Novaci, la rivoluzione, e l’adolescenza

Pubblicato: novembre 30, 2011 in EVS in Romania, Policy, Rage, Thoughts

Quando ti trovi a vivere in un paese con quattro strade messe in croce, con quattro bar, cinque market, una chiesa ortodossa in cima ad una collina, diciamo che la concezione di tempo/spazio/vita sociale viene leggermente a mancare. O meglio, cambia.

Cambia tutto.

Come fai ad essere triste, preoccupato del futuro, spaesato a causa del presente, impaurito dalla crisi mondiale, con i nervi a fior di pelle? Decisamente, non puoi. Non puoi in una realtà di seimila abitanti, di cui tremila vivono lontani dal centro della città, in mezzo alle campagne, e per quanto riguarda gli altri tremila, ne vedi in giro meno della metà: i Rumeni non hanno soldi per uscire la sera a prendersi una birra o per mangiarsi una pizza. Vedi sempre le stesse facce in giro, sempre le stesse persone che ti guardano senza capire cosa diavolo ci fa un italiano in un paese sperduto in Romania.Fra l’altro, se provi a spiegarglielo (cosa non per niente facile in una lingua che conosci da appena due mesi), ti chiedono: “ma quanto guadagni?” ed alla risposta “manco na lira” o si mettono a ridere, o ti guardano come un alieno. D’altronde è normale, in un paese in cui la fiducia nelle istituzioni è pari a zero; stessa cosa per quanto riguarda la loro opinione sull’ Unione Europea: non si sa quanti soldi investe in Romania (fra l’altro è facilissimo ricevere finanziamenti dalla Commissione, soprattutto per le aree rurali) ma la sensazione generale è quella “si ma alla fine, il nostro paese fa sempre schifo!”.

Mi sento diverso in questo luogo. Non sperduto. Semplicemente diverso.

Sto imparando a vivere in una cultura totalmente differente dalla mia. Non totalmente differente da quella occidentale, sia ben chiaro: vivo in un piccolo paese di campagna, questo è vero; ma la mentalità è sempre la stessa: i giovani non vedono l’ora di fuggire via (magari all’estero), tutti ostentano ricchezza (quei pochi che l’hanno, naturalmente), la maggior parte delle ragazze del “Liceu” mi ricordano le adolescenti italiane (stesso atteggiamento adolescenziale…); poi, se ti sposti nelle grandi città universitarie (Cluj per esempio) trovi veramente la stessa “occentalità”.

Ma nonostante tutte le similitudini che si possono trovare, resta troppo evidente il distacco fra la Romania e l’Italia. Non finisco mai di stupirmi: mi ricordano i miei nonni, anzi, le cene di natale che facevo a casa della nonna Giulia, quando tutti si mettevano a ricordare dei tempi passati e ridevano e scherzavano della povertà e delle difficoltà che avevano. Qui mi sembra di vivere in quegli anni: la maggior parte delle persone non se la passa poi molto bene in Romania; molti sono emigrati all’estero, e le famiglie qui vivono grazie ai soldi dei parenti; molti giovani non escono mai di casa durante la sera dato che non hanno nemmeno i soldi per mettere la benzina; sono semplici, non ignoranti (anche se il livello culturale dei professori non è poi cosi alto…o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato per ora), e vivono bene nella loro semplicità: se non fosse per i bassi salari, secondo me sarebbero veramente felici di vivere in questo paese. Naturalmente tutti si lamentano in continuazione, come è logico che sia quando non hai la possibilità di vivere una vita degna di questo nome a causa di una pessima politica (sia passata che presente). Ma ho come la sensazione che se la passino meglio di noi in quanto a felicità quotidiana,anche se non in quanto a felicità di vita: per quanto riguarda il loro futuro pianificano continuamente di fuggire all’estero a lavorare, e molti di loro ci riescono benissimo (data la capacità di sacrificio che hanno).

Ma li sento più, come posso dire, umani. E’ come se noi in Italia ci stessimo spostando verso la zona grigia della tolleranza del diverso. Non mi piace; per nulla.

Mentre qui in Romania, sono razzisti solo ed esclusivamente contro i Rom. Voi direte, vi pare nulla: ma in realtà ci sono profonde dietro questo odio razziale. Mentre in Italia odiamo gli immigrati solo perchè “ci rubano il lavoro”; che poi fra l’altro, è una puttanata allucinante: io ci sono andato a raccogliere le olive vicino casa mia, e non ho idea di quante piante sono state abbandonate per mancanza di persone che andassero a prenderle. Sono profondamente convinto in pratica, che il nostro razzismo nasce da radici ben poco profonde e alquanto superficiali.

Dovremmo tutti quanti apprendere, anzi ricordarci, che stress e frenesia non sono atteggiamenti innati o facenti parte della nostra persona a prescindere. Siamo noi che scegliamo la nostra vita. La nostra modalità di lotta.

Sto imparando a lottare, in maniera intelligente. Non è con il nervoso o con la rabbia sterile che cambierò mai qualcosa dentro di me.

Devo indirizzare la mia rabbia. Devo trasformare la mia lotta, in qualcosa di più riflessivo, naturalmente non più pacato.

E paradossalmente, sti rumeni mi stanno cambiando.

 

R.

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