Archivio per la categoria ‘Thoughts’

Mi piace pensare che la guerra nella striscia di Gaza sia finita per sempre, senza vincitori ne vinti, ma con la definitiva idea di costituire uno stato Palestinese libero ed autonomo.

Mi piace pensare che il popolo israeliano possa passare dal 16% dei consensi a favore della pace (fonte: canale due della televisione israeliana) fino ad un bellissimo 80% (100% sarebbe eccessivamente utopico persino per me).

Mi piace pensare che quando si votera’ all’ONU per il riconoscimento della Palestina come stato-membro (e non piu’ relegato al ruolo di osservatore), si assistera’ ad un risultato storico senza precedenti che potra’ cosi dare l’avvio ad un serio processo di pace.

Mi piace pensare che Mr. Obama possa impegnarsi in maniera decisiva per la questione palestinese. E’ stato fatto un enorme passo avanti ieri sera: il segretario di stato Hilary Clinton ha riconosciuto come interlocutore e come garante della pace il nuovo governo Egiziano (i fratelli musulmani); mi piace sperare che la politica statuniteste stia cambiando in fatto di politica estera.

Mi piace pensare che i bambini di Gaza restino i bambini di Gaza, e non un fenomeno fotografico di pubblicare su facebook. I bambini dovrebbero essere gli unici durante le guerre. E mi piace pensare che i mandandi di quei omicidi verranno rinchiusi in galera, non pagati da uno stato che si professa laico e occidentale.

Mi piace pensare che Israele non spenda un miliardo di dollari per l’Iron Dome, non spensa 40000 dollari ogni missile sparato, non mandi in bancarotta il proprio paese, ma impieghi quei soldi per la messa in atto della pace con il popolo palestinese.

Mi piace pensare che tutti coloro che si sono indignati, che hanno pianto, che si sono disperati, che hanno insultato Israele, che hanno condannato Hamas, usino lo stesso fervore per tutti gli altri conflitti presenti su questo dannato pianeta.

Mi piace pensare che la guerra in Siria torni in primo piano.

Mi piace pensare che il premier israeliano Netanyahu si dimetta a seguito di questa imbarazzante e inutile prova di forza.

Mi piace pensare un prossimo governo israeliano a favore della pace con il popolo palestinese.

Mi piace pensare che il nome di Vittorio Arrigoni non torni di nuovo nel dimenticatoio.

Mi piace pensare che gli italiani all’estero siano tutti come Rosa Schiano. Vorrei sentire parole altisonanti da parte delle nostre pubbliche autorita’ in suo onore, legittimata in cio’ che sta facendo non solo dal popolo del web.

Mi piace pensare che un giorno gli israeliani non abbiano piu’ paura di prendere un autobus, e i palestinesi non abbiano piu’ paura di vivere.

Mi piace pensare che un giorno leggero’ di nuovo le mie parole e sorridero’ come un bambino pensando che i sogni non sempre siano irraggiungibili.

Stay Human. Restiamo Umani.

R.

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Quando ti trovi a vivere in un paese con quattro strade messe in croce, con quattro bar, cinque market, una chiesa ortodossa in cima ad una collina, diciamo che la concezione di tempo/spazio/vita sociale viene leggermente a mancare. O meglio, cambia.

Cambia tutto.

Come fai ad essere triste, preoccupato del futuro, spaesato a causa del presente, impaurito dalla crisi mondiale, con i nervi a fior di pelle? Decisamente, non puoi. Non puoi in una realtà di seimila abitanti, di cui tremila vivono lontani dal centro della città, in mezzo alle campagne, e per quanto riguarda gli altri tremila, ne vedi in giro meno della metà: i Rumeni non hanno soldi per uscire la sera a prendersi una birra o per mangiarsi una pizza. Vedi sempre le stesse facce in giro, sempre le stesse persone che ti guardano senza capire cosa diavolo ci fa un italiano in un paese sperduto in Romania.Fra l’altro, se provi a spiegarglielo (cosa non per niente facile in una lingua che conosci da appena due mesi), ti chiedono: “ma quanto guadagni?” ed alla risposta “manco na lira” o si mettono a ridere, o ti guardano come un alieno. D’altronde è normale, in un paese in cui la fiducia nelle istituzioni è pari a zero; stessa cosa per quanto riguarda la loro opinione sull’ Unione Europea: non si sa quanti soldi investe in Romania (fra l’altro è facilissimo ricevere finanziamenti dalla Commissione, soprattutto per le aree rurali) ma la sensazione generale è quella “si ma alla fine, il nostro paese fa sempre schifo!”.

Mi sento diverso in questo luogo. Non sperduto. Semplicemente diverso.

Sto imparando a vivere in una cultura totalmente differente dalla mia. Non totalmente differente da quella occidentale, sia ben chiaro: vivo in un piccolo paese di campagna, questo è vero; ma la mentalità è sempre la stessa: i giovani non vedono l’ora di fuggire via (magari all’estero), tutti ostentano ricchezza (quei pochi che l’hanno, naturalmente), la maggior parte delle ragazze del “Liceu” mi ricordano le adolescenti italiane (stesso atteggiamento adolescenziale…); poi, se ti sposti nelle grandi città universitarie (Cluj per esempio) trovi veramente la stessa “occentalità”.

Ma nonostante tutte le similitudini che si possono trovare, resta troppo evidente il distacco fra la Romania e l’Italia. Non finisco mai di stupirmi: mi ricordano i miei nonni, anzi, le cene di natale che facevo a casa della nonna Giulia, quando tutti si mettevano a ricordare dei tempi passati e ridevano e scherzavano della povertà e delle difficoltà che avevano. Qui mi sembra di vivere in quegli anni: la maggior parte delle persone non se la passa poi molto bene in Romania; molti sono emigrati all’estero, e le famiglie qui vivono grazie ai soldi dei parenti; molti giovani non escono mai di casa durante la sera dato che non hanno nemmeno i soldi per mettere la benzina; sono semplici, non ignoranti (anche se il livello culturale dei professori non è poi cosi alto…o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato per ora), e vivono bene nella loro semplicità: se non fosse per i bassi salari, secondo me sarebbero veramente felici di vivere in questo paese. Naturalmente tutti si lamentano in continuazione, come è logico che sia quando non hai la possibilità di vivere una vita degna di questo nome a causa di una pessima politica (sia passata che presente). Ma ho come la sensazione che se la passino meglio di noi in quanto a felicità quotidiana,anche se non in quanto a felicità di vita: per quanto riguarda il loro futuro pianificano continuamente di fuggire all’estero a lavorare, e molti di loro ci riescono benissimo (data la capacità di sacrificio che hanno).

Ma li sento più, come posso dire, umani. E’ come se noi in Italia ci stessimo spostando verso la zona grigia della tolleranza del diverso. Non mi piace; per nulla.

Mentre qui in Romania, sono razzisti solo ed esclusivamente contro i Rom. Voi direte, vi pare nulla: ma in realtà ci sono profonde dietro questo odio razziale. Mentre in Italia odiamo gli immigrati solo perchè “ci rubano il lavoro”; che poi fra l’altro, è una puttanata allucinante: io ci sono andato a raccogliere le olive vicino casa mia, e non ho idea di quante piante sono state abbandonate per mancanza di persone che andassero a prenderle. Sono profondamente convinto in pratica, che il nostro razzismo nasce da radici ben poco profonde e alquanto superficiali.

Dovremmo tutti quanti apprendere, anzi ricordarci, che stress e frenesia non sono atteggiamenti innati o facenti parte della nostra persona a prescindere. Siamo noi che scegliamo la nostra vita. La nostra modalità di lotta.

Sto imparando a lottare, in maniera intelligente. Non è con il nervoso o con la rabbia sterile che cambierò mai qualcosa dentro di me.

Devo indirizzare la mia rabbia. Devo trasformare la mia lotta, in qualcosa di più riflessivo, naturalmente non più pacato.

E paradossalmente, sti rumeni mi stanno cambiando.

 

R.

Memorie Perenni

Pubblicato: novembre 28, 2011 in Thoughts

Non è possibile dimenticarLa.

Continuo quindi a segnalare post, incontri, eventi che La riguardano. Continuo a pensare alle macerie, a tutte le persone che sono morte quel dannato giorno, a coloro che hanno sofferto, a chi continua a soffrire. Continua a sanguinare la mia ferita, con la speranza che un giorno, gli abitanti del L’Aquila, possano finalmente avere la pace e la serenità che spetta ad ogni essere umano.

Appello per L’Aquila

Vedrai che cambierà

 

R.

Ferite aperte

Pubblicato: novembre 5, 2011 in Thoughts

Riporto per intero un articolo sul L’Aquila. La ferita continua a segnare il mio cuore, e difficilmente si sanerà presto. Cosi come continuano a sanguinare i cuori e le menti di migliaia di persone che ancora soffrono nel “cratere”. A loro va il mio pensiero, in questa terra lontana; mai potrò dimenticare veramente la mia terra

L’inettitudine non è mai gratis. Per capire a quale tremendo prezzo l’Italia abbia pagato l’imbecillità della casta, capace solo di salvaguardare i propri privilegi, bisogna andare a L’Aquila. È quella la fotografia del nostro Paese. Nel centro storico del capoluogo abruzzese, come nei piccoli comuni della periferia, si tocca con mano la paralisi. Le macerie, i puntellamenti, le strade chiuse, i divieti, i palazzi pericolanti nella zona rossa.

Tutto quel poco che gli Aquilani hanno ottenuto in questi 31 mesi che sono passati dalla notte del sisma, lo hanno strappato con le unghie e con i denti. Sono scesi in piazza ogni volta che s’avvicinavano i termini di scadenza della sospensione del pagamento delle tasse, e ogni volta hanno racimolato una proroga di qualche mese, gettata dal governo come un’elemosina immeritata.

Il 7 luglio 2010 gli Aquilani manifestano a Roma contro la mancata ricostruzione e i provvedimenti inadeguati presi da Berlusconi, Bertolaso ed il resto della cricca, ottenendo promesse e manganellate. Il governo prolunga la sospensione fino a fine anno, e il 22 dicembre, nel famigerato “Decreto Milleproroghe”, sancisce la sospensione della “riscossione delle rate non versate in scadenza tra il primo gennaio 2011 e il 31 ottobre 2011. La ripresa della riscossione – si legge nel decreto – delle rate non versate sarà disciplinata da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri”. Un regalo di Natale non gradito dagli Aquilani, che si aspettavano un provvedimento di più lungo respiro e che desse maggiori garanzie per il futuro.

Intanto, la rabbia in città era salita alle stelle, nelle settimane precedenti, a causa della nomina, da parte del governo, di Antonio Cicchetti a vice-commissario per la ricostruzione. Lo stesso Antonio Cicchetti che era stato condannato dalla Corte dei Conti per la mala gestione dei fondi relativi alla Perdonanza Celestiniana, e che ora veniva preposto ad amministrare ingenti somme per rilanciare la città. Anche in quel caso i cittadini non erano restati a guardare, ma avevano occupato il Consiglio Comunale, ottenendo in cambio vane promesse e epiteti poco edificanti (“violenti squadristi”) da parte del Pdl.

La scadenza del 31 ottobre prevista dal Milleproroghe, comunque, poteva sembrare lontana, ma i cittadini, vessati dalle difficoltà di vivere in una terra paralizzata, avvertivano il nauseante senso di precarietà insito nell’ennesima proroga. Solo altri dieci mesi.

Oggi, che quei dieci mesi sono terminati, è arrivata la prevdibile condanna per la città: è stato infatti annullato lo slittamento per il pagamento delle tasse per le zone colpita dal sisma. Un provvedimento del genere, ha spiegato Gianni Chiodi, governatore dell’Abruzzo e Commissario alla ricostruzione, “deve essere previsto da un decreto legge che finora non è stato messo a punto”. Anzi, come stabilito nel Milleproroghe, il presidente del Consiglio ha disciplinato la restituzione delle tasse: delle 120 rate di arretrati, gli Aquilani dovranno versare la prima entro il 30 novembre. Poi, entro il 16 dicembre, dovranno addirittura restituire ben 11 rate in un’unica soluzione. Ed entro il 31 dicembre un’ulteriore rata. Questo significa che i lavoratori del capoluogo abruzzese vedranno scomparire la tredicesima dalle loro buste paga, e buona parte dello stipendio di novembre e soprattutto di dicembre. E, a partire dal gennaio 2012, dovranno continuare a versare ogni mese una delle rate arretrate.

Tutto ciò senza alcuna decurtazione sull’importo da pagare, come era stato previsto a seguito dei terremoti dell’Umbria e dell’Irpinia. Gli Aquilani, da ora in poi, dovranno pagare per intero le tasse ordinarie, e per intero le tasse sospese fino al pagamento della centoventesima rata. E così proprio loro, che avrebbero bisogno di agevolazioni fiscali per vivere in una città martoriata e piena di problemi, saranno quelli che pagheranno le tasse più ingenti.

“Da oggi tutti i cittadini aquilani – annuncia il deputato abruzzese del Pd Giovanni Lolli – daranno vita ad una mobilitazione per le difesa dei loro diritti, una mobilitazione unitaria, che non deve vedere alcun atteggiamento di parte perché gli obiettivi da raggiungere riguardano i diritti e la dignità di ogni cittadino”. Ancora una volta, insomma, gli Aquilani sono chiamati a scendere in strada per ottenere quello che un governo decente dovrebbe garantire loro. E, a giudicare dalle prime reazioni sui blog e sui social network, gli Aquilani sono pronti a farlo, anche se ciò significherà ancora manganellate e insulti.

La situazione in cui è ridotto il capoluogo d’Abruzzo, del resto, non può più essere accettata. E anche in questo, forse, L’Aquila è lo specchio dell’Italia intera. “Accettando la realtà ci si crede di fare il proprio bene, invece si prolunga la propria schiavitù”. Sono parole di Ennio Flaiano, che era abruzzese.

Link dell\’articolo originale

#Italianrevolution

Pubblicato: maggio 25, 2011 in Rage, Thoughts

Continua la rivoluzione italiana.

Due considerazioni in merito, una negativa, l’altra neutra.

Sono portato a pensare che l’attivismo politico, la voglia di non starsene con le mani in mano di fronte a chiunque possa prendere decisioni che influiscano pesantemente sulla nostra vita, il desiderio di “fare qualcosa” per il mondo o per gli altri o semplicemente per noi stessi, siano espressioni dell’animo umano presenti in tutti gli individui comuni (diverso è il discorso di coloro che ricoprono ruoli di vertice, ma di costoro non mi interessa un fico secco); il problema qual’è? Che la maggior parte degli individui comuni non traduce questo sentimento in azione. Ed ecco che non andiamo a votare, non riflettiamo su quello che ci circonda, non partecipiamo alle manifestazioni, non facciamo i picchetti davanti alle fabbriche, e continuiamo a condurre la nostra vita come abbiamo sempre fatto; fino a quando abbiamo il lavoro; fino a quando non iniziamo a guardare nel nostro portamonete e vediamo che non c’è più nulla; allora via  con le proteste!

#italianrevolution quindi. Mi diverte chiamarlo cosi; come ho letto in qualche forum, noi italiani (a detta di una ragazza spagnola che sta protestando a Puerto del Sol) prima inventiamo l’hashtag (che sarebbe quella scritta) poi andiamo in piazza. Mi ha fatto sorridere la veridicità di questa affermazione. La ragazza continuava dicendo che in Spagna l’occupazione delle piazze è arrivata dopo mesi di discussioni e di proteste. In Italia non è andata proprio cosi.

Sull’onda della protesta spagnola si è deciso di occupare e di protestare. Cosi, all’improvviso. E sono iniziati i soliti discorsi qualunquisti. Sui problemi italiani che tutti noi conosciamo, sui mille problemi che ci sono in questo paese. Incollo vari proclami che si trovano nella pagina ufficiale di Facebook

Chi siamo?        

Siamo persone comuni. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, lavorare o per cercare lavoro, persone che hanno famiglia e amici. Persone che lavorano duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi le circonda. Siamo persone venute liberamente e spontaneamente che dopo le manifestazioni tenute in diverse città spagnole in questi giorni, hanno deciso di riunirsi per continuare a rivendicare la dignità e la coscienza politica e sociale. Siamo persone stanche di vivere in un sistema che tutela il denaro ed il potere anziché i diritti ed i più deboli.

 

Perché siamo qui?

Perché vogliamo una società nuova che dia priorità alla vita, al di sopra degli interessi economici e politici, al di sopra degli interessi personali di chi ha il potere o lo vorrebbe avere. Vogliamo un cambiamento nella società e nella coscienza sociale. Dimostrare che la società non sta dormendo e che continuiamo a lottare perché ci meritiamo una vita serena e di pace. Vogliamo fare una proposta concreta di cambiamento coinvolgendo davvero le persone e cercando così di proporre un manifesto che sia veramente di tutti e non di un partito. Chiediamo una rivoluzione globale ed etica, e la chiediamo ora!

 

Perché ora?

Se non adesso, quando? Se non io, chi? Prima che sia troppo tardi, prima che vengano commessi altri abusi, noi vogliamo poter dire e proporre la nostra, noi vogliamo portare il cambiamento che tutti chiedono. Vogliamo tutto, lo vogliamo adesso, se lo vuoi anche tu unisciti a NOI

Questo è il primo. Belle parole. Vogliamo tutto e lo vogliamo adesso: neanche i bambini di cinque anni pensano sul serio di poter avere tutto subito. Non una sola frase sul come fare la rivoluzione, non un solo pensiero politico profondo. Ma sul serio queste persone pensano di fare una rivoluzione senza alcuna ideologia politica? Mi viene da piangere al solo pensiero.

Il Manifesto del gruppo di Roma, ad esempio, si trova in questo Blog: utopico, abbracciabile da ogni individuo, perfetto per essere rivoluzionario. Però nessun colore polico. Solo magliette bianche. Isolare i violenti. Invitare i poliziotti a parlare insieme a noi (si perchè i poliziotti possono tranquillamente sedersi in una piazza insieme alle persone che la stanno occupando illegalmente). Presidi permanenti. Tutti possono parlare (ma non più di 5 minuti, e senza insultare mi raccomando).

Mi sembrano le regole dei salotti televisivi tipo Ballarò, Annozero et similia.

Ma dai! Pensare che basti sedersi in una piazza, senza uno straccio di proposta (che si cerca di costruire su internet, come se la rete possa risolvere ogni tipo di problematica mondiale), senza uno straccio di idea alternativa.

Bene, sarà anche bello vedere dei bravi ragazzi, dei giovani, che si siedono nelle piazze e protestano, gridano, propongono. Sarà anche bello vederli li, mattina e sera, pronti a non mollare! Sarà anche bello saperli li, in piazza, che fanno le assemblee, che si guardano negli occhi, che si riscoprono tutti umani, che si sentono bene, cosi, l’uno vicino all’altro.

Non dico che non sia bello. Per loro sarà stupendo.

Ma invece di starsene li sotto le stelle a fare le assemblee, dove cazzo erano quando bisognava lottare?

Ok, come al solito mi sto agitando. Riformulo il pensiero.

Giustamente mi sorge un dubbio: perchè queste persone hanno deciso oggi di lottare, quando le piazze erano vuote nei momenti critici degli ultimi anni (e per vuote intendo che non sono scesi milioni di persone a manifestare!)? Perchè quando si parlava dell’articolo 18, quando si legalizzava lo sfruttamento lavorativo dell’individuo, non sono scesi TUTTI a manifestare? Adesso giustamente ci lamentiamo che il lavoro fa schifo, che le aziende ti sfruttano, che non abbiamo più alcun diritto. Purtroppo io non voglio stare a dormire sotto il cielo stellato con una persona che ha aperto gli occhi solo ora che la crisi ha intaccato la sua vita. Io ho fatto altre scelte nella vita: tipo distruggermi il fegato da quando ho 18 anni, tipo informarmi e studiare quello che non conosco, tipo riflettere prima di parlare di puttanate come “Il potere delle banche” “Il signoraggio” “il debito pubblico esiste solo per sfruttare noi cittadini” (e metto qui un video di un ragazzo in piazza a Milano che parla durante l’assemblea…Incommentabile), tipo ascoltare le parole di un altro individuo con idee differenti dalle mie, tipo scendere in piazza quando quella battaglia è di fondamentale importanza.

Altre persone hanno fatto scelte diverse in Italia: hanno scelto di votare Berlusconi, hanno scelto di votare alla lega, hanno scelto di NON votare ai referendum ma di andare al mare, hanno scelto di non occupare le aule universitarie perchè dovevano andare a lezione e dovevano fare gli esami. Di esempi simili se ne potrebbero fare a iosa. Ok, le persone che stanno adesso in piazza, non sono molto probabilmente inclusi nell’elenco fatto sopra. Ma se lo fossero? Io dovrei fare la rivoluzione con un tizio che ha votato Silvio Berlusconi? Stiamo scherzando? E cosa pensate possa nascere da un movimento che non ha il coraggio di dire ” Sti cazzo di simboli politici portateli, se riuscite a dimostrarci che i vostri simboli sono coerenti con le nostre idee, se riuscite a convincerci che voi non venite qui con le bandiere per uno scopo di immagine, potete mettere quello che volete”. Ma non hanno il coraggio di dirlo, e in Spagna invece, lo hanno fatto.

Ecco qual’è la considerazione negativa.

Quella neutra è molto più facile da spiegare. Nasce dal fatto che non ci riesco a pensar totalmente male di queste persone. Non ci riesco a considerarli solo ed esclusivamente dei qualunquisti privi di valori e di ideali. Il mio lato umano è veramente attratto da queste persone, vorrei parlare con loro e dialogare. Lo sto facendo su internet, non solo su questo blog; in piazza ci andrò domani sera, e valuterò meglio. Sono contento, da un lato, che qualcuno si alza e protesta. Ma ho paura che vada tutto a troie, come ogni cosa in questo paese. Ho paura che non riusciranno a concretizzare nulla, che alle prime difficoltà sarà tutto un fuggi fuggi. Io spero che almeno questa volta, le forze dell’ordine non esagerino: se volessero farli sgombrare, ci metterebbero dieci minuti. Per fortuna, almeno per ora, sembra che non sia questa la strada.

Sarà l’inizio di una nuova rivoluzione? Difficile crederlo: non penso ci sia un solo lavoratore che abbia deciso di mollare tutto e di mettersi in piazza. Le rivoluzioni si fanno prendendo scelte di vita eclatanti, percorrendo strade tortuose, impervie, e prive di ogni comodità. Io sono anni che sto cercando di prepararmi, e non ci riesco. Mi sento un fallito. Ma non ho intenzione di scendere in piazza senza preparazione. Sarebbe un massacro.

Spero tanto di aver scritto una marea di idiozie solo perchè sono invidioso. Spero di aver sbagliato tutto. Spero di non aver azzeccato una sola scelta nella mia vita. E spero che queste persone possano rivoluzionare l’Italia.

Ma non tutte le speranze diventano realtà

R.

Vari Link:

\”Los Indignados\” in piazza Catalunya

Articolo Del Secolo XIX

Interessante discussione nei commenti dell\’articolo dei Wu Ming: ho trovato la maggior parte dei spunti fra le pagine e le parole di queste persone

Blogger in Piazza Maggiore

L’Italia è un paese per vecchi

Pubblicato: maggio 17, 2011 in Policy, Thoughts

Ho seguito le amministrative con passione, devo ammetterlo.

Sono appassionato di politica, del sociale, e soprattutto dell’uomo. Sono una persona curiosa, interessata a scoprire ed approfondire la realtà che mi circonda. Non riesco a mandare a quel paese la mia nazione in maniera definitiva. C’è una parte di me, sempre più piccola, che continua a sperare in un futuro migliore. Percepisco il disagio culturale e sociale nel quale stiamo sprofondando inesorabilmente; piango ancora di fronte al menefreghismo e alla mancanza di sensibilità mostrata dai nostri politici, ma dagli italiani in genere: siamo un popolo in cui la coscienza civica si è assopita a causa di anni di politica fallimentare. Dal dopoguerra ad oggi il nostro stato non ha mai cercato di formare sul serio i propri cittadini: sono passati altri messaggi da parte della classe politica. L’Italia, dal 1945 ad oggi, ha una storia politica travagliata, piena di scandali, di aberrazioni sociali, di lotte e di problemi irrisolti. La Democrazia Cristiana è stata la causa del debito pubblico, della corruzione politica, del rapporto con gli USA per fermare ad ogni costo l’avanzata del partito comunista; in pratica, i nostri genitori, insieme all’attuale classe politica, sono cresciuti con l’idea che ” chi frega è migliore di chi non lo fa”; la celebre “furbizia” dell’italiano medio è diventata nell’immaginario comune una virtù; se rubi, se non paghi le tasse, se trovi il modo di aggirare la legge, non sei guardato come un ladro, ma come una persona “svelta”. Da notare il lessico dialettale e superficiale: in effetti è proprio questo l’italiano medio. Superficiale, provinciale, legato a valori personali e non universali. Parliamo della famosa ospitalità italiana, ma se viene un tedesco nel nostro piccolo paese, nessuno si sforza a parlare con lui, ad integrarlo nel gruppo, tanto l’inglese non lo sappiano, e poi è più bello prenderlo in giro. Parliamo del fatto che gli italiani sono “compagnoni” ma non diciamo che questa cosa avviene solo fra persone che fanno parte della stessa estrazione sociale: provate ad andare nel nord se siete “terroni” e vedete se sono ospitali o compagnoni. Andiamo all’estero e non rispettiamo minimamente usi o costumi degli altri popoli. Spettacolare poi, è la presunzione culinaria che abbiamo: il cibo italiano è il migliore al mondo! Non sappiamo nemmeno cosa mangiano in Spagna, in Austria o in Germania, paesi geograficamente vicini a noi, figuriamoci dall’altra parte del mondo! Però la nostra cucina è la migliore! Perchè ci sono tantissimi ristoranti italiani all’estero! Ma non ci soffermiamo a pensare che la presenza di quelle attività all’estero possa essere legata ad un fenomeno di emigrazione non indifferente. La dieta Mediterranea, la bellezza Mediterranea! L’olio lo facciamo solo noi! La Pasta l’abbiamo inventata noi e nessuno all’estero sa cosa sia!

L’ignoranza storica del nostro popolo è fuori discussione: il discorso è complesso e ho semplificato in maniera stupida e superficiale. Ma era voluto. Questo per far notare quanto sia facile mostrare che la maggior parte dei luoghi comuni non ha nessun fondamento di verità; e soprattutto per stimolare la riflessione anche su quello che ci sembra privo di valore.

Voglio dire che purtroppo i problemi della nostra società derivano da una mancanza di cultura civica, di educazione civica. Fin dalle elementari dovrebbero insegnare ai bambini ad essere cittadini; ed è l’unica salvezza al qualunquismo politico, alla demagogia berlusconiana, alla politica priva di contenuti e di programmi, ai politici privi di onestà intellettuale. Se avessimo cultura civica, non voteremmo mai ad una persona come Berlusconi; chiedetevi per quale motivo Murdoc, Bill Gates, o altri imprenditori con enorme potere materiale, non si siano mai presentati in prima persona. Ci sarà pure un motivo se questo è un fenomeno solo italiano. Chiedetevi perchè ci sono politici che siedono come deputati da più di trentanni. Chiedetevi perchè non ci sono giovani nella politica. In realtà non c’è un giovane in nessun ruolo di vertice in Italia. Ah vero, in realtà non ci sono più giovani in Italia (Link)!

Purtroppo la classe politica al vertice non ha mai lanciato nessun grido d’allarme circa la mancanza di civiltà dei propri cittadini; un pò perchè la destra è tendenzialmente conservatrice e, data la sua natura, non ha la minima intenzione di permettere ai ceti medio/bassi di sollevarsi dalla loro posizione; un pò perchè non abbiamo mai avuto negli ultimi trent’anni politici di particolare statura morale e politica.

L’Italia si è fermata anni fa, non ci sono prospettive future e la maggior parte delle persone che ha la possibilità di farlo, sceglie di emigrare all’estero. Ci sono più di quattrocentomila giovani all’estero che lavorano in settori ad alta specializzazione; il lavoro manuale si regge solo grazie agli immigrati; la natalità aumenta sempre grazie a questi ultimi; il PIL non cresce, e non nascono nuove industrie; non abbiamo un industria avanzata nel settore tecnologico; la maggior parte delle infrastrutture è vecchia, dovrebbe essere restaurata, o addirittura dovrebbe essere costruita da zero; la Salerno-Reggio Calabria è ferma da vent’anni (per la cronaca, in Giappone hanno ricostruito 600 chilometri in una settimana); non investiamo nella ricerca, non investiamo nel sociale; abbiamo una credibilità internazionale pari a zero ( si parla di escludere l’Italia dal G8); le nostre università non hanno la possibilità di pagare i ricercatori e quelli che sono pagati, hanno uno stipendio mediamente di due terzi inferiore a quello di un loro collega statunitense.

E i giornali, giustamente, parlano del fatto che a Milano ha vinto Giuliano Pisapia. Ho esultato anche io, lo ammetto. Ma a cosa serve tutto questo? A cosa serve quando abbiamo dei problemi cosi radicati nella nostra cultura? A cosa serve quando tutto quello di cui parlo è ampiamente conosciuto da tutti, ma la stragrande maggior parte delle persone preferisce pensare dentro di se “Si è vero, ma fino a quando io sto bene…chissene….”?

L’indifferenza è la peggior malattia di una società. Ne vedo tanta intorno a me. Nonostante tutto questo, la mia speranza è sempre viva, e non ho la minima intenzione di mollare.

Ma ho come l’intenzione che mi toccherà emigrare. Anche a me.

R.

Follia umana

Pubblicato: maggio 13, 2011 in Thoughts, Uncategorized

Tempo di bilanci personali.

Calma, stiamo calmi.

Ricominciamo.

Allora….ehm…ehm…

E’ arrivato il momento di guardarsi dentro…

Cazzo. Non ci siamo.

….

….

Mi siedo a pensare. Guardo fuori dalla mia finestra. Vedo il blu del cielo, il verde delle colline, gli alberi in fiore…

Bene, questa è scandalosa….bene, inizierò onestamente.

Avete presente il momento in cui dovete appendere un poster alla parete? Il momento in cui dovete scegliere la posizione giusta, l’altezza, il chiodo, e infine, dovete cercare di posizionarlo in modo tale che non penda da un lato? Bene, non è semplice. Ok, non come scoprire il covo di Bin Laden, visto che ci hanno messo una decina d’anni, non come trovare le armi di distruzione di massa in Iraq, visto che non ci sono mai state, ma in ogni caso bisogna usare la testa; altrimenti viene storto. Ok, viene storto in tutti i casi, è vero. Ma facciamo finta che alla fine voi riuscirete a posizionarlo in maniera perfetta. Ma è proprio cosi? Su su, non siate falsi con voi stessi! E’ storto! Si vede a occhio nudo! Oppure no? Forse è dritto sul serio…

Ecco, questo è esattamente il genere di riflessioni che io reputo “non costruttive”. Non conducono a nulla e, se anche lo facessero, sarebbe una conclusione momentanea. Comunque ci resterebbe il dubbio.

Ora, il problema è il seguente: trovarsi in una condizione simile quanto può essere dannoso per la nostra salute mentale? In particolar modo mi preoccupo della mia, se non vi spiace. Per fortuna nella vita delle persone ci sono i dubbi! Vi immaginate se tutti i poster della vostra vita fossero allineati, in fila uniforme, iper precisi! Che strazio.

Bene, dato che l’ultimo mio desiderio è quello della stabilità, dovrei essere contento di vivere una vita movimentata. In linea di massima non mi sono mai prefissato una linea di comportamento ben precisa. Vivo seguendo i miei sogni e le mie emozioni, e non mi sono mai preoccupato della stabilità o della società che mi circonda.

C’è qualcosa che stona però. Quando per seguire i propri sogni, entrano in gioco altre componenti. Non è facile come pensassi; o almeno, non lo è in questo momento.

Sto lottando quotidianamente per restare immune alle infiltrazioni esterne alla mia anima. Nulla riesce a impedirmi di sognare o di seguire i miei ideali. Ma sto notando che non avviene a costo zero. Piano piano mi rendo conto che potrei venire sconfitto; potrei adagiarmi sull’inedia e scegliere strade più semplici. Il pericolo esiste. La tentazione di strade semplici da percorrere? Dove la mettiamo?

Mi rifiuto di rassegnarmi, questo è chiaro. Ma in questo periodo tutto sta diventando complicato.

Sogno di continuo mille strade entusiasmanti per il mio futuro. Sogno anni in cui potrò sentirmi felice e spensierato, in cui potrò agire per i miei ideali, in cui la società che mi circonda sarà quella che ho sempre sognato. Una società di persone rispettose, che non pensano a giudicare, che…

Ok, non scendiamo nell’utopia di basso livello.

Ma io devo trovare una situazione sociale che valga la pena di essere vissuta! Non posso stare in un paese come l’Italia che….evito l’elenco delle aberrazioni umane del nostro paese. Fra l’altro non approvo il novanta per cento delle scelte della società occidentale.

Dove emigro? Diciamo che non conosco buona parte del mondo non occidentale, quindi mi piacerebbe impegnarmi in progetti di vita che mi portino ben lontano dai confini nazionali.

Fino a quando non si concretizza questa situazione, la mia testa non smetterà di dolermi, il mio cuore non smetterà di avere le palpitazioni, e la mia anima non smetterà di sanguinare.

Eterna insoddisfazione umana? Speriamo di no. Il viaggio, continua.

R.