Giustino Parisse

Pubblicato: dicembre 1, 2011 in Rage

“Quant’era bella la mia Onna, cronache dentro il terremoto”  di Giustino Parisse, capo servizio della redazione aquilana del quotidiano “Il Centro”.

Perse il padre e due figli adolescenti. Morti a causa di un disastro naturale, ed a causa della negligenza umana.

Continua il processo che vede sette imputati, membri della Commissione Grandi Rischi, che il 31 marzo 2009 cercò in ogni modo di rassicurare la popolazione aquilana. (video)

  • «le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti di pochi millimetri e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture»
  • «non c’è un pericolo»
  • «la comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole»

Queste furono le frasi pronunciate dalla Commissione Grandi Rischi.

Nove giorni dopo ci furono 308 vittime, oltre 1600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati.

E naturalmente è partita l’inchiesta della procura dell’Aquila.

Non ho la minima intenzione di parlare della prevedibilità o meno dei terremoti. Non ho conoscenze di geofisica, di fisica, di crosta terrestre, e cose simili. So che i terremoti non si possono prevedere, ma so anche che l’Italia è il paese delle leggi non applicate. Se non erro siamo il paese europeo con il maggior numero di leggi. E, naturalmemte, la legislazione per quanto riguarda i terremoti è vastissima. Obblighi su obblighi per quanto riguarda la costruzione di edifici pubblici in aree sismiche. Ma, come è ovvio in Italia, nessuno si preoccupa chissà quanto di essa.

Ciò che realmente mi fa amare il mio paese è il processo mediatico che si innesca all’indomani di un qualsiasi evento/problema sociale. Dopo, e sottolineo DOPO, che accade qualcosa, iniziamo a discutere. Dopo.

Come quando morirono ventidue bambini in Puglia, a San Giuliano. Crollò il tetto di una scuola. E parliamo di paese civilizzato. Tutto mi sembra, tranne un paese sviluppato l’Italia.

In ogni caso sto divagando, come al solito. Ogni volta che inizio a parlare dell’Aquila, del terremoto, comincio a pensare a tutti gli episodi che hanno devastato la nostra nazione (inutile citare Genova e Messina; aggiungerei altra rabbia al mio fegato, e altri morti nell’elenco già troppo lungo) e alla negligenza dei coloro che dovrebbero prevenire e cercare di governare al meglio tali eventi.

Cazzari e assassini.

Questo sono.

 

Io non conosco Giustino Parisse, anche se cercammo di invitarlo a Pineto per parlare del terremoto dell’Aquila. Non fu possibile ascoltarlo; ma continuo a leggere i suoi articoli, pieni di passione, di tristezza, di rabbia e di malinconia. Non ho la minima idea di quello che egli possa provare; non posso nemmeno immaginare la sua vita in questi due anni. Mi piange il cuore.

Mi auguro che quelle persone paghino caro i propri errori. Io non sono cristiano, e tantomeno sono un fan del perdono. Il perdono è qualcosa che non rientra nella sfere dei miei sentimenti quando si parla di politici, di professori, di specialisti, di studiosi. In generale, maggiore è la carica che ricoprono tali individui, minore è la mia propensione al perdono. Saranno anche esseri umani come tutti; ma ricoprono un ruolo sociale importante, e devono essere perfetti nella loro carica; o devono fare di tutto per esserlo. Non accetto corruzione, falsa testimonianza, falsi moralismi, inettitudine per quanto riguarda le alte sfere della società.

Purtroppo all’Aquila, c’è stata la gara a chi fosse più inetto. E le persone povere, la gente comune, gli studenti, hanno pagato il prezzo della loro incompetenza. Come sempre accade in questo mondo.

Giustizia verra fatta? Spero che i giudici li condannino all’ergastolo per il resto della loro vita: ed è una punizione anche troppo lieve.

Il mio ultimo pensiero va a Giustino: gli auguro di continuare a scrivere con la stessa passione, con la stessa abilità, con la stessa forza che lo ha sostenuto finora. Non mollare, mai.

 

R.

 

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