Sguardi

Pubblicato: marzo 15, 2011 in Mystic, Thoughts

Il mio livello di sopportazione è sceso drasticamente negli ultimi tempi, forse l’avrò già scritto, ma devo ribadirlo. Voglio ribadirlo perchè continuo a sentirmi a disagio in una maniera scandalosa. Io non riesco a crederci! Cioè, io ricordo quando avevamo diciotto, sedici, quattordici anni, che facevamo tutti quei discorsi da adolescente sulla vita, sui genitori, sul fatto che noi non saremmo mai stati falsi, ipocriti, borghesi: erano bellissimi! Erano ingenui, puri, nati da uno spirito intoccabile!

Non rimpiango naturalmente quei discorsi: adesso, a venticinque anni, non mi sento ancora cosi vecchio da doverli rimpiangere, sia ben chiaro! E non sono nemmeno il tipo che si tuffa nell’oceano dei propri ricordi, sospirando tristemente. Non è questo il mio caso. Purtroppo mi intristisco di fronte a coloro che l’ hanno dimenticato! I discorsi adolescenziali sono solo un esempio: il problema qui è che mi sento circondato da persone il cui stile di vita non rispecchia più quello che mi sembra essere importante nella vita di una persona.

Mi spiego meglio: vivere di convenzioni, di schemi sociali, di false emozioni e di finti interessamenti. Io non rientro in questa categoria di persone. Chiuso il discorso; cioè, in nessun momento della mia vita mi lancio in un discorso solo per stupire o colpire il mio interlocutore; non gli chiedo qualcosa se non mi interessa; non voglio stare con lui se non mi fa piacere la sua compagnia. Eccetera. In pratica, ho deciso di vivere per quello che effettivamente vale la pena vivere: i miei ideali. E i miei ideali non vengono e non devono essere messi in discussione da nessuno. Io non lo permetto.

Capite bene che questo problema è insormontabile nel momento in cui si vive socialmente con persone che non riescono a cogliere questo aspetto: quando un tuo amico ti chiede qualcosa di te, o ti giudica, o ti pone in una condizione di imbarazzo, che amico sarebbe?

Mi ritrovo a discutere o parlare con persone che mi guardano dall’alto in basso a causa della loro condizione sociale. Forse non è nemmeno vero, forse loro non si pongono in questo modo verso di me. Ma sono cambiati i loro occhi; un tempo erano ridenti, felici; adesso sembrano finti e costruiti. Adesso seguono ideali diversi dai miei. Ma qual’è il problema? Che io non me ne ero mai accorto, o che effettivamente sto costruendo castelli di carta? Sarà forse che sto cercando continuamente mettermi in una condizione sociale negativa? Sarà forse che non faccio altro che parlare negativamente di tutti quelli che mi circondano, per poi dipingere me stesso come un’anima pura e intoccabile?

No, sto cercando di evitare in tutti i modi questa deriva pericolosa. Non ho la minima intenzione di giudicare chi mi circonda, e io stesso mi sento pieno di mille difetti. Anzi, ne soffro continuamente delle mie impotenze, e della mia difficoltà nell’affrontare la vita. Ma, ripeto, combatto ogni giorno per affermare i miei ideali. Su questo non mollo di un solo centimetro, e non ho intenzione di arretrare di fronte a nulla. Neanche di fronte a persone che conosco da una vita; anzi, soprattutto di fronte a loro.

Io non riesco ad accettare la mancanza di tatto e la mancanza di interesse che hanno i miei amici. Veramente, non riesco a comprendere chi mi circonda, e continuo a pensare che il problema sia io. Io non mi sono ritrovato quasi mai a disagio nella mia vita nello stare in mezzo agli altri, adesso invece ho di questi problemi. Ho timore a parlare di me stesso e dei miei interessi perchè mi da fastidio non essere preso seriamente. E’ vero che io mi pongo in maniera non seria spesso, ma lo faccio per non sembrare un professore, un vecchio rincoglionito, o un adulto scassapalle. Solo che, nel momento in cui metto al corrente una persona di un qualcosa che mi piace, mi dispiace pensare che non gli interessa minimamente quello di cui parlo. La cosa più brutta che mi capita è iniziare un discorso e non avere la possibilità di finirlo perché chi ascolta cambia discorso: è spettacolare! Forse ciò avviene a causa della mia poca capacità di sintesi, che, ammetto, può essere un deterrente all’ascolto. Ma io non ho mai interrotto una persona che mi stava parlando di se stessa, nella mia vita. Anzi, quando vedo che qualcuno è interessato profondamente a qualcosa, non vedo l’ora di porgli mille domande! Sono curiosissimo e molto interessato a ciò che pensano gli altri! E voglio imparare da chi mi circonda, dalle loro esperienze di vita!

Bene, ho capito che non tutti vedono il mondo come lo vedo io. Questo purtroppo, mi è ben chiaro. Possibile però che mi senta circondato da persone che, nel momento in cui inizio a parlare di come mi piace fare una foto (come tante altre cose), dopo un pò il loro sguardo comunica sempre le solite cose? E’ demotivante! Nel momento in cui sto parlando e vedo queste cose, mi passa all’istante la voglia di essere li. Che poi, ho notato, maggiore è il numero di persone presenti, maggiore è il disinteresse verso il singolo, maggiore è invece l’interesse verso il gruppo: in pratica aumenta la voglia di essere benvoluti da tutti i presenti, o di essere notati da tutti i presenti, piuttosto che interessarsi ad uno solo. E’ una strana impressione che ho, una stupida legge sociale che teorizzo da un pò di tempo. E mi lascia un’amarezza dentro infinita. Odio queste cose, odio l’indifferenza, la mancanza di curiosità delle persone che mi circondano; odio la loro voglia di divertimenti futili e di…. ma non continuo, e la seconda volta che parlo di queste cose, e non voglio ripetermi di nuovo. Ho già scritto delle mie difficoltà di fronte agli altri, e adesso volevo spiegarle ancora meglio; sono convinto che molte persone si trovino in questa situazione; solo che non vorrei fare la solita scelta di rinchiudermi dentro casa mettendo un muro di fronte a chi penso si comporti in questo modo. Perché, in tal caso, non dovrei più frequentare anima viva.

Quindi la soluzione quale sarebbe? Quello dei rapporti umani è il quesito che mi angoscia nel profondo.

Qualcuno si salva da questo discorso? Pochissimi, una quantità microscopica di persone rispetto a quelle che mi circondano; e per me, la cosa, è inconcepibile. Non ha alcun senso rapportarsi ad un altro pretendendo che questa persona sia o faccia quello che noi vogliamo. Io sono fiero di essere me stesso e di portare avanti la battaglia della mia vita: non ho la minima intenzione di arrendermi, almeno non ancora. E dovrei circondarmi di persone che stanno sedute ad osservarmi dall’alto del loro minimo interesse e dei loro molteplici giudizi?

Non esiste. Ma non solo non esiste, io molto probabilmente sarò costretto a raffreddare i rapporti o ad non essere più me stesso. Siccome la seconda scelta mi farebbe del male, devo tuffarmi versa la prima. E nel frattempo come devo comportarmi con queste persone? Da falso e ipocrita? O dovrei spiattellar loro tutto questo bel discorso? Si, in effetti questa sarebbe la soluzione migliore: sedermi li ad un tavolo e mostrare a tutti le mie idee sull’argomento rapporti umani. Per poi concludere le mie amicizie nel giro di un secondo, immagino! E comunque non capirebbero, ne modificherebbero il loro comportamento verso di me. Perchè il menefreghismo umano resta lo spirito più forte che aleggia negli individui; l’uomo è egoista e portato alla conservazione di se stesso: gli altri sono concepiti solo ed esclusivamente per far star meglio noi stessi.

R.

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