Asimov e i nostri Robot

Pubblicato: febbraio 24, 2011 in Art

Ho appena finito di leggere il ciclo dei Robot di Isaac Asimov: in realtà mi manca l’ultimo libro della saga, i robot e l’impero, ma quest’ultimo è stato scritto negli anni ottanta se non erro, mentre i primi tre sono più continuativi e sono stati pubblicati negli anni settanta o forse anche prima, se non erro. Ci sarebbe un primo ciclo di racconti che fa da sfondo alla storia dei robot, ma è soltanto un preludio al ciclo dei Robot.

Il primo libro “Abissi d’ Acciaio” ci mette di fronte i due eroi dell’intera saga dello scrittore ebreo: il poliziotto terrestre Elijah Baley ed il robot umanoide R. Daneel Olivaw, unico della sua specie. Asimov ci presenta una terra futuristica in cui la conformazione geografica, politica e sociale è totalmente diversa da quella dei suoi anni: gli uomini vivono sotto grandi Città isolate dall’esterno grazie a gigantesche cupole; la Terra, popolata da nove miliardi di abitanti, è un posto sovraffollato, e dipendente in gran parte delle risorse provenienti dai Mondi Esterni, pianeti coloniati centinaia di anni prima, in cui vivono ora gli Spaziali, cugini dei Terrestri; gli Spaziali hanno deciso di installare un loro avamposto sulla Terra e, nel corso del libro, capiremo le notevoli differenze fra i due popoli: gli usi e i costumi differiscono in maniera tale da rendere impossibile ogni tipo di rapporto, anche fisico, fra Terrestri e Spaziali. Asimov ci presenta una caratterizzazione sociale molto spinta, estrema se vogliamo, ma molto efficace: i Terrestri sono costretti a vivere la loro esistenza ammassati dentro queste gigantesche Città, costretti ad abitazioni piccole e senza alcun tipo di lusso; nonostante siano stati loro ad inventare i robot, non sono per loro indispensabili come invece vedremo esserlo per gli Spaziali; alberga anzi, nell’animo umano, una notevole diffidenza verso queste macchine. La premessa alle vicende di questo romanzo è di un pianeta in pieno affanno e destinato ad una fine prossima. Il detective Baley si troverà a dover risolvere un assassinio di uno Spaziale nell’avamposto della Città, evento mai accaduto prima, con la collaborazione del Robot umanoide R.Daneel Olivaw. Aldilà delle vicende che si vanno a susseguire nel romanzo, è devastante l’abilità di Asimov nello spiegare perfettamente la società e la psicologia dei diversi protagonisti: la maggior parte dei capitoli è discorsiva, e ci vengono date tutte le spiegazioni necessarie tramite i dialoghi fra i vari protagonisti. Balza subito all’occhio la differenza con i moderni gialli o polizieschi, dove lo spazio all’azione e alla suspence è molto pià ampio. Mentre la genialità di Asimov sta proprio nell’essere carente da questo punto di vista: seguiamo tutti i pensieri dei nostri personaggi, tutti i loro ragionamenti, giusti o sbagliati che essi siano, superficiali o profondi; si viene cosi catapultati nella mente provinciale di Baley, poco aperto verso la collaborazione con un Robot, essere materiale che ritiene del tutto inutile e fonte di disagio; seguiremo cosi tutti i suoi ragionamenti nei confronti delle macchine, la sua diffidenza si trasformerà alla fine del romanzo, in un sentimento di quasi amicizia. Iniziamo a cogliere in questo romanzo, il futuro che Asimov denota per il pianeta Terra: lo scienziato Falstolfe (proprietario di D. Olivaw), Spaziale che lavorava in compagnia della vittima, spiega al detective Baley l’unica strada che il pianeta Terra può percorrere per la salvezza: la colonizzazione spaziale di altre galassie. Tutto il ciclo dei robot viene scritto da Asimov per preparare anche il suo lettore a questa inevitabile scelta che il nostro pianeta deve compiere. Lentamente anche il nostro detective Terrestre arriverà alle stesse conclusioni dell Dottor Falstolfe, soprattutto nei seguenti romanzi, “Il Sole Nudo” e “i Robot dell’Alba”, si delineerà ancora meglio tale strategia letteraria.

Nel secondo romanzo della serie, “Il Sole Nudo”, troviamo Baley, in compagnia del suo fidato Robot D. Olivaw,  impegnato per la prima volta nella sua vita costretto a partire per i Mondi Esterni, nella risoluzione di un assassinio sul pianeta di Solaria; ed è in questo libro che l’abilità di sociologo di Asimov irrompe in maniera molto più forte che nel primo romanzo: Solaria è un pianeta popolato solo da ventimila abitanti, nessuno dei quali “vede” fisicamente gli altri se non per mero scopo riproduttivo. E’ stupendo vedere la contrapposizione fra la mente di un Terrestre e quella di un Solariano; non è cosi lontana da molte reazioni che potremmo riportare nei giorni nostri fra coloro che si ritrovano ad emigrare in un paese non accogliente, anche dal punto di vista fisico: possiamo forse negare di non aver mai assistito a smorfie, facce strane, o spostamenti improvvisi causati dall’inaspettata presenza di una persona di colore? Possiamo forse negare i moti di repulsione che molti di noi hanno ( anche inspiegabilmente, a detta di noi stessi ) sempre di fronte alla persona di colore, alla persona di strada che viene a elemosinare qualche centesimo? Posso affermare che Asimov è tutto tranne che superficiale o semplicistico: molti critici lo hanno tacciato di una fantascienza agli inizi, e di utilizzare una scrittura molto banale. Io non sono d’accordo con questa definizione: trovo invece queste pagine molto esplicative e riflessive, figlie si di uno scienziato prestatosi alla letteratura, ma in ogni caso indice di grande spessore mentale. Vedere il nostro detective alle prese con problemi per noi assurdi, come la sua paura degli ambienti esterni, la sua incredulità verso le abitudini degli Spaziali, non può che farmi pensare: l’assurdità di questi comportamenti umani, non è poi così lontana dalle contraddizioni del mondo moderno; ci piace parlare in continuazione di democrazia e di diritti, di amicizia e di amore, di sentimenti ed emozioni, e poi nel momento in cui ci troviamo di fronte a colui che ha bisogno non siamo nemmeno in grado di rivolgergli i nostri pensieri; purtroppo la sconfinata ipocrisia in cui navighiamo è difficile da combattere, in primis contro noi stessi. Ora non voglio proporvi Asimov come il nuovo socialista della fantascienza: ma vi spingo verso una chiave di lettura che ben pochi hanno notato.

Nel terzo romanzo, “I Robot dell’ Alba”, troviamo il nostro detective costretto a ripartire di nuovo verso i Mondi Esterni, stavolta nel pianeta di Aurora. Troverà ad accoglierlo il Dottor Falstolfe con il suo fidato Robot Daneel nonchè amico di Baley: ora possiamo finalmente parlare di amicizia fra Baley e Daneel, il passaggio si è degnamente concluso per ammissione stessa del nostro detective. Baley non è più il provinciale Terrestre di “Abissi D’Acciaio”, ma un uomo che sulla Terra sta cercando di fare proseliti per portare a compimento il suo sogno: dare la possibilità ai Terrestri che hanno intenzione di partire alla conquista di nuovi mondi, la possibilità di farlo. Ma il suo operato dipende dall’ennesima sfida a cui viene sottoposto: su Aurora è stato disattivato il secondo esemplare di robot positronico (particolarmente simile all’uomo) migliore dello stesso Daneel; anche questo robot apparteneva al Dottor Falstolfe, unico in grado di costruire tali esemplari. Questo terzo romanzo mi sembra leggermente sottotono nella parte iniziale: è alquanto lento, anche nei dialoghi a volte, e fuggevole in alcuni tratti. Anche se devo dire che la parte finale, ripaga il lettore del lungo percorso a cui Asimov l’ha sottoposto. Resta in ogni caso forte la componente sociologica a noi tanto cara: gli Auroriani presentano differenze sia con i Terrestri che con i Solariani, soprattutto nella sessualità e nel rapporto con essa; infatti è molto interessante vedere il punto di vista dei tre popoli messi a confronto fra loro: monogamia sulla Terra, assenza totale di passione sessuale su Solaria,e semplice azione umana su Aurora. Sorrido al pensiero che alla fine dei conti, i Terresti restano sempre quelli che, nonostante le premesse di inferiorità (tipiche di ogni romanzo della fantascienza), alla fine risultano essere i migliori. Nemmeno Asimov è immune da questo semplice stereotipo.

In ogni caso, se siete appassionati di questo genere, non potete prescindere dai Robot di Asimov: imparerete ad amarli e vi appassionerete alla loro purezza. Le tre leggi della robotica sono una pietra miliare della letteratura fantascientifica e non mi dispiacerebbe poterle impiantare in ogni essere umano. I Robot sono servili all’uomo, incapaci di far loro del male, incapaci di mentire o di arrecar danno, pronti a eseguire ogni ordine: quel che più entusiasma nel leggere Asimov, e la sua capacità nel riuscire ad attribuire un’anima a queste scatole di latta, nonostante il loro servilismo imposto, nonostante il loro cuore di metallo. E alla fine del libro, secondo me, non vi dispiacerebbe scambiare due chiacchiere con uno di loro.

Revolutopico

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commenti
  1. Monsieur en rouge ha detto:

    Asimov è affascinante. Dopo aver letto alcuni libri del ciclo della Fondazione ho deciso che avrei letto tutta la sua opera, e per ora vado avanti scorrevole! 🙂 sono arrivato a leggere “I robot dell’alba”, prossimo obiettivo, “I robot e l’Impero”
    E anche io ne ho parlato sul mio blog!

  2. revolutopico ha detto:

    La fantascienza “vecchio stile” mi affascina a non finire: riesce ancora a farmi sognare 🙂

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