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Diane Arbus

Pubblicato: dicembre 15, 2012 in Art, Photography
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La fotografia mi rende libero.

 

Mi innalza, mi fa conoscere il mondo con occhi diversi, mi stimola, mi fa sorridere, mi fa incazzare, alimenta la mia curiosità.

 

File:Diane-Arbus-1949.jpg

E’ come se non ne potessi fare a meno. Anzi, non posso farne a meno. E’ entrata prepotentemente nella mia anima, lasciandomi senza fiato, colpendo la mia personalità con una forza bruta e decisa. Mi costringe quindi a ragionare in termini di scatto e diaframma quando cammino in giro per le strade; penso e ripenso a scene che i miei occhi fissano nel mio cervello, anche solo per un istante. E bramo dal desiderio di fotografarle, di farle mie, di renderle eterne, consegnandole all’universo ad imperitura memoria. Perchè? Ah, quanto è difficile spiegarlo. Quanto è complicato. Lo farò, a suo tempo; ora è tempo di parlare di Diane.

 

Leggendo la biografia di artisti o personalità del passato, ti accorgi di quanto siamo fortunati noi che viviamo il presente. Abbiamo l’opportunità di attingere a un repertorio vastissimo e lasciarci aiutare da questi maestri senza tempo.

Diane Arbus.

Guardando le sue fotografie, si apre una voragine ai tuoi piedi. Tu sei li, con la tua macchina fotografica, con la tua passione, le tue idee, la voglia senza fine di realizzare opere che ti diano un minimo di soddisfazione, e poi…e poi guardi le foto di Diane Arbus. E entri in un vortice di pensieri, in un turbinio di sensazioni che ti lacerano e ti lasciano senza fiato. Ad un certo punto desideri essere lei. Capisci che devi assolutamente visitare una sua mostra, continui a ripeterti che in quelle foto troverai la tua maestra, pensi che troverai ispirazione, che troverai spunti e mille altre cose ancora e poi, e poi, e poi!

Ti calmi e respiri.

Respiri di nuovo. E leggi più attentamente la sua biografia, cercando di non guardare quelle foto.

Oh, ma non ci riesci…l’occhio vola sempre verso quella pagina.

E passano altri cinque minuti.

Dieci.

Venti.

E ti ritrovi al punto di partenza. Con la tua macchina sulla scrivania. Guardi la tua macchina, e guardi le foto di Diane. Quello è il momento in cui vorresti lasciar perdere tutto e gettare la tua passione nel cesso di casa tua. E guardarla affogare, lentamente. E, lentamente, gioire, finalmente libero e privo di ogni peso artistico.

Io ho deciso invece di scrivere. Si sa, la scrittura è terapeutica e porta pace nei propri pensieri…Tutte stronzate. Ma noi uomini cerchiamo di illuderci ogni giorno che passa, chissà che oggi sia la volta buona!

Purtroppo non lo è. E sto divagando.

Diane Arbus.

Ebrea, ricca, nasce negli anni trenta a New York. Si sposa giovane, giovanissima, a 18 anni. Con il marito, apre uno studio fotografico dopo la seconda guerra mondiale. Studia fotografia. E coltiva il suo genio.

Capisce che per fare fotografia, bisogna anche divertirti. E comincia la sua carriera lavorando sul Glamour.

Ma la Diane che ho amato non si limita a fotografare maglioni e vestiti.

A fine anni cinquanta alcuni avvenimenti segnano la sua vita: si lascia con il marito, Allen, e si imbatte con i Freaks, gli scherzi della natura; quei personaggi che osservate con quell’occhio strano, che vi suscitano compassione, pietà, schifezza e ribrezzo allo stesso tempo. Ecco, lei decide di fotografarli.

A New York non le manca certo del materiale.

Ecco quindi che scopre l’Hubert Museum ed il Club 82. Vaga per hotel, camere mortuarie, parchi, dovunque. E scatta le sue splendide foto. Persone con disabilità, deformi, stranezze fisiche. Diane non ha barriere mentali nella sua arte.

cracklepopsnap:Diane Arbus - Moondog at his regular post, NYC, 1963Most people go through life dreading they’ll have a traumatic experience. Freaks were born with their trauma. They’ve already passed their test in life. They’re aristocrats. 

Li considera aristocratici. 

Io mi adatto alle cose malmesse. Non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.

Niente post-produzione. Niente artifizi ingannevoli. Totalmente contraria al cambiamento della realtà che la circonda, Diane ci mette di fronte a cose mai viste prima a quell’epoca. Altro che street photografy. Diane è un’avanguardista.

 Difficile riuscire a pubblicare i suoi lavori in una cultura perbenista come quella che circondava in quel periodo la fotografia. Alcune riviste le danno la fiducia che si merita, ma non raccoglie i favori di un pubblico spesso schifato da quello che decide di rappresentare.

E qui mi fermo, un pensiero devastante mi pulsa nella testa.

Vale la pena di insistere nonostante il responso del pubblico non abbia alcuna empatia con l’artista? Nel momento in cui si decide di pubblicare i propri lavori esponendosi al giudizio insindacabile del grande pubblico, come superare un risposta totalmente distruttivo/negativa?

Non ho la minima idea di come ci si possa sentire, ma amo con tutto me stesso persone come Diane.

Le sue foto sono potentissime. La sua tecnica poco importa e ciò, in un ambito come la fotografia, è carico di un significato molto importante. Lasciarsi alle spalle tutti quei discorsi su quale macchina venga usata, su quale pellicola, sulla post-produzione, flash eccetera eccetera e quasi serafico per coloro che non osano attribuirsi l’etichetta di fotografi.

Diane Arbus.

Depressa nella fine degli anni sessanta, si suicida nel 1971. Non riesce a superare i problemi della sua vita, probabilmente accentuati dalla malattia che aveva, l’epilessia. Il matrimonio, la sua personalità difficile che la portava ad avere alti e bassi repentini, non la lasciano tranquilla con se stessa.

Leggere e studiare le vite altrui stimola il mio percorso. Mi sento ricco e più sicuro di me stesso. Per questo non posso far altro che ringraziare Diane, e con lei tutti i fotografi che mi lasceranno con la voglia di parlare di loro.

Lei l’ha fatto, e voglio chiudere questo post con le sue splendide parole

A photograph is a secret about a secret. The more it tells you the less you know.

 

R.

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