Ferite aperte

Pubblicato: novembre 5, 2011 in Thoughts

Riporto per intero un articolo sul L’Aquila. La ferita continua a segnare il mio cuore, e difficilmente si sanerà presto. Cosi come continuano a sanguinare i cuori e le menti di migliaia di persone che ancora soffrono nel “cratere”. A loro va il mio pensiero, in questa terra lontana; mai potrò dimenticare veramente la mia terra

L’inettitudine non è mai gratis. Per capire a quale tremendo prezzo l’Italia abbia pagato l’imbecillità della casta, capace solo di salvaguardare i propri privilegi, bisogna andare a L’Aquila. È quella la fotografia del nostro Paese. Nel centro storico del capoluogo abruzzese, come nei piccoli comuni della periferia, si tocca con mano la paralisi. Le macerie, i puntellamenti, le strade chiuse, i divieti, i palazzi pericolanti nella zona rossa.

Tutto quel poco che gli Aquilani hanno ottenuto in questi 31 mesi che sono passati dalla notte del sisma, lo hanno strappato con le unghie e con i denti. Sono scesi in piazza ogni volta che s’avvicinavano i termini di scadenza della sospensione del pagamento delle tasse, e ogni volta hanno racimolato una proroga di qualche mese, gettata dal governo come un’elemosina immeritata.

Il 7 luglio 2010 gli Aquilani manifestano a Roma contro la mancata ricostruzione e i provvedimenti inadeguati presi da Berlusconi, Bertolaso ed il resto della cricca, ottenendo promesse e manganellate. Il governo prolunga la sospensione fino a fine anno, e il 22 dicembre, nel famigerato “Decreto Milleproroghe”, sancisce la sospensione della “riscossione delle rate non versate in scadenza tra il primo gennaio 2011 e il 31 ottobre 2011. La ripresa della riscossione – si legge nel decreto – delle rate non versate sarà disciplinata da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri”. Un regalo di Natale non gradito dagli Aquilani, che si aspettavano un provvedimento di più lungo respiro e che desse maggiori garanzie per il futuro.

Intanto, la rabbia in città era salita alle stelle, nelle settimane precedenti, a causa della nomina, da parte del governo, di Antonio Cicchetti a vice-commissario per la ricostruzione. Lo stesso Antonio Cicchetti che era stato condannato dalla Corte dei Conti per la mala gestione dei fondi relativi alla Perdonanza Celestiniana, e che ora veniva preposto ad amministrare ingenti somme per rilanciare la città. Anche in quel caso i cittadini non erano restati a guardare, ma avevano occupato il Consiglio Comunale, ottenendo in cambio vane promesse e epiteti poco edificanti (“violenti squadristi”) da parte del Pdl.

La scadenza del 31 ottobre prevista dal Milleproroghe, comunque, poteva sembrare lontana, ma i cittadini, vessati dalle difficoltà di vivere in una terra paralizzata, avvertivano il nauseante senso di precarietà insito nell’ennesima proroga. Solo altri dieci mesi.

Oggi, che quei dieci mesi sono terminati, è arrivata la prevdibile condanna per la città: è stato infatti annullato lo slittamento per il pagamento delle tasse per le zone colpita dal sisma. Un provvedimento del genere, ha spiegato Gianni Chiodi, governatore dell’Abruzzo e Commissario alla ricostruzione, “deve essere previsto da un decreto legge che finora non è stato messo a punto”. Anzi, come stabilito nel Milleproroghe, il presidente del Consiglio ha disciplinato la restituzione delle tasse: delle 120 rate di arretrati, gli Aquilani dovranno versare la prima entro il 30 novembre. Poi, entro il 16 dicembre, dovranno addirittura restituire ben 11 rate in un’unica soluzione. Ed entro il 31 dicembre un’ulteriore rata. Questo significa che i lavoratori del capoluogo abruzzese vedranno scomparire la tredicesima dalle loro buste paga, e buona parte dello stipendio di novembre e soprattutto di dicembre. E, a partire dal gennaio 2012, dovranno continuare a versare ogni mese una delle rate arretrate.

Tutto ciò senza alcuna decurtazione sull’importo da pagare, come era stato previsto a seguito dei terremoti dell’Umbria e dell’Irpinia. Gli Aquilani, da ora in poi, dovranno pagare per intero le tasse ordinarie, e per intero le tasse sospese fino al pagamento della centoventesima rata. E così proprio loro, che avrebbero bisogno di agevolazioni fiscali per vivere in una città martoriata e piena di problemi, saranno quelli che pagheranno le tasse più ingenti.

“Da oggi tutti i cittadini aquilani – annuncia il deputato abruzzese del Pd Giovanni Lolli – daranno vita ad una mobilitazione per le difesa dei loro diritti, una mobilitazione unitaria, che non deve vedere alcun atteggiamento di parte perché gli obiettivi da raggiungere riguardano i diritti e la dignità di ogni cittadino”. Ancora una volta, insomma, gli Aquilani sono chiamati a scendere in strada per ottenere quello che un governo decente dovrebbe garantire loro. E, a giudicare dalle prime reazioni sui blog e sui social network, gli Aquilani sono pronti a farlo, anche se ciò significherà ancora manganellate e insulti.

La situazione in cui è ridotto il capoluogo d’Abruzzo, del resto, non può più essere accettata. E anche in questo, forse, L’Aquila è lo specchio dell’Italia intera. “Accettando la realtà ci si crede di fare il proprio bene, invece si prolunga la propria schiavitù”. Sono parole di Ennio Flaiano, che era abruzzese.

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