Archivio per dicembre, 2011

Feste, festicciole, e festività

Pubblicato: dicembre 25, 2011 in EVS in Romania, Mystic

Questo è il primo Natale in vita mia che passo in terra straniera. Che sensazione si prova? Tanta tristezza e solitudine.

Sembra scontata come risposta, sembra banale, ma il ricordo di tutti i pranzi e le cene trascorse con la mia famiglia è vivido nella mia mente: tutti gli anni andavamo a casa dei miei nonni materni per celebrare la cena di Natale! Non è mai stato un fatto religioso per quanto mi riguarda: è vero che dieci anni fa le miei radici cristiane erano radicate nella mia anima talmente tanto forte che non avrei mai potuto affermare quello che dico adesso, e cioè che il Natale non conta un accidente di niente per quanto mi riguarda. Anzi, non fa altro che infondermi rabbia e nervosismo contro tutte quelle persone che si ricordano di essere umane soltanto in questa giornata. E via con l’elemosina, con le buone azioni, con le puttanate a pieno regime.

Io ho un’idea diversa di queste feste. Per me è legata all’idea della famiglia, all’idea delle tradizioni da mantenere, all’idea di tornare nel proprio paese natale e stare tutti insieme! Famiglia, amici distanti, universitari e emigranti, tutti! In questo periodo non manca nessuno. E quest’anno manco io.

Molto ma molto triste per quanto mi riguarda. Non siamo ancora nella tragedia, ovviamente!

Ieri è stata una bella giornata: ieri mattina siamo andati io e Gintare, la ragazza dalla Lituania, in un paese di montagna vicino a Novaci, si chiama Ranca. E’ un resort turistico di medie dimensioni, con molti turisti (il termine “molti” naturalmente va adattato alla Romania) e qualche straniero. Ci siamo avventurati in una splendida passeggiata nel bel mezzo della montagna, alla stupenda e inebriante temperatura di meno 10 gradi; stavo per schiattare di freddo, ma nel momento in cui ci siamo fermati, nel momento in cui siamo rimasti immobili nel bel mezzo di una strada piena di neve e ghiaccio, tutto si è trasformato: silenzio, tanto tanto tanto silenzio come mai avevo ascoltato. Chiusi gli occhi, il panorama di fronte a noi è scomparso dentro una nuvola: nè sole, nè uccelli, nè uomini, nè luce, nè ombra; nulla. E tutto.

Sentivo il respiro della Terra. Sentivo me stesso, nudo, immobile, immateriale di fronte a tutto quello che mi circondava. Impotente e dio. Uomo e animale.

Non riesco nemmeno a contare tutte le emozioni provate di fronte allo spettacolo della Natura. Quanto mi sono sentito piccolo in quelle montagne che ogni mattina mi sembrano cosi lontane.

Dannata Romania! Chi poteva mai immaginare che riservasse delle emozioni cosi belle? Dannatamente vero che prima di parlare di qualsiasi cosa, bisogna viverci insieme.

E per finire, ieri sera c’è stata una simpaticissima cena con tutti gli altri volontari: ognuno di noi ha cucinato un piatto diverso, è stata un’altra bella serata passata con persone cosi differenti da me.

Ed ogni giorno scopro qualcosa di nuovo sugli altri volontari: Gintare che mi parla della sua famiglia, Patricia del suo lavoro nella libreria della sua città in Portogallo; ed aggiungo sempre più mattoni al muro della nostra amicizia. Muro che non farò in tempo ad ultimare, ovviamente: quando finiremo questo progetto, saranno trascorsi nove mesi. Pochi per conoscere realmente qualcuno, pochissimi per capire chi hai di fronte. Da un lato è meglio cosi: il distacco sarà più facile, probabilmente. Anche se, conoscendomi, la vedo dura a fine maggio ad abbandonare tutti gli altri. Non saremo il miglior gruppo di volontari del mondo, tre di noi hanno deciso di abbandonare il progetto, ma l’ambiente multiculturale che sto vivendo è stimolante in una maniera incredibile: il mio cervello lavora di continuo per tradurre in un inglese decente, per spiegare quello che diavolo sta succedendo nel nostro paese, per spiegare le mie esperienze di vita, e per cercare di capire le storie di coloro che mi circondano. Non è per nulla facile, ma è troppo divertente!

Trarre un bilancio di questo venticinque dicembre? Tutto sommato positivo, nonostante l’ouverture totalmente negativa di questo post. Questo per ribadire ancora una volta la mia instabilità emotiva perenne!

Fra due giorni tornerò a casa. Il 27 dicembre sarò di nuovo in Italia per un paio di settimane; non è cambiato niente in questi quattro mesi, continuano a ripetermi.

Già so la mia risposta: qualcosa è sicuramente cambiato.

Io.

 

 

R.

 

 

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Laurène

Pubblicato: dicembre 22, 2011 in EVS in Romania

Piu di quattro mesi sono passati dall’inizio di questo percorso.

Sono quasi cinque.

Ed è quasi Natale.

Cazzo.

Le giornate trascorrono ad una velocità incredibile: ogni ora, ogni momento è una sorpresa in questo luogo dimenticato da dio. Eppure non spenderesti un euro per trascorrere le tue vacanze in Novaci. Ed invece non faccio altro che sorridere da quando sono in Romania.

Sarà il contatto con i bambini, saranno le lacrime che mi strappano quei ragazzi delle scuole superiori con la loro innocenza e la loro semplicità di vita, saranno i dialoghi incomprensibili con tutte le persone che ci hanno dato un passaggio, saranno i dialoghi in inglese, in francese, in spagnolo, in rumeno.

Il volontariato europeo è un’occasione unica. Sto rimpiangendo mille e mille volte ancora la mia scelta di non aver fatto l’Erasmus. Essere in mezzo a persone cosi diverse,provenienti da diversi paesi di tutta l’Europa, sta schiudendo l’uscio della mia mente con la forza di un tifone. Rifletto continuamente sulla loro provenienza, sulla loro esperienza personale, e sulle loro parole: le ragazze lituane orgogliose del loro piccolo paese, mi hanno mostrato quanto sono orgogliose della loro nazione, raccontandomi la sofferenza che hanno sofferto i loro genitori durante l’occupazione sovietica. Ed io mi ritrovo a parlare dell’Italia, della nostra situazione politico-sociale; e cerco di essere quanto più obiettivo possibile, senza buttare merda e fango di continuo sul nostro paese, ma motivando ogni mia singola parola. E non per niente facile.

Purtroppo l’unica nota stonata di questo periodo è la partenza di Laurène, la ragazza francese di Carcassonne; quanto odio gli addii.

Ora che cominciavamo ad avere un rapporto decente, di quelli che mi interessano e mi stimolano mentalmente,puff! Ha deciso di prendere e di tornare a casa: non è riuscita a far suo il progetto. Abbiamo parlato un sacco, non tantissimo, ma non ci siamo limitati all’apparenza. Ed è venuto fuori tantissimo: mi sono trovato di fronte una persona intelligente, artistica, piena di paure, ma capace di rifletterci sopra e di valutare la situazione nel suo complesso, con un pò di quella arroganza e di quel lassismo tipici dei ragazzi di diciannove anni. Stupenda persona che spero di poter rivedere presto, per trascorrere ancora tante ore insieme.

Non è facile lasciarsi alle proprie spalle persone conosciute in un contesto forte come quello del volontariato: qui siamo animati da uno spirito differente, non rientriamo nelle normali logiche lavorative, siamo borderline, per usare un termine caro agli americani. I legami sono più intensi e più stretti. All’inizio mi sfuggiva questa cosa, stavo iniziando ad isolarmi di nuovo.

Ma sto maturando, anche nelle relazioni umane. Imparo ad ascoltare ed a rispettare il giusto momento prima di parlare. Imparo a non essere sempre al centro dell’attenzione o del discorso. Imparo a quanto è importante essere chiari con persone provenienti da una cultura differente.

Ciò che ancora non imparo, e che non imparerò mai penso, è lasciarmi alle spalle le persone che hanno segnato in qualche modo il mio cammino.

Laurène è una di queste persone: è entrata improvvisamente nella mia strada, come tutti gli altri 9 volontari, ed improvvisamente ne è uscita; mi dispiace e mi fa male saperla cosi lontana.

Ma la vita è una sorpresa continua, e, nonostante io avessi dimenticato questo banale motto, non faccio altro che sorridere ripensando a lei. In fin dei conti, essere tristi e depressi non la renderebbe felice.

In bocca al lupo per tutta la tua vita dannata francese. Spero che il tuo cammino non si fermerà mai, e spero che il famoso sentiero disegnatoti da Patricia si incontri con il mio, in quella parte di foglio rimasta oscura.

Ciao!

R.

 

Giustino Parisse

Pubblicato: dicembre 1, 2011 in Rage

“Quant’era bella la mia Onna, cronache dentro il terremoto”  di Giustino Parisse, capo servizio della redazione aquilana del quotidiano “Il Centro”.

Perse il padre e due figli adolescenti. Morti a causa di un disastro naturale, ed a causa della negligenza umana.

Continua il processo che vede sette imputati, membri della Commissione Grandi Rischi, che il 31 marzo 2009 cercò in ogni modo di rassicurare la popolazione aquilana. (video)

  • «le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti di pochi millimetri e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture»
  • «non c’è un pericolo»
  • «la comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole»

Queste furono le frasi pronunciate dalla Commissione Grandi Rischi.

Nove giorni dopo ci furono 308 vittime, oltre 1600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati.

E naturalmente è partita l’inchiesta della procura dell’Aquila.

Non ho la minima intenzione di parlare della prevedibilità o meno dei terremoti. Non ho conoscenze di geofisica, di fisica, di crosta terrestre, e cose simili. So che i terremoti non si possono prevedere, ma so anche che l’Italia è il paese delle leggi non applicate. Se non erro siamo il paese europeo con il maggior numero di leggi. E, naturalmemte, la legislazione per quanto riguarda i terremoti è vastissima. Obblighi su obblighi per quanto riguarda la costruzione di edifici pubblici in aree sismiche. Ma, come è ovvio in Italia, nessuno si preoccupa chissà quanto di essa.

Ciò che realmente mi fa amare il mio paese è il processo mediatico che si innesca all’indomani di un qualsiasi evento/problema sociale. Dopo, e sottolineo DOPO, che accade qualcosa, iniziamo a discutere. Dopo.

Come quando morirono ventidue bambini in Puglia, a San Giuliano. Crollò il tetto di una scuola. E parliamo di paese civilizzato. Tutto mi sembra, tranne un paese sviluppato l’Italia.

In ogni caso sto divagando, come al solito. Ogni volta che inizio a parlare dell’Aquila, del terremoto, comincio a pensare a tutti gli episodi che hanno devastato la nostra nazione (inutile citare Genova e Messina; aggiungerei altra rabbia al mio fegato, e altri morti nell’elenco già troppo lungo) e alla negligenza dei coloro che dovrebbero prevenire e cercare di governare al meglio tali eventi.

Cazzari e assassini.

Questo sono.

 

Io non conosco Giustino Parisse, anche se cercammo di invitarlo a Pineto per parlare del terremoto dell’Aquila. Non fu possibile ascoltarlo; ma continuo a leggere i suoi articoli, pieni di passione, di tristezza, di rabbia e di malinconia. Non ho la minima idea di quello che egli possa provare; non posso nemmeno immaginare la sua vita in questi due anni. Mi piange il cuore.

Mi auguro che quelle persone paghino caro i propri errori. Io non sono cristiano, e tantomeno sono un fan del perdono. Il perdono è qualcosa che non rientra nella sfere dei miei sentimenti quando si parla di politici, di professori, di specialisti, di studiosi. In generale, maggiore è la carica che ricoprono tali individui, minore è la mia propensione al perdono. Saranno anche esseri umani come tutti; ma ricoprono un ruolo sociale importante, e devono essere perfetti nella loro carica; o devono fare di tutto per esserlo. Non accetto corruzione, falsa testimonianza, falsi moralismi, inettitudine per quanto riguarda le alte sfere della società.

Purtroppo all’Aquila, c’è stata la gara a chi fosse più inetto. E le persone povere, la gente comune, gli studenti, hanno pagato il prezzo della loro incompetenza. Come sempre accade in questo mondo.

Giustizia verra fatta? Spero che i giudici li condannino all’ergastolo per il resto della loro vita: ed è una punizione anche troppo lieve.

Il mio ultimo pensiero va a Giustino: gli auguro di continuare a scrivere con la stessa passione, con la stessa abilità, con la stessa forza che lo ha sostenuto finora. Non mollare, mai.

 

R.