il mio francese. Voglio girare il mondo, conoscere nuove culture; studiare, imparare. Studiare tanto e imparare tantissimo. Mettermi in gioco. Provare, cercare, tentare il tutto per tutto. Fare di tutto per migliorarsi. Riuscirsi e continuare, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale. Che ovviamente non scrivo, altrimenti sembrerebbe lo scontato epilogo di uno spot pubblicitario da quattro soldi.

La realtà è che non ho la più pallida idea di quello che mi riserva il fururo. E la qual cosa mi fa morire dal ridere. Sono troppo felice di trovarmi in questa situazione. Non devo rendere conto a nessuno delle mie scelte. Il mondo è cosi pieno di vita, di progetti, di esperienze da poter cogliere, di opportunità a costo zero (e per costo zero, ovviamente, non intendo solo l’aspetto economico…), che non riesco proprio a concentrarmi in un singolo obiettivo.

Cazzo, io amo fare surfing! Se l’ho mai fatto? Certo che no!

Non mi ricordo dove diavolo ho letto sta stronzata, ma ricordo che sono stato almeno un minuto buono a sorridere leggendo questa frase. E quanto è vera su di me, nemmeno saprei spiegarlo!

Dannazione, ho divagato un’altra volta! Cristo santo, cosi non vado avanti.

In ogni caso, niente malinconia post-Italia, da come si è notato.

Solo che ricominciare cosi, di punto in bianco, proprio non è stato facile. Anzi, diciamo che ancora non ricominciamo sul serio con le attività. Il problema è che ci hanno piazzato un calendario a cavolo!

In pratica la prima settimana di scuola, come era prevedibile non è stato possibile fare nulla; la seconda, stiamo facendo qualcosa, ma non è comunque il caso di avere un progetto a lungo termine, dato che la prossima settimana abbiamo la valutazione di middle-term in Predal: quattro giorni all’insegna del cibo, del cazzeggio, e delle sbornie con gli altri volontari. W l’EVS.

Quindi stiamo di punto a capo nella prima settimana di febbraio. Ergo, da li si ricomincia a pieno regime, e con le palle quadrate, come si suol dire! Motivazione non ce ne manca, anche se sto imparando ad essere più rilassato nella vita, a non fracassarmi il fegato ogni cinque minuti con sogni impossibili, irrealizzabili e privi di ogni senso.

Sia ben chiaro, non ho nessuna intenzione di smetterla di incazzarmi. Ma qua devo indirizzare la mia rabbia contro obiettivi ben precisi! Altrimenti, fra un paio d’anni, mi ricoverano secondo me!

In ogni caso, per tornare alla Romania, si respira un’aria differente dopo queste feste: qui è scoppiata la Rivoluzione!

O almeno, questo è quello che dicono le televisioni. Da quello che ho potuto vedere, non mi sembrano altro che tante proteste, in diverse città, nate tutte dalla stessa esigenza: quella di migliorare il proprio status sociale. Tanto qui non serve, e non si parla, d’altro. La situazione in questo paese fa schifo solo per quanto riguarda i salari medi (e le pensioni devo dire), per i servizi, e per la totale assenza dello Stato nelle aree rurali.

Qualcuno dovrebbe curarsi di tutto questo. Chi è quel qualcuno? Non il governo rumeno, palesemente corrotto, figlio di una classe politica ancora legata a logiche dittatoriali. L’Europa? Purtroppo adesso ha problemi ben maggiori che curarsi della Romania, dell’Ungheria, della Bulgaria.

Bello; mi piace queste mentalità. Prima ampliamo l’Europa a ventisette stati, poi ce ne sbattiamo altamente. Lavandoci la coscienza con il denaro, la montagna di denaro che destiniamo con i Fondi Strutturali a questi paesi senza il minimo controllo. Belli i cartelli in giro per la Romania con la spiegazione di chi finanzia questo o quel progetto, di chi costruisce questa o quella infrastruttura; ovviamente sono tutti cartelli con la bandiera Blu.

Ma quanti di quei soldi sono spesi effettivamente? Quanto di quel denaro sparisce nelle maglie della burocrazia e della corruzione? Nessuno lo sa.

Ed i Rumeni protestano. E continuano a fuggire all’estero, sognando salari dieci volte superiori, andando a pulire i culi ai vecchi in Italia, a costruire case in Spagna, a portare le pizze a Milano, a fare gli operai in Germania. Continuano ad accumulare soldi a più non posso, con contratti in nero (in Italia), per poi tornare a fare la bella vita nel loro paese natale. Ma se ci scappa la famiglia, col cazzo che tornano!

Ma sono scesi in piazza, un’altra volta come ai tempi di Ceaucescu. Molti dicono che sono pochi, e che la televisione li inquadra ogni giorno perchè non c’è nulla di cui parlare qui.

Ma qualcuno, piano piano, mi ha sussurrato: “Quasi quasi me ne vado a Bucarest a protestare! Ah, avessi i soldi per arrivarci!”

Ma la stragrande maggioranza dei rumeni non fa altro che ripetere che la situazione è sempre la stessa, e lo sarà con il prossimo Presidente.

Figuratevi che ho chiesto a due professoresse di quello che sta succedendo, e mi hanno risposto con un qualunquisto ed una banalità inarrivabili. Asta este!

Mi spiace un sacco per loro, ma devono conquistarseli i loro diritti. Cazzo, l’hanno fatto in passato, muovessero il culo anche ora!

Che non sia facile, non lo metto in dubbio. Da italiano poi, dovrei solo starmi zitto. Ma almeno noi scendiamo in piazza in massa. Questi oggi erano diecimila. Numeretti per quanto mi riguarda.

Qui hanno bisogno di una ventina d’anni ancora per normalizzare la situazione. Forse con le generazioni future, qui in Romania la smetteranno di fuggire all’estero!

Non faccio altro che incontrare persone che sono state a lavorare in Italia, in Spagna (le ultime due nella nostra gitarella a Timisoara: un anziano muratore che non voleva credere nella mia nazionalità, un ingegnere rumeno che lavora per una compagnia spagnola), fiere del loro passato da emigranti, capaci di parlarti in tre lingue diverse, prontissimi a sputare sentenze contro il loro paese.

C’è tanto da lavorare qui. E gli auguro di vincere le loro battaglie, le loro lotte, e di avere la capacità di riprendersi in mano il loro futuro. Io, ci provo a farglielo notare ogni volta che parlo con uno di loro: ci provo ad indirizzarli su certi argomenti, spiegandogli che scappando in un altro paese, non si risolvono certo i problemi di origine.

Ma poi, riflettendoci, non è forse quello che sto facendo io?

 

 

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R.

Feste, festicciole, e festività

Pubblicato: dicembre 25, 2011 in EVS in Romania, Mystic

Questo è il primo Natale in vita mia che passo in terra straniera. Che sensazione si prova? Tanta tristezza e solitudine.

Sembra scontata come risposta, sembra banale, ma il ricordo di tutti i pranzi e le cene trascorse con la mia famiglia è vivido nella mia mente: tutti gli anni andavamo a casa dei miei nonni materni per celebrare la cena di Natale! Non è mai stato un fatto religioso per quanto mi riguarda: è vero che dieci anni fa le miei radici cristiane erano radicate nella mia anima talmente tanto forte che non avrei mai potuto affermare quello che dico adesso, e cioè che il Natale non conta un accidente di niente per quanto mi riguarda. Anzi, non fa altro che infondermi rabbia e nervosismo contro tutte quelle persone che si ricordano di essere umane soltanto in questa giornata. E via con l’elemosina, con le buone azioni, con le puttanate a pieno regime.

Io ho un’idea diversa di queste feste. Per me è legata all’idea della famiglia, all’idea delle tradizioni da mantenere, all’idea di tornare nel proprio paese natale e stare tutti insieme! Famiglia, amici distanti, universitari e emigranti, tutti! In questo periodo non manca nessuno. E quest’anno manco io.

Molto ma molto triste per quanto mi riguarda. Non siamo ancora nella tragedia, ovviamente!

Ieri è stata una bella giornata: ieri mattina siamo andati io e Gintare, la ragazza dalla Lituania, in un paese di montagna vicino a Novaci, si chiama Ranca. E’ un resort turistico di medie dimensioni, con molti turisti (il termine “molti” naturalmente va adattato alla Romania) e qualche straniero. Ci siamo avventurati in una splendida passeggiata nel bel mezzo della montagna, alla stupenda e inebriante temperatura di meno 10 gradi; stavo per schiattare di freddo, ma nel momento in cui ci siamo fermati, nel momento in cui siamo rimasti immobili nel bel mezzo di una strada piena di neve e ghiaccio, tutto si è trasformato: silenzio, tanto tanto tanto silenzio come mai avevo ascoltato. Chiusi gli occhi, il panorama di fronte a noi è scomparso dentro una nuvola: nè sole, nè uccelli, nè uomini, nè luce, nè ombra; nulla. E tutto.

Sentivo il respiro della Terra. Sentivo me stesso, nudo, immobile, immateriale di fronte a tutto quello che mi circondava. Impotente e dio. Uomo e animale.

Non riesco nemmeno a contare tutte le emozioni provate di fronte allo spettacolo della Natura. Quanto mi sono sentito piccolo in quelle montagne che ogni mattina mi sembrano cosi lontane.

Dannata Romania! Chi poteva mai immaginare che riservasse delle emozioni cosi belle? Dannatamente vero che prima di parlare di qualsiasi cosa, bisogna viverci insieme.

E per finire, ieri sera c’è stata una simpaticissima cena con tutti gli altri volontari: ognuno di noi ha cucinato un piatto diverso, è stata un’altra bella serata passata con persone cosi differenti da me.

Ed ogni giorno scopro qualcosa di nuovo sugli altri volontari: Gintare che mi parla della sua famiglia, Patricia del suo lavoro nella libreria della sua città in Portogallo; ed aggiungo sempre più mattoni al muro della nostra amicizia. Muro che non farò in tempo ad ultimare, ovviamente: quando finiremo questo progetto, saranno trascorsi nove mesi. Pochi per conoscere realmente qualcuno, pochissimi per capire chi hai di fronte. Da un lato è meglio cosi: il distacco sarà più facile, probabilmente. Anche se, conoscendomi, la vedo dura a fine maggio ad abbandonare tutti gli altri. Non saremo il miglior gruppo di volontari del mondo, tre di noi hanno deciso di abbandonare il progetto, ma l’ambiente multiculturale che sto vivendo è stimolante in una maniera incredibile: il mio cervello lavora di continuo per tradurre in un inglese decente, per spiegare quello che diavolo sta succedendo nel nostro paese, per spiegare le mie esperienze di vita, e per cercare di capire le storie di coloro che mi circondano. Non è per nulla facile, ma è troppo divertente!

Trarre un bilancio di questo venticinque dicembre? Tutto sommato positivo, nonostante l’ouverture totalmente negativa di questo post. Questo per ribadire ancora una volta la mia instabilità emotiva perenne!

Fra due giorni tornerò a casa. Il 27 dicembre sarò di nuovo in Italia per un paio di settimane; non è cambiato niente in questi quattro mesi, continuano a ripetermi.

Già so la mia risposta: qualcosa è sicuramente cambiato.

Io.

 

 

R.

 

 

Laurène

Pubblicato: dicembre 22, 2011 in EVS in Romania

Piu di quattro mesi sono passati dall’inizio di questo percorso.

Sono quasi cinque.

Ed è quasi Natale.

Cazzo.

Le giornate trascorrono ad una velocità incredibile: ogni ora, ogni momento è una sorpresa in questo luogo dimenticato da dio. Eppure non spenderesti un euro per trascorrere le tue vacanze in Novaci. Ed invece non faccio altro che sorridere da quando sono in Romania.

Sarà il contatto con i bambini, saranno le lacrime che mi strappano quei ragazzi delle scuole superiori con la loro innocenza e la loro semplicità di vita, saranno i dialoghi incomprensibili con tutte le persone che ci hanno dato un passaggio, saranno i dialoghi in inglese, in francese, in spagnolo, in rumeno.

Il volontariato europeo è un’occasione unica. Sto rimpiangendo mille e mille volte ancora la mia scelta di non aver fatto l’Erasmus. Essere in mezzo a persone cosi diverse,provenienti da diversi paesi di tutta l’Europa, sta schiudendo l’uscio della mia mente con la forza di un tifone. Rifletto continuamente sulla loro provenienza, sulla loro esperienza personale, e sulle loro parole: le ragazze lituane orgogliose del loro piccolo paese, mi hanno mostrato quanto sono orgogliose della loro nazione, raccontandomi la sofferenza che hanno sofferto i loro genitori durante l’occupazione sovietica. Ed io mi ritrovo a parlare dell’Italia, della nostra situazione politico-sociale; e cerco di essere quanto più obiettivo possibile, senza buttare merda e fango di continuo sul nostro paese, ma motivando ogni mia singola parola. E non per niente facile.

Purtroppo l’unica nota stonata di questo periodo è la partenza di Laurène, la ragazza francese di Carcassonne; quanto odio gli addii.

Ora che cominciavamo ad avere un rapporto decente, di quelli che mi interessano e mi stimolano mentalmente,puff! Ha deciso di prendere e di tornare a casa: non è riuscita a far suo il progetto. Abbiamo parlato un sacco, non tantissimo, ma non ci siamo limitati all’apparenza. Ed è venuto fuori tantissimo: mi sono trovato di fronte una persona intelligente, artistica, piena di paure, ma capace di rifletterci sopra e di valutare la situazione nel suo complesso, con un pò di quella arroganza e di quel lassismo tipici dei ragazzi di diciannove anni. Stupenda persona che spero di poter rivedere presto, per trascorrere ancora tante ore insieme.

Non è facile lasciarsi alle proprie spalle persone conosciute in un contesto forte come quello del volontariato: qui siamo animati da uno spirito differente, non rientriamo nelle normali logiche lavorative, siamo borderline, per usare un termine caro agli americani. I legami sono più intensi e più stretti. All’inizio mi sfuggiva questa cosa, stavo iniziando ad isolarmi di nuovo.

Ma sto maturando, anche nelle relazioni umane. Imparo ad ascoltare ed a rispettare il giusto momento prima di parlare. Imparo a non essere sempre al centro dell’attenzione o del discorso. Imparo a quanto è importante essere chiari con persone provenienti da una cultura differente.

Ciò che ancora non imparo, e che non imparerò mai penso, è lasciarmi alle spalle le persone che hanno segnato in qualche modo il mio cammino.

Laurène è una di queste persone: è entrata improvvisamente nella mia strada, come tutti gli altri 9 volontari, ed improvvisamente ne è uscita; mi dispiace e mi fa male saperla cosi lontana.

Ma la vita è una sorpresa continua, e, nonostante io avessi dimenticato questo banale motto, non faccio altro che sorridere ripensando a lei. In fin dei conti, essere tristi e depressi non la renderebbe felice.

In bocca al lupo per tutta la tua vita dannata francese. Spero che il tuo cammino non si fermerà mai, e spero che il famoso sentiero disegnatoti da Patricia si incontri con il mio, in quella parte di foglio rimasta oscura.

Ciao!

R.

 

Quando ti trovi a vivere in un paese con quattro strade messe in croce, con quattro bar, cinque market, una chiesa ortodossa in cima ad una collina, diciamo che la concezione di tempo/spazio/vita sociale viene leggermente a mancare. O meglio, cambia.

Cambia tutto.

Come fai ad essere triste, preoccupato del futuro, spaesato a causa del presente, impaurito dalla crisi mondiale, con i nervi a fior di pelle? Decisamente, non puoi. Non puoi in una realtà di seimila abitanti, di cui tremila vivono lontani dal centro della città, in mezzo alle campagne, e per quanto riguarda gli altri tremila, ne vedi in giro meno della metà: i Rumeni non hanno soldi per uscire la sera a prendersi una birra o per mangiarsi una pizza. Vedi sempre le stesse facce in giro, sempre le stesse persone che ti guardano senza capire cosa diavolo ci fa un italiano in un paese sperduto in Romania.Fra l’altro, se provi a spiegarglielo (cosa non per niente facile in una lingua che conosci da appena due mesi), ti chiedono: “ma quanto guadagni?” ed alla risposta “manco na lira” o si mettono a ridere, o ti guardano come un alieno. D’altronde è normale, in un paese in cui la fiducia nelle istituzioni è pari a zero; stessa cosa per quanto riguarda la loro opinione sull’ Unione Europea: non si sa quanti soldi investe in Romania (fra l’altro è facilissimo ricevere finanziamenti dalla Commissione, soprattutto per le aree rurali) ma la sensazione generale è quella “si ma alla fine, il nostro paese fa sempre schifo!”.

Mi sento diverso in questo luogo. Non sperduto. Semplicemente diverso.

Sto imparando a vivere in una cultura totalmente differente dalla mia. Non totalmente differente da quella occidentale, sia ben chiaro: vivo in un piccolo paese di campagna, questo è vero; ma la mentalità è sempre la stessa: i giovani non vedono l’ora di fuggire via (magari all’estero), tutti ostentano ricchezza (quei pochi che l’hanno, naturalmente), la maggior parte delle ragazze del “Liceu” mi ricordano le adolescenti italiane (stesso atteggiamento adolescenziale…); poi, se ti sposti nelle grandi città universitarie (Cluj per esempio) trovi veramente la stessa “occentalità”.

Ma nonostante tutte le similitudini che si possono trovare, resta troppo evidente il distacco fra la Romania e l’Italia. Non finisco mai di stupirmi: mi ricordano i miei nonni, anzi, le cene di natale che facevo a casa della nonna Giulia, quando tutti si mettevano a ricordare dei tempi passati e ridevano e scherzavano della povertà e delle difficoltà che avevano. Qui mi sembra di vivere in quegli anni: la maggior parte delle persone non se la passa poi molto bene in Romania; molti sono emigrati all’estero, e le famiglie qui vivono grazie ai soldi dei parenti; molti giovani non escono mai di casa durante la sera dato che non hanno nemmeno i soldi per mettere la benzina; sono semplici, non ignoranti (anche se il livello culturale dei professori non è poi cosi alto…o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato per ora), e vivono bene nella loro semplicità: se non fosse per i bassi salari, secondo me sarebbero veramente felici di vivere in questo paese. Naturalmente tutti si lamentano in continuazione, come è logico che sia quando non hai la possibilità di vivere una vita degna di questo nome a causa di una pessima politica (sia passata che presente). Ma ho come la sensazione che se la passino meglio di noi in quanto a felicità quotidiana,anche se non in quanto a felicità di vita: per quanto riguarda il loro futuro pianificano continuamente di fuggire all’estero a lavorare, e molti di loro ci riescono benissimo (data la capacità di sacrificio che hanno).

Ma li sento più, come posso dire, umani. E’ come se noi in Italia ci stessimo spostando verso la zona grigia della tolleranza del diverso. Non mi piace; per nulla.

Mentre qui in Romania, sono razzisti solo ed esclusivamente contro i Rom. Voi direte, vi pare nulla: ma in realtà ci sono profonde dietro questo odio razziale. Mentre in Italia odiamo gli immigrati solo perchè “ci rubano il lavoro”; che poi fra l’altro, è una puttanata allucinante: io ci sono andato a raccogliere le olive vicino casa mia, e non ho idea di quante piante sono state abbandonate per mancanza di persone che andassero a prenderle. Sono profondamente convinto in pratica, che il nostro razzismo nasce da radici ben poco profonde e alquanto superficiali.

Dovremmo tutti quanti apprendere, anzi ricordarci, che stress e frenesia non sono atteggiamenti innati o facenti parte della nostra persona a prescindere. Siamo noi che scegliamo la nostra vita. La nostra modalità di lotta.

Sto imparando a lottare, in maniera intelligente. Non è con il nervoso o con la rabbia sterile che cambierò mai qualcosa dentro di me.

Devo indirizzare la mia rabbia. Devo trasformare la mia lotta, in qualcosa di più riflessivo, naturalmente non più pacato.

E paradossalmente, sti rumeni mi stanno cambiando.

 

R.