Futurend

Pubblicato: marzo 7, 2011 in Mystic, Thoughts

Leggere i dati sull’università italiana provoca un intenso imbarazzo. Anzi, diciamo che più che imbarazzo, ti lasciano una tristezza infinita. Le tabelle di Almalaurea sono devastanti: non le incollo in questo post, perchè mi sale una rabbia infinita nel leggerle; vi incollo solo i link 1 2 3 4. Cito solo il fatto che continuo a non capire come nel duemila e undici in Italia sia possibile che le donne prendono in media il 15-20% in meno di un uomo a parità di lavoro. Questa è follia allo stato puro. E vi prego di NON leggere l’articolo del corriere di Mario Sensini ( Link articolo ) in cui si mettono a confronto gli stipendi italiani con quelli europei: in Italia i lavoratori guadagnano in media il 32% in meno (sullo stipendio lordo) rispetto ai lavoratori europei. E’ fantastico!

A prescindere dai dati e dalle cifre, che di per sè indicano molto, ma comunque non bastano, è la visione che hanno gli italiani sulla nostra università: c’è un calo di iscritti, i neo-laureati guadagnano poco, spesso non lavorano in quello per cui si sono laureati, percepiscono come un non-laureato, e per di più sono socialmente considerati come persone che non hanno voglia di lavorare ergo si buttano nello studio. Diciamo che è un quadro triste per il destino di un paese che appartiene al G8; e io rimpiango l’epoca in cui andavo alle scuole superiori, anni in cui avevo tutta un’altra idea del mio futuro, della mia vita, e dell’università: ero contento di potermi lanciare in un’esperienza nuova, ero totalmente convinto che avrei fatto qualcosa di nuovo, qualcosa di entusiasmante! Ero felice che un giorno avrei potuto lavorare in un ambito interessante per me, ed i primi anni ero totalmente preso da queste idee positive. E’ brutto sentire le persone che si iscrivono in questo periodo all’università: tutti parlano di lavoro, di soldi e di “sbrigarsi a finire”; io parlavo di cose molto differenti: nelle aule universitarie si discuteva del nostro futuro, del futuro dell’Italia, e  si parlava di politica, di come sarebbero potute cambiare veramente le cose. Ed etichettavamo gli studenti che non interagivano con noi come “menefreghisti borghesi figli di papà del cavolo” mentre noi invece stavamo li a parlare di viaggi all’estero, di cambiamenti e di rivoluzioni. Non passava giorno in cui non tornavo a casa contento della mia scelta, felice di quello che stavo vivendo, e stressato continuamente dallo studio. Avevo lo zaino sempre pieno di fotocopie, avrò fotocopiato un’intera biblioteca in quelle diavolo di copisterie! Per non parlare dei libri presi in prestito: ero iscritto ad una decina di biblioteche universitarie diverse, andavo a studiare una volta da una parte, una volta dall’altra. Vedere tutti quei ragazzi sopra i libri, che parlavano di esami, di serate da fare, di uscite, di ragazze da conquistare, di ragazzi da vedere, sentivi “ti presento un mio amico” mille volte intorno a te, sentivi la freschezza delle idee, la gioia della vita. Sapevi di coloro che dovevano lavorare per mantenersi gli studi, di coloro che dovevano fare due lavori per mantenersi gli studi, di quelli che cambiavano facoltà, di quelli che si laureavano con una rapidità imbarazzante; di quelli che partivano per l’Erasmus, e di quelli che venivano in Erasmus. Parlavi con mille persone diverse, conoscevi mille volti nuovi, e molti di loro li dimenticavi la mattina dopo.

Mi manca l’università, e mi mancano le persone che hanno reso quell’esperienza cosi stupenda. Non posso nominare tutti coloro che hanno condiviso tale percorso con me, per motivi futili; ma ognuno di loro ha una parte del mio cuore per l’eternità.

Io non riesco a concepire un paese che non investe nei sogni nei giovani. Non posso immaginare un paese in cui un ragazzo di diciotto anni non ha la possibilità materiale di poter vivere ciò che ho vissuto io: smettiamola di pensare al lavoro, ai soldi che guadagneremo, a come vivremo in futuro. Pensiamo a quello che ci stanno togliendo; pensiamo a quello che i miei piccoli nipotini non potranno mai vivere, pensiamo a quello che ci stanno rubando: ci stanno rubando la voglia di sognare. E’ tutto qua il problema: io voglio vivere in un paese che non si tira indietro di fronte ad un giovane ricercatore; voglio vivere in un paese dove, se una persona sceglie di seguire un percorso di studi nella sua vita, viene appoggiato dalla società che lo circonda; e se vuole divertirsi, oltre a studiare, ha il diritto,il dovere di farlo! Voglio vivere in un paese in cui non bisogna vergognarsi delle proprie scelte, in cui ad un ragazzo che ha studiato per anni, e per quegli stessi anni ha lavorato come cameriere per mantenersi gli studi, gli venga dato atto che è una forza per tutto lo stato; voglio vedere gli studenti orgogliosi di studiare in luoghi splendidi chiamati ” Culle della cultura”; non ce la faccio a sentire ragazzi, adulti, politici senza anima, giudicare o affossare la nostra università. Un luogo che forma le coscienze, che risveglia l’anima degli individui, che scalfisce il tuo cuore fino alla fine dei tuoi giorni. Bisognerebbe valorizzare questi luoghi, dargli sempre più vita, dargli sempre più forza e consacrarli a tempio del futuro! Invece assistiamo continuamente alla denigrazione dell’università italiana e dei suoi studenti. Mi fa male, mi fa male sentire un ragazzo che ha timore a dirti ” Io faccio l’università…però vado anche a fare qualche lavoro, eh!”; non ci siamo! Non è questo quello che dovremmo urlare! Siamo il futuro, il futuro di questo paese malato! Io vorrei sentire le persone orgogliose per quello che hanno creato nella loro vita universitaria, orgogliose per la loro crescita morale e intellettiva.

E invece ci distruggono. Lo stato ci toglie tutto, e cerca anche di farlo il più velocemente possibile. I migliori emigrano; gli altri sognano di emigrare; dove andremo a finire? Quale sarà il nostro futuro se ce ne andremo via tutti? Quale quello del nostro paese? Dobbiamo lavarcene le mani e lasciare che tutto vada a farsi fottere? O dobbiamo resistere, con il rischio quasi certo di restare senza nulla in mano e, soprattutto, nel cuore? Continuare ogni giorno ad accumulare rabbia? O partire via, fuggire e sorridere finalmente verso altri paesi che non ci umiliano?

La risposta, amici miei, soffia nel vento, come diceva Bob; che poi, questo vento, che direzione ha preso?

R.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...