Budapest e dintorni

Pubblicato: marzo 7, 2012 in Uncategorized

E poi come diavolo ti fermi? Dopo questi nove mesi di volontariato, sono sicuro che vado in depressione! Dopo aver viaggiato ogni settimana, per tutta la Romania e dintorni, sono sicuro che avrò la sindrome del viaggiatore. Del viaggiatore in pensione. Detta anche del viaggiatore senza una lira. Perchè il problema principale è proprio quello: fottutissimo denaro del cazzo.

In ogni caso, il mio ultimo viaggio inizia venerdi scorso, e finisce martedi pomeriggio. Cinque giorni S-P-E-T-T-O-L-A-R-I! Non ho poi chissà quante parole per parlare di quanto sia bella Budapest e di quanto sia divertente andarsene in giro per l’Europa in autostop.

Dicevo. Il nostro viaggio, mio e di Sima, una delle due lituane, inizia venerdi all’una di pomeriggio circa. Location: Targu Jiu. Prendiamo la prima macchina, per la precisione un van bianco, dopo che un tizio senza una gamba ha cercato di convincermi che la religione è l’unica cosa che può salvarci! E’ stato cinque minuti a parlarmi in rumeno del fatto che lui era un drogato/alcolizzato, che si è salvato solo grazie a Dio (e non metaforicamente parlando). E cercava di convincermi a visitare i monasteri in Romania, ad inginocchiarmi ed a pregare il più possibile. Mi avrà ripetuto “Dio mi ha toccato” non so quante volte.

Ok, il viaggio è cominciato non nel migliore dei modi; ma dopo pochi minuti si è fermata la prima macchiana: fino a Petrosani, 50 chilometri lungo una strada bellissima (passa attraverso montagne, costeggiando fiumi, vallate,e miniere di ferro/carbone…), nessuna preoccupazione, a parte qualche curva sopra le righe da parte del conducente (ma in Romania è normale, non hanno la minima idea di come guidare!). Petrosani come ogni volta, si è rivelato uno punto sfortunato: una trentina di minuti abbiamo dovuto attendere prima di prendere il primo camion del viaggio (e questa volta ce ne sono toccati ben tre fra andata e ritorno): dritti dritti fino a Deva con questo ragazzo di 28 anni simpatico e grassottello, sposato con una ragazza di vent’anni; una persona semplice, non-credente (e questo è veramente strano per il posto in cui viviamo) ben poco fedele alla moglie (sicuro va a puttane quando capita…sono partite grasse risate quando Sima gli ha chiesto se avesse l’amante). Ma il viaggo è proseguito liscio come l’olio, fino al terzo step: da Deva a Arad con l’ultimo camion della giornata: un uomo simpatico, non abbiamo parlato tantissimo, ma sorpreso dal nostro livello di rumeno e dalla nostra esperienza in generale. Cinquant’enne.

Finalmente arrivati ad Arad, abbiamo fatto l’autostop dall’ingresso della città fino al supermercato vicino alla casa degli altri volontari: in Romania è talmente comune che ormai noi anche per 3/4 chilometri ci rifiutiamo di camminare!

Primi trecento chilometri portati a termine! Venerdi sera all’insegna dell’alcool, dei discorsi con gli altri volontari, e del cibo sloveno: Susanna ha cucinato delle specie di crepes salate a base di patate (il cui nome in Slovacco dovrebbe essere Zemiakove Placky) da far paura! Peccato per la salsa a base di aglio: Julius,il ragazzo tedesco, avrà tritato mezzo chilo di aglio li dentro!

Finito di mangiare è partito il solito gioco alcolico: questa volta con i dadi…tralasciando il risultato (che tanto è sempre lo stesso), alla fine siamo usciti e siamo andati in due pub in Arad (show live di Dario, altro volontario italiano, che ha cantato gli Iron Maiden a squarciagola nel secondo locale…stavo per morire dalle risate!).

Insomma, sabato mattina sveglia e si riparte alla volta di Budapest! A parte lo scandaloso rumeno che ci ha dato un passaggio fin dopo la frontiera, tutto è andato per il meglio. Ah, quasi dimenticavo: alla frontiera (la Vama in rumeno) c’erano 5 o 6 poliziotti che ci hanno chiesto i documenti, e fatto qualche domanda…mi sembrava di stare al bar! “Ah, ma parlate bene rumeno! Di dove siete?” “Io italiano, lei lituana” “Ah, bravi…e dimmi un pò (questa parte in italiano) andate in Italia o in Lituania?” “Ehm…no no, andiamo a Budapest, in visita” “Ehi, dimmi la verità: Italia o Lituania?”. Sima che rideva come una scema! Roba da non credere…nemmeno hanno guardato dentro gli zaini!

Superato il confine con questi due tizi rumeni che ci hanno chiesto 20 euro a testa per arrivare a Budapest, siamo scesi dall’auto e ripreso a fare l’autostop. Ci carica dopo una decina di minuti un camionista turco, di nome Gian (e dovrebbe significare “anima” o “cuore”…oppure non ci abbiamo capito niente, dato che non parlava nessuna delle lingue che conosciamo!); giusto per ribadire il fatto che i camionisti sono i migliori, ci ha offerto dei biscotti turchi buonissimi, cioccolatini e succo di frutta! Non faceva altro che sorridere e ridere parlando della Turchia e del fatto che la sua terra era “Super!”.

Ci ha lasciato giusto all’entrata di Budapest, dove abbiamo fatto l’autostop per gli ultimi cinque chilometri: un simpatico quarantenne che parlicchiava in inglese ci ha dato uno strappo per la prima fermata del tram. Cambiati i soldi, siamo andati in centro per raggiungere Agnes, studentessa e lavoratrice part-time trovata grazie a couchsurfing. Vive in pieno centro, non lontano da diversi punti di interesse della città, in un bilocale con terrazza al quinto piano (dannato ascensore che si è bloccato proprio domenica sera mentre il vino cominciava a fare effetto!!)!

Agnes…Agnes…una ragazza interessante, non mi ha veramente colpito passare del tempo con lee: ci ha portato un pò a spasso per la città, ma non è stata “into us” fino in fondo. Ma non mi lamento: in fondo abbiamo speso 25 euro in cinque giorni di viaggio, posso ritenermi soddisfatto 🙂

Dove ero rimasto? Ah, Budapest…

Ed ora da dove comincio? Come spiegare la bellezza e l’atmosfera di questa città? Impossibile.

In ogni angolo della città c’è uno scorcio, un edificio, un pezzo di cielo che ti lascia senza fiato. Non è caotica, non è particolarmente sporca, non è strapopolata di individui…mi ha lasciato senza fiato più di una volta.

L’impressione generale che mi ha lasciato questa capitale è ben diversa da molte altre: qui non ho trovato milioni di turisti pronti ad annoiarmi dopo dieci secondi (solo nei punti iperturistici…e mi riferisco quindi al castello di Buda e alla statua che simboleggia la libertà…), non ho trovato milioni di macchine pronte a falciarti le gambe al primo incrocio, non ho trovato persone urlare nei mezzi pubblici…varietà, bellezza, allegria, fascino e novità. Queste sono le parole che mi balzano in mente pensando a me camminare per le strade di Budapest. Definizione super scontata? Forse lo è, ed  è normale. Impossibile non provare una miriade di sentimenti positivi nel visitare questo posto.

La Cattedrale, la Sinagoga, la collina da cui si ammira tutta la città, il ponte, le mille strade percorse in maniera casuale e del tutto illogica, i locali (il Sympla e l’Illegal spaccano!) pieni di vita e di stranezze, le metro e i tram presi senza biglietti, i tanti barboni sempre uguali in ogni luogo della terra, la stazione rossa come fuoco, il mercato coperto, il Danubio, le tante biciclette/pattini/skate, la gente, le persone incontrate…la mia testa finirà per scoppiare!

Non ce la faccio a pensare a tutto! Troppe informazioni da raccontare e da dire! Troppe scene impresse nella mia mente!

La grande piazza di fronte al parlamento dove è iniziata la rivolta del 1956. La tomba simbolica.I discorsi sulla politica con Agnes. I barboni che pregano agli angoli delle strade, cercando di suscitare la tua pietà; gli italiani che cercano di spillare soldi con il gioco delle tre campane agli angoli delle strade. Le persone che non parlano inglese. Le persone che lo parlano meglio di me. L’ungherese, incomprensibile. Grazie si dice, Casinò. Questo il modo coniato da Sima per cercare di ricordarselo. Ovviamente non ha funzionato. La Palinka, quel diavolo di tritabudella che non facciamo altro che bere anche in Romania (nella sua versione alla prugna “Tuica”). I discorsi sulla mafia con Agnes; i mille discorsi con la lituana sulla vita, sul futuro, sui viaggi, su Sofia, sulla vita di nuovo, sul cibo. Gli occhi delle persone. Il colore dei capelli. Le scalata a quella diavolo di collina da dove si vede tutta Budapest. Peccato che l’abbiamo fatta domenica mattina. Prima di ricominciare l’autostop. Con gli zaini iper pesanti. E con quella diavolo di borsa della macchinetta fotografica. Nulla di più scomodo, mannaggia al demonio. I battelli sul Danubio. Il Danubio blu. Che non è per niente blu a Budapest. Il palazzo del Parlamento. Gli edifici neri, quelli con i mattoni rossi, vecchi di centinaia di anni. Al loro fianco, edifici nuovi. La Black Panther, che è un centro estetico. Le strade e gli alberi, gialli d’autunno, verde spento d’inverno, ma ai miei occhi solari ed estivi come non mai. I mille chilometri percorsi a piedi senza una minima logica. Le strade e gli alberi. Le foto e i momenti impressi nella mia camera. I mille momenti non impressi poichè è impossibile per me non restare incantato di fronte allo spettacolo che le persone hanno la capacità di creare di fronte a me. La vita, in ogni sua manifestazione. La città. Budapest. Il Sympla con la mille cazzate al suo interno, con tutte quelle cose che colgono la tua attenzione. Rifiuti. La parola “Wow” ripetuta mille volte. La parola “amazing” ripetuta altre duemila ridendo come scemi ripensando a Mariell, la volontaria estone. Le risate e i discorsi. Le persone incontrate sui camion, sulle macchine. Le loro vite. Le loro battute sull’Italia, su dove diavolo si trova la Lituania. Le domande sul volontariato e sulla nostra vita. Le lamentele sulla loro vita, sempre sulla strada, sempre alla guida di quel camion. Sembrano avere mille storie da raccontare. I loro occhi trasudano storie e racconti. Chi non vede l’ora di parlarti. Chi non vuole dirti nemmeno una parola. Pensieri e storie.

Ti uccide viaggiare. Come diavolo fai a non mollare tutto, fermarti in un luogo della terra, lavorare e restare li per il resto della tua vita? Qualcuno deve spiegarmi come si fa. Deve esserci una ricetta, il segreto della felicità è scritto in qualche libro… o forse si trova nella natura che ci circonda? O nelle persone che ci circondano? La mia mente continua a sprigionare pensieri, sentendosi libera di fantasticare a suo piacimento. E mettere nero su bianco quello che penso giorno per giorno, inizia a rivelarsi sempre più complicato. Cristo, come diavolo faccio a continuare in questo modo proprio non lo so. Dovrò pensare al mio futuro non appena finisco qui…e chi vuole pensarci? Continuo ad incontrare persone che vivono tipologie di vite alternative e mi sento stupido al cento per cento nel pensare ad un futuro convenzionale. Non l’ho mai fatto e non ho la minima idea di iniziare ora a distruggermi la testa con pensieri stupidi e senza senso. E non mi piacciono espressioni come “ritornare alla realtà”: la realtà è quella che vivo ogni giorno della mia vita, forte e piena di emozioni ogni secondo che passa. Anche ora, semplicemente ricordando quello che mi è capitato in cinque giorni lontano dalla mia piccola comunità rumena.

Dove diavolo ero rimasto? Ah, Budapest.

Domenica pomeriggio abbiamo ricominciato a fare l’autostop. Un solo camion stavolta, non di quelli enormi, dritto dritto fino ad Arad. Il conducente era un rumeno simpaticissimo. Tornati dagli altri volontari sono iniziati i racconti e le storie; gli altri sono andati a Szeget ed hanno avuto qualche problema con l’autostop, ma in fin dei conti siamo tutti andati a dormire con un grande sorriso. E lunedi gli ultimi 300 chilometri a casa, due minivan, il secondo un autobus di linea dell’ATLASSIB, la compagnia rumena di linea. Ovviamente, non abbiamo pagato il biglietto. A volte anche i più umili di questo mondo, ti strappano un sorriso con una facilità tremenda. “Fara Bani,ok” (senza soldi,ok?), mi guarda e mi dice “Haide”, dai venite. Mi giro, chiamo Sima “Cmon Sima, It’s for free!”. Saltiamo su, felici come adolescenti. Sorridiamo.

Come sto facendo ora.

Haide!

 

 

R.’

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commenti
  1. sweepsy ha detto:

    Grazie, non tanto per il follow e il commento, quanto per la condivisione della tua esperienza, davvero emozionante leggerti. 🙂

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