Palestina, Onu e gli eterni sconfitti.

Pubblicato: novembre 30, 2012 in Policy, Uncategorized
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Palestinian President Mahmoud Abbas addresses the United Nations Generally Assembly th UN.Le dichiarazioni dei “potenti” mi hanno sempre affascinato. C’è un mondo dietro ad ogni frase, ad ogni parola che il “potente” di turno sceglie.

Da sempre mi pongo una serie di domande come:

  1. Chi scrive i loro discorsi?
  2. Aggiungono “parole” o “frasi” di loro iniziativa?
  3. Non si pongono il problema della veridicità di tutto quello che affermano?

Non se ne parla quasi mai, e si tende a dimenticare che un buon novanta per cento delle frasi che ci piace attribuire al questo o quel politico, molto probabilmente sono state scritte da altre persone. Ghostwriters. Chissà quanti ce ne sono sparsi per il mondo. Chissà se si sentono frustrati o se subiscono il peso del loro lavoro. Io mi sentirei male.

Veniamo al punto. Volevo raccogliere qui una serie di dichiarazioni fatte all’indomani del voto all’assemblea dell’ONU sul riconoscimento della Palestina come membro osservatore permanente (senza diritto di voto quindi).

Scontato il risultato, scontata la polemica filo-israeliana, incerto il futuro di pace. Come sempre.

Hillary Clinton : unfortunate and counterproductive […]only through direct negotiations between the parties can the Palestinians and Israelis achieve the peace that both deserve: two states for two people, with a sovereign, viable, independent Palestine living side by side in peace and security with a Jewish and democratic Israel. (traduzione : la risoluzione è un atto spiacevole e controproducente … solo attraverso un negoziato diretto fra le parti si potrà ottenere la pace che entrambi, Palestinesi ed Israeliani, meritano: due stati per due popoli, con uno stato Palestinese sovrano, vivibile, indipendente, che viva fianco a fianco in pace e sicurezza con un Ebraico e Democratico stato Israeliano.)

Spettacolare l’uso della parola “Jewish”. Quindi i Palestinesi non devono solo riconoscere quello stato solo in quanto tale, ma soprattutto in quanto “Ebreo”. Perchè questo è ciò che conta realmente. “Volete la pace cari palestinesi, caro mondo arabo? L’avrete solo a patto di sottomettervi“. E poi c’è chi dice che la buon vecchia retorica è terminata nella politica!

Ron Prosors (ambasciatore israeliano):  I have a simple message for those people gathered in the General Assembly today, no decision by the U.N. can break the 4000 year old bond between the people of Israel and the land of Israel. […]The world waits for President Abbas to speak the truth that peace can only be achieved through negotiations by recognizing Israel as a Jewish State[…]For as long as President Abbas prefers symbolism over reality, as long as he prefers to travel to New York for UN resolutions, rather than travel to Jerusalem for genuine dialogue, any hope of peace will be out of reach. (traduzione: Ho un semplice messaggio per coloro che si sono riuniti oggi nell’Assemblea Generale, nessuna decisione dell’ONU può infrangere il vincolo vecchio 4000 anni fra il popolo Israeliano e lo stato di Israele… Il mondo attende che il Presidente Abbas dica realmente che la pace possa solamente essere negoziata attreverso il riconoscimento di Israele come Stato Ebraico…Fino a quanto Abbass preferirà il simbolismo alla realtà, fino a quando preferirà viaggiare fino a New York per una risoluzione dell’ONU, piuttosto che fino a Gerusalemme per un vero dialogo, nessuna speranza di pace verrà mai raggiunta).

Per la serie: Israele decide senza consultare niente e nessuno. Non l’ONU, non gli USA, non i Palestinesi. L’inutilità della risoluzione ONU, viene ribadita e rafforzata. Inutile sperare che la pace possa essere imposta. L’hanno ribadito USA, Germania, Canada, e tutti gli altri stati che hanno votato no (9) o si sono astenuti (41). L’ha ribadito un Europa divisa (come sempre) sulle questioni di politica estera. E l’ambasciatore israeliano ha messo la ciliegina sulla torta. Che belle quelle manifestazioni di gioia a Gaza, a Tel Aviv. Peccato che i “potenti” non hanno mai mostrato molto interesse verso gli “invisibili”. Dimenticavo di citare la stupenda frase di Benjamin Netanyahu per quanto riguarda il voto: “will not change anything on the ground.” Non cambierà nulla. Giusto per essere chiari.

Palestine

Gli altri interventi sono solo minestra riscaldata: Abbas non fa altro che ribadire la politica palestinese, finta apertura verso lo stato Israeliano mista con condanne sparse e richieste di ritorno verso i confini pre-1967 (cosa “infattibile” per Israele),la Francia prevede uno scenario “rischioso” per il dopo-voto, la Germania perde sempre maggiore credibilità a livello di politica estera (tutti stanno aspettando il post-Merkel, oramai la leader tedesca appare sempre più stanca), la Santa Sede appoggia la two-state solution, il Canada si conferma subordinata agli USA. Nulla di nuovo, insomma.

Conclusioni…?

Nonostante tutto il pessimismo possibile, nonostante tutta la tristezza che emerge nel sapere l’inutilità di questo processo, nonostante i “potenti” ribadiscono ora e sempre la loro lontananza verso i problemi degli individui comuni, un raggio di sole sembra illuminare quella landa desolata che è Gaza. Non posso fare a meno di sorridere guardando la felicità e la gioia di miliaia di persone all’indomani del voto. Tutto il mondo arabo ci crede. La primavera araba ne è la prova. Voglio usare le parole di Adam Shatz: 

The Arab world is changing, but Israel is not.

Mi piace pensarla cosi, in fondo. Mi piace pensare che un processo irreversibile è stato avviato.

Alla fine dei conti, resto sempre e comunque un utopista.

R.

Stay Human

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