Immigrati, emigranti, stranieri, fuggitivi

Pubblicato: novembre 27, 2011 in EVS in Romania, Mystic

In Romania non esiste l’immigrato; non si parla di immigrazione. Non hanno problemi come questo, o quest’altro; ed è inutile aggiungere altri link sulla vicenda: l’Italia è un paese sottosviluppato in quanto a politiche sull’immigrazione. Abbiamo una legge, la Bossi-Fini, degna di un’Italia fascista e qualunquista in cui eravamo segregati fino a un mese fa (senza commentare l’attuale governo Europeista, dato che ancora non cercano di proporre alcuna misura economica in parlamento); continuiamo a confinare nei CPT, che si dovrebbero chiamare Lager (difficile dimenticare l’inchiesta di Gatti), persone che scappano da guerre, dalla fame e dalla miseria a cui noi li condanniamo giorno dopo giorno (lavandoci la coscienza con donazioni quotidiane ad associazioni religiose, che fanno capo a quest’uomo qui: usasse i soldi dello IOR invece di dire idiozie in continuazione); facciamo finta di essere ospitali, aperti di mente, onesti, “compagnoni”, e poi non appena vediamo una persona di colore/albanese/rumeno/zingaro/mezzostrano che ci chiede un euro per mangiare, storciamo il muso e lo mandiamo a cagare; se non lo mandiamo a cagare verbalmente, lo facciamo nella nostra testa; seppure gli diamo quell’euro totalmente inutile per noi, lo facciamo a malincuore, con la speranza di non incontrarne di altri.

Purtroppo non è facile. Io capisco la situazione, voglio comprendere coloro che in Italia perdono il proprio lavoro dato che i Rumeni lavorano in nero, per tredici ore al giorno, prendendo lo stesso salario di un italiano che lavora 5 ore al giorno. E’ normale che cominci a diventare razzista. Loro stessi te lo dicono quando ti metti a parlare della loro esperienza in Italia (dato che tutti i rumeni sono stati da qualche parte a lavorare, chi per un mese, chi per cinque anni, chi ancora si trova all’estero): Asta este, ti rispondono. Questa è la vita. Loro lo sanno che stanno rubando lavoro agli italiani, lo sanno che dopo un pò se ne torneranno in Romania. Sanno che con i soldi che guadagnano in Italia per un anno, ci vivono cinque anni nel loro paese natale. Sanno che gli italiani li odiano non perchè sono rumeni, ma perchè vengono in Italia a lavorare per quattro soldi (e per loro non sono proprio quattro soldi…).

Asta este.

Di solito lo Stato, il Governo interviene dove il buonsenso dei normali cittadini non arriva. Di solito i politici sono persone chiamate a ricoprire un incarico in rappresentanza di tutta la popolazione, per legiferare e migliorare la vita di ogni singola persona del proprio paese. Amor di patria, amore verso l’umanità dovrebbero spingere un individuo a mettersi in gioco come politico. Questa non è proprio l’idea che io ho dei politici italiani. Inutile spiegare il motivo.

Non voglio fare discorsi populisti. Mi limito soltanto ad osservare la realtà circostante.

In Romania non fanno altro che parlare o considerare il fatto di andare all’estero a lavorare. Io non riesco a dirvi se la vivono male o bene. Non amano il loro paese a tal punto da cercare di cambiare qualcosa sul serio. Un tizio mi ha detto: “Noi Rumeni siamo come voi Italiani, siamo praticamente uguali: entrambi ci lamentiamo del nostro paese, ma se qualcuno si azzarda a parlarne male, reagiamo subito malissimo!” Avrei voluto spiegargli che per noi la situazione è leggermente diversa: l’Italia sarà anche una latrina a cielo aperto, ma in tutti i paesini, in tutte le realtà sociali riesci a trovare qualcuno che si impegna per migliorare la situazione. Che poi sia ispirato dalla religione, dal denaro, dalla sete di potere, poco importa. Qui ho l’idea che non hanno la capacità di mettersi in gioco al livello sociale. O forse, è solo la realtà di un piccolo centro. Naturalmente a Bucarest è totalmente diverso. Ma città come Timisoara, Craiova, Cluj (e stiamo parlando di realtà con piu di trecentomila abitanti) non brillano certo di attivismo culturale/sociale. I giovani non vedono l’ora di andare via.

Asta este.

Logico che vogliono fuggire via. Quando sei straniero in terra straniera è tutto più semplice: non devi interessarti della politica. Se lo fai, in ogni caso, non ti farai mai coinvolgere al cento per cento; è impossibile. Puoi sparare sentenze sul tuo paese d’origine ogni volta che vuoi, dato che ti senti al di sopra di quei sfigati che sono rimasti “a casa”.

Asta este.

Io non so proprio che pensare, invece. Mi sento lontano dalla mia patria, dall’Italia, per la prima volta in vita mia. Per la prima volta uso il concetto di “patria” di “nazione” di “terra natia” quando parlo con altre persone. Per la prima volta cerco di difendere la mia terra e la mia origine. Per la prima volta cerco di non buttare merda continuamente sull’Italia. Ma spiego; continuo a spiegare mille volte il motivo del nostro fallimento politico; continuo a parlare della semplicità della nostra popolazione, delle nostre umili origini che ci hanno condannato al ventennio berlusconiano. Spiego la nostra ignoranza e la nostra idiozia sociale.E’ strano. Veramente strano.

Da un lato non ho la minima intenzione di fermarmi a girare il mondo. Il solo fatto di conoscere mille persone differenti ti apre la mente; lo stimolo a proseguire un percorso di vita internazionale è fortissimo.

Solo che. Solo che.

Mi sento sconfitto. Mi sento come se non avessi provato realmente a fare qualcosa per il mio Paese.

Ripenso a tutte le manifestazioni, alle proteste giovanili, all’attivismo sociale, all’attivismo culturale; a tutte le ore spese in azioni di vario genere; a tutte le parole spese di fronte ad una tazza di birra, di fronte ad un bicchiere di vino, a parlare con i tuoi amici di quante cose belle si potrebbero fare. Tutte le idee avute, tutte le proposte ricevute.

Buttare tutto nel cesso cosi? Dopo nove mesi di Volontariato Europeo?

Asta este?

 

R.

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