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ILVA e Giustizia

Pubblicato: dicembre 4, 2012 in Policy
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Si può affermare e riaffermare la propria bassezza democratica senza preoccuparsi della perdita continua della propria dignità?

Ovviamente in Italia si può.

Da un lato c’è un’azienda che per decenni ha operato nella più totale e completa illegalità, mancando in sicurezza dei lavoratori, in norme per la salvaguardia ambientale e della salute dei cittadini.

Dall’altro lato ci sono gli operai. Coloro che sono costretti a lavorare in quel posto a tutti i costi. Pena, la disoccupazione. E, parlando di Taranto, non mi risulti ci siano tutte queste acciaierie.

Come ciliegina sulla torta, c’è il nostro stupendo Governo Tecnico. Da sempre battutosi per la legalità, per il rispetto delle leggi, per il cambiamento di rotta delle abitudini negative degli italiani. Dicevamo, il Governo Tecnico. Cosa fa il nostro governo tecnico di fronte alla sentenza della magistratura di bloccare gli impianti? La rispetta? Ovviamente, no.

E quindi si parte con il decreto salva-Ilva.

E finalmente torniamo ai vecchi tempi del berlusconismo! Dove per ovviare ad una sentenza della magistratura, si scriveva una nuova legge. Finalmente! Confesso che ne sentivo la mancanza.

Questa vicenda è intrisa della tristezza della classe politica italiana (siano essi tecnici o professionisti, a quanto pare non cambia poi molto):

Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto ad aziendam che consentirà all’Ilva di produrre fino a dicembre 2014, data di scadenza dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), scavalcando di fatto la magistratura che ha aveva sequestrato gli impianti a freddo dello stabilimento di Taranto

E ancora

 

Dichiarazione del ministro Clini : “Il decreto del governo per l’Ilva, firmato dal Capo dello Stato, potrà essere applicato in futuro anche ad altri casi analoghi”. 

E’ quanto ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Clini, facendo riferimento alla parte finale del decreto. Il provvedimento “è una risposta responsabile all’emergenza dell’Ilva, ma indica anche una via replicabile, ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica”, con sanzioni per le imprese “fino al 10% del fatturato”.

Avesse qualcuno parlato del fatto che i Riva sono dei criminali; ma per quale motivo non pagano loro personalmente tutti i danni che hanno fatto? Per quale motivo non mettono in sicurezza l’impianto con i propri risparmi?

In questo dannato paese si fa presto ad aumentare le tasse, a chiedere sacrifici. E i cittadini dormienti pagano. E fanno sacrifici. E dormono. E guardano la televisione. E preferiscono gettare il cervello nel tubo di scarico del proprio cesso, piuttosto che aprire gli occhi e scendere in piazza a manifestare. Anche perchè, nel momento in cui decidi di farlo, vieni preso a manganellate in testa, offeso dai cittadini che non possono andare in macchina al lavoro perchè gli chiudi la strada, insultato dai tuoi amici/parenti/conoscenti che ti rispondono “ma perchè te la prendi cosi tanto, non ti ci incazzare più di tanto…si sa com’è in Italia”.

Dicevo, si fa presto ad aumentare le tasse alla classe media, ma figurati se gli imprenditori pagheranno mai. Hai sbagliato per vent’anni si seguito, distruggendo l’ambiente naturale che hai intorno, uccidendo e avvelenando coloro che ci lavorano e chi ci abita vicino? Fa nulla, ti aiutiamo noi, i tuoi amici Clini e Monti. Avessero detto una sola parola contro Riva, avessero detto che lui è il responsabile, lui deve pagare.

Io capisco che l’Ilva è un’azienda che non può chiudere da un momento all’altro; ci sono diverse ragioni, e non è un caso se gente come Landini e la Camusso hanno gioito di fronte al decreto governativo. L’errore non è il decreto di per sè. L’errore è la comunicazione. Il messaggio che viene trasmesso e come lo si trasmette. Come può non prestare attenzione a tali dettagli? Salviamo l’Ilva, è uno slogan che va bene. Se ci metti li vicino frasi del tipo “ovviamente la magistratura ha fatto benissimo a bloccare gli impianti; quindi noi costringeremo i Riva a riaprire una fabbrica diversa, più sicura, degna di un paese come l’Italia”. Questo è solo un esempio. Vorrei sapere di cosa diavolo parlano durante il Consiglio dei Ministri. Invece no, si preferisce dare 2 anni di tempo per potersi mettere in regola. 2 anni. Incredibile. Ed il Ministro Clini continua con le sue splendide dichiarazioni

“Spetta alla Corte Costituzionale pronunciarsi. La situazione è precipitata lunedì scorso quando le disposizioni del Gip hanno bloccato nei fatti lo stabilimento – sostiene Clini – Senza questo provvedimento, il 26 novembre sarebbero partiti i primi interventi previsti dalle prescrizioni dell’Aia. E’ un dato di fatto con il rischio che l’azienda abbia un alibi per rimettere in discussione gli impegni presi. Non vorrei che ora si aprissero conflitti tra le istituzioni dello Stato con lo stesso effetto di blocco delle misure per il risanamento ambientale”.

Per la serie: è colpa vostra adesso se la situazione non viene risolta. Noi ci avevamo provato.

Fortunatamente in questo paese, l’attivismo non è morto al cento per cento (nonostante giornalisti e intellettuali di ogni sorta continuano a ripetersi…e forse ad augurarsi). Grazie al comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti a fronte del decreto legge ” salva ilva”

Comunicato stampa con la proposta di manifestazione il 15 dicembre

Il 30 Novembre 2012, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto legge “Salva Ilva”.
Il Provvedimento permette allo stabilimento siderurgico tarantino di continuare a produrre per tutto il periodo di validità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
L’unica condizione posta in essere è che l’azienda applichi interamente le disposizioni dettate dall’AIA rilasciata dal Ministero dell’Ambiente a fine Ottobre.
Qualora questo non dovesse verificarsi, il suddetto decreto prevede una multa che può arrivare sino al 10% del fatturato dell’azienda.
A vigilare sarà un garante nominato dal Presidente della Repubblica.
L’AIA 2012 nient’altro è che un aggiornamento dell’AIA rilasciata il 4 Agosto del 2011 voluta in tutta fretta dall’allora Ministro dell‘ambiente del Governo Berlusconi Stefania Prestigiacomo.
Quello stesso Governo che, con i 120 milioni di Emilio Riva, riuscì a salvare la compagnia di bandiera Alitalia. Uno dei pochissimi investimenti a perdere del patron dell’acciaio, almeno apparentemente.
Risulta contraddittorio aggiornare un’AIA già priva di credibilità ed efficacia visto che a riguardo delle migliori tecnologie disponibili (BAT) non si atteneva all’art. 8 del Decreto Legislativo 18 Febbraio 2005, n. 59 e che l’Ilva, in più di un anno, non si è attenuta a tutte le disposizioni previste da quella stessa AIA.
Pare, a questo punto, che sia stia parlando di un d.l. illegale, che richiede all’Ilva di adottare le disposizioni di un aggiornamento illegale di un’AIA illegale.
Oltretutto, il d.l. è stato varato nonostante i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, che ha sequestrato gli impianti lo scorso 26 Luglio, poiché non rispondenti alle normative a tutela della salute e dell’ambiente.
Il nuovo Decreto Legge si pone in netto contrasto con le disposizioni di legge impartite dalla Magistratura, compromettendo i diritti costituzionali legati al rispetto dell’ambiente e alla garanzia della salute dell’individuo.
Non basata su accertamenti scientifici e sanitari, l’AIA considera la continuità della produzione come attività necessaria per il risanamento degli impianti, gli stessi impianti posti sotto sequestro poiché nocivi alla salute e compromettenti la qualità dell’ambiente.
In previsione del recepimento delle direttive impartite dall’AIA, l’Ilva avanza un ricorso alla Magistratura, chiedendo il dissequestro degli impianti, puntualmente negato dall’autorità giudiziaria il 30 Novembre 2012.
Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco comunica che la negazione del dissequestro è il linea con l’operato della magistratura e sottolinea che:
“Non esiste un costo, in termini di salute, sopportabile in uno Stato civile – si legge nel provvedimento – per le esigenze produttive e non è accettabile che il presente e il futuro dei bambini di Taranto sia segnato irrimediabilmente.
Nessun ragionamento di carattere economico e produttivo dovrà e potrà mai mettere minimamente in dubbio questo concetto”.
Così, prima l’AIA e poi il Decreto Legge appaiono anti-costituzionali.
Due sono gli Articoli, che permettono di avanzare questa conclusione – 32, sul diritto alla salute, e 41, sull’iniziativa economica privata, che non può recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana – e che lasciano spazio a considerazioni puntuali e rigorose, che affermano che il recepimento della nuova AIA e, di conseguenza, del Decreto Legge, non rispetterebbe la Costituzione Italiana.
Attuare l’Autorizzazione Integrata Ambientale non dimostrerebbe che la situazione di pericolosità degli impianti sia venuta meno.
Per questo motivo, non è possibile continuare da subito l’attività produttiva, ma è necessario prima realizzare gli interventi di adeguamento degli impianti indispensabili, per garantire la tutela dell’incolumità dei lavoratori e della popolazione locale e l’interruzione dell’attività criminosa per la quale proprietà e management dell’Ilva sono agli arresti.
A fronte di questi recentissimi eventi, Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti coglie l’occasione per ribadire che LAVORO, SALUTE, REDDITO e AMBIENTE sono diritti imprescindibili dalla macchina capitalistica di Stato, che sta permettendo un’eccezione alla costituzionalità per ragioni puramente economiche e monetarie.
PER QUESTI MOTIVI INVITIAMO TUTTA LA CITTADINANZA A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE PER UNA TARANTO LIBERA, CHE SI TERRÀ SABATO 15 DICEMBRE 2012 NELLE STRADE DELLA CITTÀ.
PARTECIPIAMO TUTTI ALLE SCELTE DEL NOSTRO FUTURO.
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

 

Taranto 3 Dicembre 2012

 

Dubito che i nostri cari governanti porgano l’orecchio.

 

 

R.