Era una volta…

Pubblicato: maggio 10, 2011 in Mystic

Trascorso un mese circa dal mio ultimo post, torno a buttare giù due righe nel mio spazio preferito. L’intervento al mio occhio destro non mi ha permesso di stare davanti al pc per troppo tempo ultimamente, facevo fatica a fissare per troppo tempo il monitor.

In ogni caso, adesso va un pò meglio e sentivo il bisogno di tornare alla mia cara tastiera.

Sono successe tante cose, la maggior parte delle quali decisamente destabilizzanti per la mia salute mentale. Ma andiamo con ordine, o almeno ci provo.

Ho riflettuto molto un questi giorni di clausura fisica e morale. Ho riflettuto molto e letto poco. L’intervento all’occhio mi ha sconvolto l’esistenza per due settimane buone: mi sono ritrovato a pensare a chi nella vita è handicappato. A chi non ha un braccio, a chi non ha le gambe, a chi perde la vista, l’udito.Allora ho fatto un esperimento stupido e superficiale. Ho chiuso gli occhi e mi ero promesso che per un’ora non li avrei mai aperti: dopo cinque minuti li ho riaperti. Ho avuto paura e un senso di smarrimento.

Mio nonno è stato male in questo periodo, l’età avanza e inizia ad indebolirsi, sia di fisico che di testa. Inizia ad emozionarsi quando ripensa alla sua vita; gli occhi gli si riempiono di lacrime quando ripensa agli eventi del suo passato. Non riesce a finire alcune frasi senza l’aiuto della nonna. Comunque, è stato una settimana in ospedale; ora sembra stare meglio, nonostante una bronchite appena guarita. Ma parla sempre di meno, tossisce di più, e inizia a scoraggiarsi. Io vivo insieme a lui; mi trovo in difficoltà. Abbiamo sempre parlato molto a casa, soprattutto del suo passato. Ho imparato forse più cose da mio nonno che nelle aule universitarie. Nei suoi occhi ho visto la fame che ha patito cinquant’anni fa durante la guerra, ho visto la sua umiltà e la sua modestia; ha rinunciato ad essere un carabiniere di servizio per tornare alla sua terra, dicendo di no ad uno stipendio sicuro e ad una pensione a cinquant’anni. Ha preferito spaccarsi la schiena sulla terra, perchè “quello mi piaceva fare e quello ho fatto. La pistola non la volevo portare, e la guerra non dovrebbe esistere”! Quante volte mi ha ripetuto questa frase. Quante volte gli sono lacrimati gli occhi quando racconta della terra: “bisogna saperlo fare il contadino! Non si impara da un giorno all’altro ad essere contadini!” E io gli rispondo sempre: “Nonno, oggi le cose sono più facili: c’è internet, ci sono i libri, ci sono quelli che ti spiegano come devi fare le cose!”. Mi guarda, mi fissa e mi dice ogni volta: “Ecco perchè oggi si vive meglio di una volta! Ah, se incontro qualcuno che dice che si stava meglio una volta….Tu non gli devi credere mai!!Non è vero che si stava meglio una volta!” E si infervora, si agita e mia nonna cerca di calmarlo. E io non insisto più. Iniziano a lacrimargli gli occhi quando ripensa a Mussolini, quando non c’erano le libertà, quando loro erano solo dei contadini ignoranti. Ci ripete sempre che oggi siamo fortunati e forse ha ragione sul serio. Una volta mentre parlavo con mio padre, dissi che in questo paese non c’erano più libertà di stampa ne di espressione con l’attuale presidente del consiglio; mio nonno interviene raramente quando mi lancio in sproloqui politici domestici, ma quella volta si è alzato e mi ha detto: “perchè oggi non ci sono le libertà? Oggi puoi andare in giro a dire quello che vuoi su Berlusconi, una volta non lo potevi fare!”. Bene, come zittire un giovane in tre secondi. Dicono che quando sei giovane preferisci agire senza riflettere; e posso dire che sto cercando di imparare a farlo, e non è per niente facile. Sembra facile, ma provate a riflettere (perdonatemi le mille ripetizioni): quante volte vi siete trovati di fronte persone che pronunciavano frasi senza alcun senso? Quante volte avete pensato “ma perchè questo dice/scrive ste stronzate?”.  La seconda lezione di vita ricevuta dal nonno è stato il rispetto: il rispetto verso le persone ignoranti, verso chi ha problemi di natura fisica e mentale, verso chi impiega un minuto a salire dieci scale, verso chi ha scelto nella vita di seguire i propri sogni, verso chi nella vita ha scelto di avere una pensione di cinquecento euro al mese, piuttosto che una di mille presa dieci anni prima, verso chi ha scelto di spaccarsi la schiena con la zappa in mano, verso chi ha vissuto senza la pretesa di essere nulla di più e nulla di meno di un contadino. Non ho mai guardato nessuno dall’alto verso il basso, ma purtroppo ho sbagliato un sacco di volte: ho dato dell’imbecille, del superficiale, dell’ignorante a non si sa quante persone dentro di me. In quei momenti non ho mai riflettuto come avrebbe voluto mio nonno. Ci sono persone che non hanno avuto la possibilità dell’accesso alla conoscenza. E’ un fatto storico, e non è colpa di nessuno. Mio nonno si è dovuto fermare alla quarta elementare, anche se dice sempre che avrebbe voluto fare l’esame della quinta. Ma solo i figli dei dottori e degli avvocati proseguivano, a dieci anni dovevi andare in campagna. Quando vedo l’uomo che è mio nonno mi sento piccolo ultimamente; mi sento stupido, superficiale, presuntuoso, indegno, e inutile. Vedo in lui un grande esempio di vita, e non posso nemmeno dirglielo! Se lo facessi si emozionerebbe troppo e mi direbbe che non è vero, che lui non ha fatto niente nella vita e che noi giovani possiamo e dobbiamo cambiare questo paese, perchè noi abbiamo studiato, perchè noi sappiamo come funzionano le cose! Non lo sa che sono un povero idealista con le idee cosi confuse da non sapere nemmeno in che binario incanalare la mia di esistenza. Non gli posso spiegare quanti problemi mentali, quante lacrime affiorano ai miei occhi ogni giorno a causa della mia inconcludenza. Non gli posso dire che vorrei rinnegare questo paese che non sento più mio; non posso raccontargli che sto facendo di tutto per partire all’estero per fare il volontario. Ci resterebbe male: ha sempre pensato che io volessi cambiare le cose, ed è sempre stato orgoglioso di me. Io non ce la faccio a pensare che posso deludere un uomo come lui. Mio padre capirebbe, forse, le mie future scelte di vita. Mio nonno no. Lui è bello, è puro, è semplice ed ha vissuto una vita bellissima nonostante non abbia fatto nulla di rilevante. Ma in quell’Italia, cosa volevi fare? Per andare ad Atri, il paese più vicino, ci mettevano mezza giornata perchè non c’era la strada e avevano solo una cavalla, che molte volte serviva per la terra. Bisognava andare a piedi se serviva qualcosa di importante. Bisognava andare a piedi a scuola, e la più vicina stava a tre chilometri: che poi era la casa di una signora che insegnava a questi bambini di sei, sette anni. Tre chilometri si facevano! Da soli, in mezzo alle campagne! Chissà che bel gioco doveva essere per loro!

La sua vita è stata, è tuttora, stupenda. Ma come posso dirglielo? Non capirebbe e non approverebbe tutto quello che ho scritto qui. E mi direbbe “stammi a sentire, ora ti spiego io com’erano le cose una volta!” E via con i racconti: con la descrizione della casa dove vivevano, con i buchi nel tetto, con gli il freddo per tutto l’inverno, in trenta li dentro. Con i lavori da fare, con la guerra. Ho sentito tante volte il romanzo della sua vita, ma mai ho smesso di appassionarmi. E ci penso un sacco di volte. E penso alla mia vita, a quanto poco reggo il confronto di fronte ad una persona cosi importante.

Questi giorni sono trascorsi lentamente nella mia vita. Sono uscito pochissimo a causa dell’intervento, a causa di un mal di testa che non smette di tormentarmi, non capisco per quale oscuro motivo. E mi sono accorto che mi mancherà un sacco mio nonno quando non ci sarà più. Non voglio fare il pessimista, questo non è un pensiero negativo. E’ semplicemente un’affermazione con le lacrime agli occhi. Mi mancherai nonno, ma ti prometto che ogni giorno della mia vita cercherò di portare alto il tuo nome senza mai dimenticare quello che ho imparato da te.

Vi auguro di parlare con i vostri nonni, vi auguro soprattutto di saperli ascoltare.

R.

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commenti
  1. matteo baudone ha detto:

    bentornato tra noi

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