Civiltà

Pubblicato: aprile 3, 2011 in Policy

E’ difficile iniziare questo nuovo post. Proprio non mi riesce a introdurre l’argomento immigrati nel modo in cui vorrei io. Non ci riesco a pensare a quelle persone e scrivere in maniera asettica, tranquilla, e oggettiva.

Da Lampedusa arrivano delle immagini terribili. Recente è la notizia di 68 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia. L’anno scorso, il 30 marzo, arrivavano ventisette immigrati a Lampedusa; adesso siamo a quota cinquemila. Ed i numeri sono destinati a salire.

In questo momento non voglio insultare a prescindere il governo italiano: bisogna effettivamente rilevare che non è semplice gestire una situazione simile. Voglio mettere in luce tutto quello che si poteva fare, dal mio punto di vista, e non è stato minimamente fatto. Questo dimostra non che il nostro governo vada insultato in maniera becera: semplicemente che è inadeguato nella salvaguardia dei diritti umani e civili. Semplicemente che non hanno l’ampiezza culturale per affrontare una situazione simile. Semplicemente che, da governo di destra qual’è, non ha il minimo interesse ideologico nel risolvere un problema simile che ha varie implicazioni, non solo da punto di vista politico, ma anche morale.

1. Attivare un tavolo sull’immigrazione e spingere l’Europa ad una politica comune in fatto di immigrati. Peccato che la scelta del governo italiano sia andata in altri sensi: infatti la diplomazia ha preferito intavolare trattative direttamente con gli stati interessati, e cioè Tunisia e Libia. Cosa è successo non appena sono caduti i due governi di questi paesi? Com’è normale a livello di diritto internazionale, i trattati vanno in stallo fino a quando il nuovo governo non decide o di rifarne di nuovi o di considerarli carta straccia; ecco perchè non ha alcun senso che Frattini e Berlusconi continuino a chiedere alla Tunisia di fermare gli immigrati: non ha alcun senso la loro pretesa. Il governo italiano quindi avrebbe dovuto intavolare una trattativa seria con la lega araba, con l’unione degli stati africani e con l’Europa, per portare avanti una politica dell’immigrazione comune. Utopia, naturalmente. Un paese che scrive una legge come la Bossi-Fini non ha alcuna idea del problema di cui sta parlando. E affermo questo perchè la legge in questione ha posto una marea di problemi legati alle convenzioni sui diritti umani: l’Italia infatti ha ratificato La convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, in cui si afferma che non dovrebbe essere rimpatriato un immigrato verso un paese che lede i diritti umani; l’Italia solo nel 2005 avrà rimpatriato più di mille e quattrocento libici. Ecco perchè il governo italiano è ridicolo: si muove, a livello internazionale, su vari fronti, e, in alcuni casi, sono in contraddizione fra loro. Come si può promulgare una simile legge, quando hai ratificato un trattato internazionale sui rifugiati? Evidentemente il governo italiano non è mai stato interessato a simili argomenti di civiltà: e questo perchè? Ma semplice, perchè è un governo di destra, e la destra italiana non ha la minima ampiezza culturale per affrontare simili argomenti. Per tornare all’attuale situazione, il problema ora è il seguente: non si possono rimpatriare tutte le persone che sono scese in Italia come immigrati, poichè provengono da paesi in guerra civile. Il nostro paese quindi cosa fa? Allestisce varie tendopoli, al sud della penisola, parla un giorno di “Poveri cristi”, un giorno di cacciarli a calci, e un altro giorno chiede l’aiuto dell’Europa. Vi rendete conto che, a livello comunicativo, il governo non è in grado di dare un’immagine civile. Quindi cosa succede? Perdi credibilità a livello internazionale; cosa che è già successa, fra l’altro, da anni: basta osservare che il nostro paese non ha personalità in nessuna organizzazione internazionale rilevante, compresa l’Unione Europea.

Soluzione al problema uno? Cambiamento della politica diplomatica italiana, cosa che non avverrà mai; quindi, continueremo a vedere scene pietose nelle varie televisioni nazionali di poveri immigrati che non sanno come scappare dall’Italia, dopo essere scappati dal loro paese.

2.Cercare una collocazione lavorativa per gli immigrati. Questo è il nodo spinoso del problema. Questo è l’argomento che tutti usano per attaccare gli immigrati e per poter lanciarsi cosi in discorsi razzisti e incivili. Il lavoro non c’è per noi italiani, figuriamoci per gli immigrati! Benissimo, questa affermazione non ha alcun senso. Non varrebbe la pena nemmeno di controbattere. Comunque, quello del lavoro è, ripeto, un problema inesistente. La Germania ha qualcosa come sette milioni di immigrati; a Berlino è pieno di turchi; la Francia è piena di algerini, tunisini; stessa cosa per quanto riguarda gli ex-stati coloniali come Olanda, Regno Unito, Belgio, Spagna. Non hanno anche loro problemi con gli immigrati? Certo, è normale e scontato. Qual’è la differenza con il nostro paese? Che noi siamo gli unici a considerare questo argomento come un problema a prescindere, facendone una questione di razzismo sui generis. Bisognerebbe considerare invece, politiche sul multiculturalismo e sull’integrazione di queste persone. Esempio: quali lavori non vogliono più fare i cittadini italiani per cui c’è una maggiore richiesta? Quali settori lavorativi avrebbero bisogno di manodopera non specializzata? Dove è possibile investire per dare maggiori opportunità di collocamento a chi non è italiano? Ecco, un governo serio cerca di rispondere a queste domande; e non perchè è di sinistra occuparsi dell’immigrazione, o perchè è un argomento che bisogna affrontare obbligatoriamente; ma perchè è la società stessa che ce lo chiede, è il mondo che ci circonda che ci impone una scelta morale e civile in questo ambito: il vecchio continente è chiamato cosi per validissimi motivi. Non facciamo più figli, siamo schiavi di una politica inadeguata alle scelte dei nostri tempi, e l’economia mondiale non ha più il suo fulcro nell’Unione Europea; continuiamo a sopravvivere con i nostri standar di vita elevati solo perchè affamiamo e sfruttiamo un paio di continenti, altrimenti saremmo crollati già da un pezzo. Ma è solo questione di tempo. In ogni caso, perdonatemi la parentesi, la mancanza di spirito osservativo è ciò che manca al governo italiano, quindi non sarà mai in grado di rispondere in maniera civile alle domande poste precedentemente. Quindi la questione immigrati in Italia è diventata un pessimo argomento di conversazione, capace di creare attriti e tensione proprio perchè i nostri rappresentanti politici hanno scelto questa specifica strada.

3. Iniziare a mettere le fondamenta per politiche di sviluppo verso i paese da cui provengono gli immigrati. Questo è l’unico modo, il più utopico, il più ambizioso, per poter frenare in maniera considerevole la spinta all’emigrazione da parte degli africani. Gli stati mondiali parlano da anni di aiuti verso i paesi in via di sviluppo: negli anni ottanta c’erano stati i famosissimi PAS ( programmi di aggiustamento strutturale) si sono rivelati per ammissione stessa della Banca Mondiale del tutto negativi: anzi tutti quei soldi destinati ai paesi africani che avrebbero dovuto far ripartire le economie e introdurli al liberismo economico ( ottimo esempio di imposizione dogmatica di un’ideologia economica in un continente che non aveva mai avuto il valore della moneta che abbiamo noi) hanno aggravato ancora di più i problemi del continente. Dopo una decina d’anni alla Banca Mondiale si sono accorti che simili aiuti economici dovevano essere coaudiuvati da un aiuto politico: e quindi bisognava progredire nella democratizzazione degli stati africani. Peccato che questo, negli anni ottanta e novanta, era fuori discussione: i fautori della democrazia del duemila e undici dovrebbero sapere che i nostri bei governi in quegli anni hanno preferito piazzare dittatori, corrotti e militari come capi di stato nei paesi africani. Risultato? Trent’anni di guerre, genocidi, ferite insanabili. Ora smettete di chiedervi perchè una famiglia in Africa risparmia vent’anni per poter mandare uno degli otto figli in Europa (costo del viaggio dai duemila ai quattromila, a seconda del paese di provenienza). Bisogna superare quindi la mentalità assistenziale che abbiamo rivolto per anni verso l’Africa: basta con gli aiuti senza senso, basta con i soldi a pioggia che spesso vanno a rimpinguare le casse già gonfie di dittatori e politici corrotti; ci vuole un appoggio politico e ideologico! Abbiamo gli strumenti e le capacità per aiutare in maniera efficiente e seria il processo politico in Africa. Purtroppo la realtà è che non c’è l’interesse per fare una cosa simile. In Costa D’Avorio il vecchio presidente Laurent Gbagbo non vuole dimettersi in favore del vincitore delle elezioni Alassane Ouattara: risultato? Guerra civile e proteste dei formali dei governi occidentali. La Clinton più volte ha affermato che Gbagbo deve dimettersi; la Francia ha inviato mille e quattrocento soldati pronti a sostenere Ouattara e le sue milizie. Queste sono le risposte dei paesi occidentali. Appoggio alla guerra e proteste formali. Ma non smettono di vendere le armi ai miliziani tramite le multinazionali; non smettono di sfruttare e di intrecciare complicati accordi sullo sfruttamento delle risorse.La realtà è che non c’è il minimo interesse a cambiare la situazione del continente africano e della popolazione che lo abita. Perchè i mezzi intellettuali, politici e sociali li abbiamo. Ma la convenienza dei nostri capi di stato, bè, quella è tutta un’altra cosa.

 

R.

 

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