Sedici

Pubblicato: aprile 25, 2012 in EVS in Romania, Uncategorized

Sedici giorni di viaggio nell’Est della Romania.Duemila e rotti chilometri passando per Targu Mures, Piatra Neamt, Suceava, Iasi, Chisinau, Braila, Busteni. L’autostop funziona in Romania, una delle poche cose, oltre ad internet ed ai covrigi, di cui non ci si può lamentare minimamente.Non abbiamo avuto nessuna esperienza negativa in trenta mezzi di locomozione cambiati. Uno spettacolo signori. Ti viene la voglia di mollare tutto e di continuare senza sosta, senza alcuna meta…il semplice fatto di essere in viaggio, ti appaga l’esistenza.

Tutte le persone incontrate in questi giorni, i loro volti, i discorsi fatti, sono impressi nella mia mente come orme indelebili lasciate nel cemento vivo.

Non riesco a non far altro che sorridere pensando alla bellezza del viaggio. Alla stanchezza del viaggio.Ci sono quei momenti in cui vorresti fermarti e non fare un passo in avanti, altri in cui ogni singolo minuto che passa ti riempie la mente di pensieri interminabili, altri ancora in cui maledici con ogni tuo muscolo lo scorrere del tempo, inesorabile. Vorresti bloccarle quelle dannate lancette; hai bisogno di più tempo, di più giornate!

Poi ti siedi, sul bordo della strada; e, mangiando quel panino, ti chiedi: “Ma per quale motivo ho bisogno di tempo?”. Inizi a comprendere che hai tutto il tempo che vuoi; inizi a vedere la “relatività” di quello che ti circonda; e inizi a sorridere. Non ti metti più a pianificare le giornate. Non sei ossessionato dal “dover visitare” o dal “dover fare” questo e quello in questa e quella città. Semplicemente riesci ad apprezzare tutte le esperienze che la vita ti mette di fronte.

E sono tante. Troppe per quanto mi riguada.

Pensare di essere qui, a scrivere tutto quello che ho vissuto in questi sedici giorni lungo la strada…mi spezza il respiro. Non riesco nemmeno a pensare a come raccontare tutto quello che abbiamo vissuto…a tutte quelle persone che abbiamo incontrato. Mi sembra un lavoro immenso.

Ma il desiderio di ricordare è grande quasi quanto la voglia di ripartire di nuovo, dopo una notte in questa camera che riesco quasi a chiamare “casa” dopo otto mesi.

Già, questo paese mi sta cambiando. Con una velocità impressionante, e con una facilità che non ritenevo fosse possibile. Mi sento vivo e felice come non lo ero da molti anni.

E come al solito sto divagando. Ma cercherò di dare un senso a questo racconto.

Targu Mures: Adrian, 38enne super selfconfident. Non dimenticherò le due frasi che più mi hanno impressionato di lui: “L’Economia è questa scienza che tutti pensano di comprendere…ma in realtà nessuno ci capisce nulla della realtà che ci circonda”…e la seconda, simpaticissima: “Un ragazzo italiano di Padova, comunista mi disse questa frase su Marx che ricordo ancora -Ricorda che nel momento in cui percepisci un salario e quindi uno stipendio rientri a far parte di quella classe di persone chiamate “Proletarie”…e quindi sei fottuto-. Un bravo ragazzo, veramente molto ospitale. Molto ironico (soprattutto sulla religione), alquanto sicuro di se stesso. Abbiamo speso una bella giornata insieme.

Pietra Neamt: Mael e Charlere, coppia di ragazzi francesi, molto simpatici, tanto ospitali, tanto francesi! Birra insieme appena arrivati, hanno preparato la cena per noi e mi sono piaciuti subito. Nulla da eccepire, forse proprio questa l’incrinatura. Troppo perfetti, troppo simpatici, troppo ospitali. O forse sono io che ci voglio vedere la crepa ad ogni costo. In ogni caso, siamo stati veramente bene: abbiamo parlato di viaggi, di esperienze di vita, delle presidenziali in Francia, del futuro…mi è dispiaciuto lasciarli.

Suceava: Simion. Quando penso a questo ragazzo, mi viene in mente il mio amico Pier. E’ puro come lui. Ha fatto di tutto per farci sentire a nostro agio. Semplice, simpatico, disponibile ad aiutarci in ogni momento…non dimenticherò mai il momento in cui ci ha detto “la mia stanza è un pò piccola, ma ci stiamo tutti”. E, aprendo la porta, ci siamo ritrovati in una stanza con un letto, un armadio, una scrivania. Sei metri quadri, più due del bagno? Una cosa simile. Tre persone in quel posto per due notti. Stupendo, semplicemente stupendo. E per lui era normalissimo: stavamo li, insieme, senza neppure il minimo imbarazzo o la minima tensione. Un mito. Gli auguro di essere ammesso per il suo master. Ah, fossero tutti come lui, questo mondo non conoscerebbe la sporcizia d’animo.

Città piccola, senza pretese, mi ha fatto però una bella impressione. Sarà anche per Simion, sarà per il fatto che ha nevicato il giorno stesso che siamo arrivati, ho dei bei ricordi di Suceava. Dipinta di bianco grazie alla neve, mi è sembrata spaziosa, tranquilla, provincialotta, con un grande parco, una specie di fortezza, e una chiesa molto molto carina.

Ok, non è nulla di speciale. Ma abbiamo passato due giorni tranquilli, sereni e alquanto rilassati. Passeggiare allegramente senza alcun pensiero per la testa, ti lascia una sensazione che non vorresti mai abbandonare!

Iasi: Lise. Andrè. Patricia. Vanessa. Inma. Sima. Gintare. Cici. Clothilde. E tanti altri. Iasi è una grande città, enorme ai miei occhi. Ricca di edifici, monumenti storici, e parchi. La prima università rumena è nata qui. Il parco Mihai Eminescu; il ristorante “turco” dove abbiamo mangiato shaorme a profusione, il cui proprietario non fa altro che contare i soldi, impartendo ordini alle sue “donne” come se fosse il padreterno, per poi ringraziarti in inglese/francese/rumeno/italiano. I mille lavori di restauro che stanno facendo nella cuttà…tutti allo stesso momento, in maniera tale che non puoi visitare nessuno dei più bei edifici della città. Continuano a stupirmi e lasciarmi senza parole…

Chisinau: e qui sembra di essere entrati in Unione Sovietica. A parte la finta dogana, dove nemmeno ti chiedono cosa hai nello zaino, per quanto tempo hai intenzione di rimanere nello stato, o cose simili, il resto del territorio è molto simile alla Romania. Vastissime aree incolte, percorrendo la statale che va dalla frontiera alla capitale, non si incontrano molte città (a dir la verità, ne ricordo solo un paio durante i 100 km di tragitto). Entrando a Chisinau, i mitici “Bloc” sovietici sembrano accoglierti a braccia aperte: per usare un paragone “italiano” sembrano le case popolari delle periferie delle grandi città. Oscene. Purtroppo questo è stato lo “stile architettonico” preferito da Ceaucescu: ha disintegrato quasi tutte le più grandi città rumene, e, da quanto ho potuto notare, anche da queste parti se ne avverte l’influenza. Non dimentichiamoci la lingua russa, parlata dal 40% della popolazione, da quasi tutti i giovani e dalla maggior parte degli adulti/anziani. Ma l’aria sta cambiando anche qui. La Repubblica della Moldova ha approvato una legge per quanto riguarda le pubblicità e adverstisment in genere, che afferma che non sarà più possibile in futuro usare la lingua russa per slogan, sia televisivi che non. Ok, non c’entra un cavolo. Ma partecipando ad un meeting in un pub di Chisinau, stavo discutendo con una ragazza del posto di società, politica e lifestyle in generale, e questa informazione mi ha colpito non poco. E’ sempre affascinante osservare a come si evolvono le società.

Cercando di non divagare, dove eravamo rimasti? L’ingresso della città. Ah, il centro è lontano una quindicina di minuti usando i mezzi pubblici. Non mi ha impressionato o lasciato a bocca aperta, ma Chisinau è piena di resti dell’epoca sovietica, e passeggiare lungo questi viali ti lascia un sapore strano in bocca.

Positiva o negativa? Sicuramente positiva questa esperienza. Soprattutto perchè siamo stati da Nadia, una cara ragazza che ci ha portato in un posto veramente interessante: art-labirint ( qui il sito internet ). In pratica è una specie di edificio pubblico che è stato occupato e convertito a “centro sociale” ( per usare un’espressione italiana ); dentro trovi una serie infinita di strani strumenti, un miliaio di piccoli oggetti/bandiere/foto/tazze e tante tante altre cose senza senso che rendono questo posto molto interessante. Da quanto ho capito, organizzano soprattutto eventi musicali e mostre: fra l’altro sono rimasto a bocca aperta quando Nadia mi ha detto che sono stati li anche i Port-Royal ( due dg di nicchia, ma veramente veramente bravi )! Non ci potevo credere. E mi strappato una risata di gusto nel sapere che i ragazzi che hanno organizzato l’evento, hanno ottenuto fondi dall’ambasciata italiana a Chisinau. Questa non me la posso dimenticare!

Cos’altro da dire? Ah. Spettacolare la scena vissuta non appena siamo saliti sul primo autobus a Chisinau, 2 minuti dopo essere arrivati in piena periferia ( ovviamente viaggiando con l’autostop tutto il tempo, non ti puoi permettere il lusso di arrivare al centro delle città ); non avendo cambiato la valuta, siamo saliti sull’autobus senza biglietto ridendo sul fatto che “figurati se ci sono i controllori a Chisinau”. Ci sediamo sull’autobus, tempo 2 minuti arriva la tizia che vende i biglietti. Spettacolare. Da bravo italiano ho fatto finta di non sapere che li avessero la moneta diversa rispetto alla Romania, e la ragazza cosa ha fatto? Semplicemente ha sorriso ed è andata via. Simona avrà riso per mezz’ora.

Braila: e qui è partita la penultima tappa del nostro viaggio.

Estelle, Toni, Nihan, di nuovo Andrè, Lise,Clothilde, Patricia, Cici, Vanessa, Gintare, Dario, e poi ancora Laura, Mihai, la ragazza tedesca, Reeli, e tutti gli altri volontari. Momenti veramente simpatici. La grigliata sull’isoletta in mezzo al Danubio, le cena “Pasta con il pollo”, l’infinita pioggia, i mille discorsi, le risate e le prese in giro, i sorrisi, e i momenti spiensierati.

Sono stati due giorni all’insegna del lassismo e dell’alcool, ma che ricordo volentieri!

Busteni: eccoci qui all’ultima città; il sedicesimo giorno di viaggio. Radu. Le montagne. La pioggia che ci segue. Il castello di Peles. L’Africa. I discorsi sulla vita, sui progetti futuri, sulle nostre passioni, sui nostri interessi. Poi come fai a non amare il semplice fatto di preparare uno zaino, metterci dentro quattro cose, e partire in giro per il mondo? Incontri tante di quelle persone stimolanti che non riesco proprio a pensare di fermarmi nello stesso posto per una vita intera. In ogni caso, non è quello che voglio in questo momento.

Tornando alla nostra piccola città in mezzo alle montagne rumene. Stupendo. Emozionante. Da togliere il fiato.

Siamo stati in una casa vicino alle rive di un ruscello, ed per tre giorni mi sono riempito gli occhi delle montagne che potevamo vedere dalla nostra cucina…impressionanti! La cosa più bella e strana al tempo stesso sono state le nuvole: per due interni giorni hanno circondato le cime delle montagne, giocando a rincorrersi ed a sovrapporsi l’una sull’altra.

Il ragazzo che ci ha ospitato si chiama Radu: molto legato alla sua terra, ci ha parlato dei suo obiettivi futuri, raccontandoci anche delle sue passate esperienze di volontariato: vacanza finita nel migliore dei modi.

Che dire ancora di questa esperienza?

Dovrei scrivere un capitolo separato solo ed esclusivamente per tutte le persone che ci hanno dato un passaggio in macchina: il killer, o presunto tale, che ha servito alla legione straniera per quattro anni ( in realtà non abbiamo capito se era un mercenario o un soldato regolare ) uccidendo “varie persone”. La signora che ha scoperto che il suo cancro era benigno mentre noi eravamo in macchina con lei. La stupenda coppia di Bucarest che ci ha portato in giro per il nord della Romania ( Lacu Rosu – Parco nazionale – diga – chiesa sperduta in montagna ) facendoci scoprire posti che altrimenti non avremmo nemmeno visto. Quelli che ti offrono da mangiare. Quelli che ti fanno i complimenti per il tuo livello di rumeno, per il lavoro che fai. Quelli che ti chiedono i soldi ( in realtà solo uno ). Quelli che ti consigliano di far finta di non sapere la lingua in modo tale da non permettere loro di pretendere soldi. Quelli che ti consigliano di prendere il treno, e di dare i soldi al controllore. Quelli che non capiscono per quale motivo fai il volontario. Quelli che continuano a ripeterti “la Romania è bellissima, peccato che è abitata dai Rumeni”. Quelli che sputano sopra al piatto in cui mangiano. Quelli che si lamentano, ma non fanno nulla per cambiare il loro paese.

Ma a tutti loro, una cinquantina di persone, devo dire grazie. Molti di loro ci hanno preso senza nemmeno chiederci dove andiamo. Molti di loro hanno ascoltato interessati le nostre parole. O almeno hanno fatto finta. Molti di loro non ci hanno chiesto un soldo ( e qui in Romania, è normale pagare quando fai l’autostop ). Molti di loro hanno riso con noi. Molti di loro ci hanno dato indicazioni. Molti di loro hanno cambiato strada per condurci esattamente dove dovevamo andare. Alcuni ci hanno dato il loro numero di cellulare. “in caso vi succeda qualcosa, chiamatemi”.

Questo è il lato bello degli uomini.

Preferisco,  almeno per questa volta, non parlare dell’altra faccia, quella sporca. Va bene cosi. Per questa volta.

R.

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commenti
  1. Lorenza ha detto:

    La conosci già, ma stavolta vorrei dedicarla a questi sedici giorni… A questi nove mesi della tua vita… Ai cambiamenti nelle parole su te stesso, rispetto a nove mesi fa.. A come sono cambiate le frasi… I discorsi.. Gli argomenti su questo blog… Al tuo divagare sempre ogni volta che inizi a scrivere un post… E al tuo rendertene conto e tornare sull’argomento principale!

    A quello che la Romania, la Lituania, la Spagna e mezza Europa, hanno cambiato di te… A quello che non hanno cambiato… Alla tua ricerca continua di scoprire chi, cosa, lo cambierà!

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