Nuovo Oriente

Pubblicato: febbraio 21, 2011 in Policy

Il Medio Oriente sta bruciando con una forza di cui noi occidentali abbiamo paura; ancora più alto è il livello di paura dei nostri governanti da operetta.

Ma cosa è realmente successo nel Nord-Africa? Sono scoppiate dal nulla tutte queste rivoluzioni? E l’Europa come reagisce? E gli Stati Uniti? Mi sono posto molte domande in questi ultimi giorni, e ho deciso di fare un quadro più chiaro della situazione: studiare ciò che ci circonda, non può che renderci più consapevoli e più preparati alla lotta e alla resistenza!

Egitto (link della mappa interattiva fatta dalla BBC http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12327995): il Presidente Hosni Mubarak, al potere dal 1981, è costretto a dimettersi spinto dalle rivolte popolari che hanno portato il paese sull’orlo della guerra civile. Questa rivoluzione è stata resa possibile grazie alla forza dei social network (Twitter,Facebook, e molti blog in lingua araba) che fin dal 2005 si opponevano al regime di Mubarak. Vi metto il link di un’ interessante intervista fatta ad un blogger egiziano  ( http://temi.repubblica.it/limes/il-cairo-e-la-blogosfera-intervista-a-ahmed-gharbeia/20426 ); tutti esultiamo di fronte alla fine di un regime e all’inizio di una nuova democrazia? Difficile. Bisogna capire a fondo la natura della politica egiziana. Vi metto come citazioni interessanti, pezzi di un articolo di uno studente egiziano che ha vissuto quella settimana (l’articolo completo lo trovate qui http://temi.repubblica.it/limes/la-vera-storia-della-rivoluzione-egiziana/19653 ) e che sostiene che fondamentalmente in Egitto non si stava poi cosi male prima delle rivolte, e che il figlio di Mubarak avrebbe seguito un percorso di riforme liberiste:

Dal 1952 il regime egiziano si basa su una coalizione fra esercito e burocrati che risponde al modello di Stato autoritario di O’Donnell. L’esercito controlla l’economia e il potere reale.

Tutti sanno che Gamal Mubarak, il figlio del presidente, stava studiando per succedergli. In realtà Hosni non è mai stato entusiasta di questo scenario, vuoi perchè aveva intuito le ridotte capacità del figlio, vuoi perchè l’esercito non sembrava troppo convinto della successione

Oggi gli egiziani hanno paura. Hanno visto l’inferno per un attimo, e non hanno gradito. Al contrario di quanto dice al Jazeera, non manifestano più. Martedì in piazza c’erano 5mila attivisti e non 150mila come insiste a dire la tv del Qatar. E in questo momento a nessuno di quei 5mila importa più di tanto se Mubarak si dimette o no. Hanno altri problemi: il cibo e la sicurezza

uindi, come siamo messi? Non lo sappiamo ancora con certezza, ma un paio di conclusioni possiamo trarle.

1) Gamal è fuori dai giochi.

2) Mubarak non si ricandiderà. Il suo mandato presidenziale scade a ottobre e o lo porterà fino alla fine o si dimetterà prima, una volta tornata la calma, per motivi di salute, che non sono inventati. Sta morendo.

3) Ora comanda l’esercito. Siamo tornati ai bei tempi, i “ragazzini” sono stati estromessi, decidono gli “uomini”.

4) Fine delle politiche neoliberali, perlomeno finché l’economia regge. Scordatevi liberalizzazioni e riforme per un po’.

Sale un pò di sconforto nel leggere queste parole, non trovate? Ma bisogna comunque riflettere. Queste sono parole di una persona che ha visto scontri, morti e distruzione per le strade della propria città; metteteci anche che molto probabilmente aveva un minimo di speranza nel figlio di Mubarak e il cerchio si chiude. La bellezza dell’esistenza umana è fatta da pareri differenti, da contrasti, da discussioni; confrontarsi con una persona che ha pareri diversi ( naturalmente non talmente tanto diversi da ledere quelle convinzioni per cui daremmo la vita ) è l’unico modo per farci crescere intellettualmente. Spero che Sam Tandros, l’autore di quell’articolo, si possa ricredere e possa vivere in un Egitto migliore da quello in cui viveva nel dicembre del 2010.

Quale futuro adesso si prospetta per questo paese? Sicuramente i militari avranno un ruolo fondamentale, come è sempre avvenuto anche in passato, nella scelta del futuro governo del paese; ma bisogna dar conto alle proteste popolari e alle persone che sono scese in piazza a protestare. E’ già previsto un aumento dei salari del 25% in aprile: pensate che non sia un risultato da poco? La forza che ha la Rivoluzione è innegabile e indiscutibile: forse la situazione potrà non essere rosea come tutti gli egiziani vorrebbero, forse il paese non riuscirà a democratizzarsi al cento per cento; ma quanto è stupendo poter pensare, poter lottare giorno per giorno, per quella libertà che si è sempre sognata? Il segno impresso nelle anime di ogni singolo manifestante egiziano in queste settimane, è eterno ed indelebile.

Tunisia:Zine el-Abidine Ben Ali prende il potere il 7 novembre del 1987, con buona pace dei governi occidentali, che vedevano in lui l’uomo giusto per garantire stabilità alla regione (ruolo chiave in questo senso viene giocato dai servizi segreti italiani che appoggiano la sua candidatura, in contrapposizione del vecchio presidente Bourguiba che minava sempre di più la pace con l’Algeria); la Tunisia conosce una crescita economica notevole, ma di pari passo vanno le limitazioni alle libertà individuali. E’ insomma, un paese pieno di contraddizioni: alto tasso di istruzione, bassa la percentuale di poveri, ma forti misure repressive per gli oppositori del presidente.  La rivolta è quindi scoppiata a causa di un semplice aumento dei prezzi alimentari? Naturalmente no; la Tunisia è, come già detto, un paese in cui l’economia era si dinamica, ma la disoccupazione era al 15%; i giovani non hanno grosse opportunità a fronte di una elitè che governa il paese e ricopre tutte le cariche di vertice; a differenza di Algeria ed Egitto, non è riuscito a catalizzare investimenti stranieri, e anche il turismo è minore delle aspettative generali. Aggiungiamo nel paniere anche il fatto che si collocava negli ultimi posti della classifica mondiale per la libertà di internet, e ci rendiamo conto di come il paese sia giunto alla Rivoluzione.In ogni caso, il popolo ha scelto, dopo ventisette anni di regime, di cacciare Ben Ali. Il mio cuore ha esultato anche di fronte a questa notizia. Anche loro si troveranno di fronte uno scenario fatto non solo di rose e di fiorellini colorati, ma la strada adesso è in discesa. E non sopporto i giornalisti, gli scrittori, gli intellettualoidi che fanno di tutto per sminuire la passione e la forza di un popolo; non riesco a non odiare coloro che stemperano gli entusiasmi e le felicità degli uomini; non fanno altro che distruggere i sogni; e i sogni sono tutto nella vita: senza di essi non faremmo altro che mangiare,obbedire,dormire. Lunga vita alla Rivolta tunisina!

( FONTI: http://temi.repubblica.it/limes/in-tunisia-e-algeria-non-ce-la-stessa-crisi/18621http://temi.repubblica.it/limes/ventitre-anni-da-sovrano-assoluto-la-tunisia-di-ben-ali/18779)

 

Yemen: ho seguito molto meno la rivolta in questo paese,in primis perchè il popolo è sceso in piazza solo l’11 febbraio; poi perchè sono stati coordinati dal leader del partito d’opposizione Hameed Al-Ahmer, dal 1993 membro del partito islamista di stampo riformista Islah; con questo non voglio insinuare che sia una rivolta pilotata, ma  forse nasce con meno forza “popolare”: d’altro canto è in ogni caso inevitabile,dato che nello Yemen solo una persona su cento ha l’accesso a internet ( dato imbarazzante anche per un paese non-occidentale ). Ali Abdallah Saleh sta perdendo il consenso verso il paese, oramai lo appoggia solo l’esercito, che fra l’altro è intervenuto pesantemente nelle manifestazioni scoppiate in questo periodo ( Amnesty International ha formalmente richiamato il governo su questo punto,cosi come ha fatto l’ambasciata statunitense anche se in modo informale). Non possiamo fare altro che incrociare le dita e rivolgere i nostri pensieri anche al popolo Yemenita, che lotta con forza e coraggio.

Lascio una parentesi aperta per quanto riguarda la Libia: nel momento in cui sto scrivendo, le notizie sono ancora confuse; ci tornerò con un altro post a tema

Conclusioni Personali

Come non esultare di fronte a tali cambiamenti? Finalmente l’Africa, quel continente che ogni giorno nelle chiacchiere sterili da bar preferiamo considerare abitato da negri che non hanno voglia di far nulla e nemmeno di ribellarsi, si è sollevata di fronte ai loro dittatori. Mi piange il cuore non vedere il mio paese capace di sprigionare una forza tale ( e qui mi fermo perchè questo è un altro argomento, che affronterò in un’altra occasione); con il cuore e con la mente penso ogni secondo a quelle persone che sono morte per la loro libertà, per il loro paese; qua sento continuamente nazionalisti che dicono di amare l’Italia, ma non sanno neanche cosa significa lottare per la propria nazione. Amo coloro che si stanno ribellando, vorrei essere con loro, vorrei poterli guardare in faccia,vorrei poter guardare i loro occhi e la loro paura, vorrei poter sentire i loro sentimenti; vorrei vivere con loro questi giorni di rivolta, per poter sognare un futuro migliore, diverso da quello che ci è stato ingiustamente imposto. Quella che loro ci stanno impartendo è una lezione di vita fondamentale: restare inermi, apatici, evitare di lottare ogni secondo della nostra vita, è una scelta che dovrebbe ferirci a morte. Evidentemente, per noi italiani non è cosi. E fremo di rabbia, ogni giorno che passa, sempre di più.

 

 

Link del giorno (oltre a quelli già inseriti nel post):

http://www.nytimes.com/interactive/2011/02/12/world/middleeast/0212-egypt-tahrir-18-days-graphic.html fantastica mappa interattiva delle rivolte egiziane fatta dal New York Times ( poi ci ostiniamo a pensare che i quotidiani italiani abbiano un qualche valore: in questo paese restano solo le riviste come fonte seria di giornalismo)

http://latuff2.deviantart.com/gallery/ ( galleria di un bravissimo vignettista politico)

http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-12446555 ( stranamente l’Italia chiede aiuto all’Europa, soprattutto economico, per contrastare i nuovi arrivi a Lampedusa )

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