La sinistra? Non mi dispiacerebbe avercela…

Pubblicato: novembre 27, 2012 in Policy
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Odifreddi fa parte di quella categoria di pensatori che non ricoprira’ mai una carica politica di qualsiasi tipo. In Italia se sono estremi, rivoluzionari, non li vogliamo.

Ma dateci il populismo e la democrazia cristiana, e tutti sono felici e contenti!

Riporto qui le interessanti parole del prof. Odifreddi (link originale)

Appena inizio a spiegare a Piergiorgio Odifreddi il senso delle nostre interviste che a Pubblico chiamiamo “What’s Left”, mi interrompe subito sul nome che abbiamo scelto. «Che cos’è oggi la sinistra? Mi viene in mente una definizione concisa: un bel ricordo». Lui è un logico, matematico “impertinente” come lui stesso si è autodefinito in un celebre libro, conosciutissimo non solo per le sue opere scientifiche, ma anche per i suoi libri di divulgazione e per le sue prese di posizione mai banali.

Inizi subito entrando a gamba tesa.
Quando a Gandhi chiesero cosa pensava della civiltà occidentale, lui rispose: “Sarebbe una buona idea”. Ecco, della sinistra potremmo dire la stessa cosa: non mi dispiacerebbe affatto avercela…

Sei davvero pessimista: non vedi speranze?
Le speranze sono irrazionali, ci sono anche senza motivo. Certo è che vedo poche prospettive, soprattutto dopo l’esperienza del governo Monti, secondo me molto peggio di Berlusconi perché ha fatto riforme, come quella delle pensioni, che il Cavaliere non era riuscito a fare.

Ma Monti non è la sinistra.
Però il Pd l’ha abbracciato calorosamente. Ripete il mantra “le misure del governo Monti erano inevitabili e ineluttabili”. Ineluttabile forse è il fine ma non i mezzi che si usano per raggiungerlo. Il Pd si è assoggettato a questo ricatto.
E se andasse al governo alle prossime elezioni?
I sondaggi lo danno al 30%. Ma con questa percentuale sarebbe difficile governare. Allora che si
fa? Si urla al colpo di stato (insieme a Grillo, fra l’altro) perché la legge elettorale non premia il primo partito, che magari ha appunto il 30% dandogli il 50-60% dei seggi. Si preparano sperando che ci sia quella che loro stessi, quand’erano di sinistra, chiamavano la legge-truffa: ovvero quando negli anni Cinquanta si propose il premio di maggioranza. Oggi invece ci raccontano che la governabilità richiede queste tattiche e strategie. Eppure non si tiene conto per esempio che la maggioranza dev’essere degli aventi diritto e non dei votanti. In un parlamento veramente democratico ci dovrebbe essere una parte di seggi vuoti che corrispondono a coloro che non hanno votato, e le leggi poi dovrebbero passare col 50%.

Detta da un logico non fa una piega…
Un logico di sinistra. Una volta era diverso: la sinistra era rivoluzionaria. Pensa al leninismo, che era l’esatto contrario di questo principio: per nulla democratico perché si diceva “ce ne freghiamo della gente che è ignorante, imponiamo le nostre politiche per il bene della gente che non sa quel che vuole”.

Parli di Lenin e dell’Unione Sovietica: lì tu hai avuto un’esperienza burrascosa, che racconti con ironia nel capitolo “Una spia che andò al fresco” del tuo libro La repubblica dei numeri.
Fui fermato, mi tolsero il passaporto e per sei mesi non potei muovermi: stavo in Siberia, che era il posto dove ti mandavano al confine. In quei mesi fui interrogato e alla fine processato in contumacia: condannato a 15 anni. Ma non ci sono mai tornato per vedere le carte e capire se la condanna è valida tutt’oggi.

Eri lì per studiare, insegnavi all’università, e che successe?
Fui accusato per di attività anti-sovietica. Era il crimine più grave, punibile anche con la pena di morte. Mentre i reati alla persona come l’omicidio erano considerati meno gravi e al massimo si arrivava a 15 anni di galera. Ricordo che i colonnelli del Kgb mi consolavano durante gli interrogatori e mi dicevano: “ma sì, non si preoccupi, che con gli stranieri non arriviamo mai a questi livelli… lei andrà soltanto nei campi di lavoro a spaccare pietre”. E di questo dovevo pure esser contento. In realtà era una ritorsione per l’arresto di due spie sovietiche a Genova… Colte con le mani nel sacco per spionaggio industriale alla Ansaldo, a Genova, e quindi processati e condannati. Ma ci fu lo scambio e fui liberato.

Per tornare alla sinistra, ti sei sempre battuto per la laicità anche col libro “Perché non possiamo essere cristiani” (e meno che mai cattolici). A sinistra come siam messi a laicità?
Siam messi male. L’altro giorno hai visto il dibattito sulle primarie e il panthéon dei candidati?

È proprio lì che volevo arrivare…
Ecco, uno come Vendola che ti dice che il suo punto di riferimento è il cardinal Martini. L’altro, Bersani, deve dirne due e dice: “Papa”, “Giovanni”. Con la pausa in mezzo. È preoccupante, ma non perché abbiano scelto due religiosi: ma un conto è dire San Francesco o don Ciotti, altro dire due uomini di Chiesa, due uomini di potere. Ricordo che sia D’Ale- ma che Veltroni erano andati alla cerimonia di beatificazione di Josemaría Escrivá: un prete franchista, fondatore dell’Opus Dei, una delle associazioni più conservatrici e retrive che ci sono. All’epoca vedevo spesso Veltroni, così gli chiesi come mai era andato. Lui mi risponde: ci sono andato per motivi istituzionali perché sono il vescovo di Roma…

Vescovo? Un lapsus?
Ecco, vedi? Freud mi aiuta a dire la verità… Intendevo sindaco. Comunque, che c’entra il sindaco con un prete spagnolo? E D’Alema che c’entrava? Fra l’altro sono cattolici? Almeno Vendola lo dice. Ma Veltroni crede o no? Almeno c’era questo di buono: uno dei suoi vantaggi era che non si capiva mai cosa pensava…

E come valuti Grillo?
Espressione del populismo. Urla e basta. Il movimento di Grillo non credo sopravviverà a lui. Anzi, forse il contrario: Grillo non sopravvivrà al movimento. Se al parlamento entreranno 80 o 100 deputati, visto che lui non può andare (per motivi pratici: ha questa condanna per omicidio colposo e quindi non è incensurato), questi qui inizieranno a preoccuparsi di altro: basta guardare quello che è successo a Bologna con la Salsi. Inizieranno a pensare con la propria testa, diventeranno loro i protagonisti diretti della politica.

Andrai a votare per le primarie?
Non credo. Se dovessi andare voterei Vendola, che è quello meno distante.

E alle elezioni?
Bisogna vedere chi sarà il candidato del centro sinistra. Certo non Renzi: in fondo è un candidato di destra, molto berlusconiano. Paolo Flores d’Arcais propone di votare Renzi per sfasciare il Pd. Ma poi che si fa si vota Grillo per sfasciare il Parlamento? Beh, non sono d’accordo. Starei lontano da entrambi, come ho scritto sul mio blog scatenando l’ira dei grillini.

A proposito di blog, la notizia del giorno è che abbandoni il tuo su Repubblica dopo che è stato cancellato un tuo post molto critico su Israele.
In realtà c’è da stupirsi che Repubblica abbia accettato a lungo una voce come la mia, così dissonante dalla linea del giornale. C’è da ringraziarli per aver sopportato le rimostranze che di volta in volta sono arrivate da tutti gli ambienti.

La provocazione ti è sempre piaciuta.
Sì, credo se intelligente fa riflettere. Nel mio panthéon c’è J.D. Watson, lo scienziato del DNA. Un vero provocatore. Una frase di Watson che ho appesa sul mio muro è il titolo della sua autobiografia: Avoid Boring People, che in inglese è un doppio senso meraviglioso che vuol dire “evitare la gente noiosa” e anche “evitare di annoiare la gente”.

 

Io personalmente non riesco a capire come mai i partiti politici (gli unici che lo facevano tempo fa erano rifondazione comunista, ed il vecchio PCI, ed i radicali) non si avvalgono della collaborazione di persone come lui.
Chi la dovrebbe migliorare la societa’? I rivoluzionari Renzi e Bersani? Secondo me, non ci credono nemmeno loro.

 

R.

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