L’Italia è un paese per vecchi

Pubblicato: maggio 17, 2011 in Policy, Thoughts

Ho seguito le amministrative con passione, devo ammetterlo.

Sono appassionato di politica, del sociale, e soprattutto dell’uomo. Sono una persona curiosa, interessata a scoprire ed approfondire la realtà che mi circonda. Non riesco a mandare a quel paese la mia nazione in maniera definitiva. C’è una parte di me, sempre più piccola, che continua a sperare in un futuro migliore. Percepisco il disagio culturale e sociale nel quale stiamo sprofondando inesorabilmente; piango ancora di fronte al menefreghismo e alla mancanza di sensibilità mostrata dai nostri politici, ma dagli italiani in genere: siamo un popolo in cui la coscienza civica si è assopita a causa di anni di politica fallimentare. Dal dopoguerra ad oggi il nostro stato non ha mai cercato di formare sul serio i propri cittadini: sono passati altri messaggi da parte della classe politica. L’Italia, dal 1945 ad oggi, ha una storia politica travagliata, piena di scandali, di aberrazioni sociali, di lotte e di problemi irrisolti. La Democrazia Cristiana è stata la causa del debito pubblico, della corruzione politica, del rapporto con gli USA per fermare ad ogni costo l’avanzata del partito comunista; in pratica, i nostri genitori, insieme all’attuale classe politica, sono cresciuti con l’idea che ” chi frega è migliore di chi non lo fa”; la celebre “furbizia” dell’italiano medio è diventata nell’immaginario comune una virtù; se rubi, se non paghi le tasse, se trovi il modo di aggirare la legge, non sei guardato come un ladro, ma come una persona “svelta”. Da notare il lessico dialettale e superficiale: in effetti è proprio questo l’italiano medio. Superficiale, provinciale, legato a valori personali e non universali. Parliamo della famosa ospitalità italiana, ma se viene un tedesco nel nostro piccolo paese, nessuno si sforza a parlare con lui, ad integrarlo nel gruppo, tanto l’inglese non lo sappiano, e poi è più bello prenderlo in giro. Parliamo del fatto che gli italiani sono “compagnoni” ma non diciamo che questa cosa avviene solo fra persone che fanno parte della stessa estrazione sociale: provate ad andare nel nord se siete “terroni” e vedete se sono ospitali o compagnoni. Andiamo all’estero e non rispettiamo minimamente usi o costumi degli altri popoli. Spettacolare poi, è la presunzione culinaria che abbiamo: il cibo italiano è il migliore al mondo! Non sappiamo nemmeno cosa mangiano in Spagna, in Austria o in Germania, paesi geograficamente vicini a noi, figuriamoci dall’altra parte del mondo! Però la nostra cucina è la migliore! Perchè ci sono tantissimi ristoranti italiani all’estero! Ma non ci soffermiamo a pensare che la presenza di quelle attività all’estero possa essere legata ad un fenomeno di emigrazione non indifferente. La dieta Mediterranea, la bellezza Mediterranea! L’olio lo facciamo solo noi! La Pasta l’abbiamo inventata noi e nessuno all’estero sa cosa sia!

L’ignoranza storica del nostro popolo è fuori discussione: il discorso è complesso e ho semplificato in maniera stupida e superficiale. Ma era voluto. Questo per far notare quanto sia facile mostrare che la maggior parte dei luoghi comuni non ha nessun fondamento di verità; e soprattutto per stimolare la riflessione anche su quello che ci sembra privo di valore.

Voglio dire che purtroppo i problemi della nostra società derivano da una mancanza di cultura civica, di educazione civica. Fin dalle elementari dovrebbero insegnare ai bambini ad essere cittadini; ed è l’unica salvezza al qualunquismo politico, alla demagogia berlusconiana, alla politica priva di contenuti e di programmi, ai politici privi di onestà intellettuale. Se avessimo cultura civica, non voteremmo mai ad una persona come Berlusconi; chiedetevi per quale motivo Murdoc, Bill Gates, o altri imprenditori con enorme potere materiale, non si siano mai presentati in prima persona. Ci sarà pure un motivo se questo è un fenomeno solo italiano. Chiedetevi perchè ci sono politici che siedono come deputati da più di trentanni. Chiedetevi perchè non ci sono giovani nella politica. In realtà non c’è un giovane in nessun ruolo di vertice in Italia. Ah vero, in realtà non ci sono più giovani in Italia (Link)!

Purtroppo la classe politica al vertice non ha mai lanciato nessun grido d’allarme circa la mancanza di civiltà dei propri cittadini; un pò perchè la destra è tendenzialmente conservatrice e, data la sua natura, non ha la minima intenzione di permettere ai ceti medio/bassi di sollevarsi dalla loro posizione; un pò perchè non abbiamo mai avuto negli ultimi trent’anni politici di particolare statura morale e politica.

L’Italia si è fermata anni fa, non ci sono prospettive future e la maggior parte delle persone che ha la possibilità di farlo, sceglie di emigrare all’estero. Ci sono più di quattrocentomila giovani all’estero che lavorano in settori ad alta specializzazione; il lavoro manuale si regge solo grazie agli immigrati; la natalità aumenta sempre grazie a questi ultimi; il PIL non cresce, e non nascono nuove industrie; non abbiamo un industria avanzata nel settore tecnologico; la maggior parte delle infrastrutture è vecchia, dovrebbe essere restaurata, o addirittura dovrebbe essere costruita da zero; la Salerno-Reggio Calabria è ferma da vent’anni (per la cronaca, in Giappone hanno ricostruito 600 chilometri in una settimana); non investiamo nella ricerca, non investiamo nel sociale; abbiamo una credibilità internazionale pari a zero ( si parla di escludere l’Italia dal G8); le nostre università non hanno la possibilità di pagare i ricercatori e quelli che sono pagati, hanno uno stipendio mediamente di due terzi inferiore a quello di un loro collega statunitense.

E i giornali, giustamente, parlano del fatto che a Milano ha vinto Giuliano Pisapia. Ho esultato anche io, lo ammetto. Ma a cosa serve tutto questo? A cosa serve quando abbiamo dei problemi cosi radicati nella nostra cultura? A cosa serve quando tutto quello di cui parlo è ampiamente conosciuto da tutti, ma la stragrande maggior parte delle persone preferisce pensare dentro di se “Si è vero, ma fino a quando io sto bene…chissene….”?

L’indifferenza è la peggior malattia di una società. Ne vedo tanta intorno a me. Nonostante tutto questo, la mia speranza è sempre viva, e non ho la minima intenzione di mollare.

Ma ho come l’intenzione che mi toccherà emigrare. Anche a me.

R.

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