Revolutopia

Pubblicato: febbraio 20, 2011 in Thoughts
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Rivoluzione e Utopia.

Due parole che mi stanno particolarmente a cuore. La prima è l’essenza della mia persona, la forza stessa della mia anima. Il suono di quella parola mi arde dentro da molto, forse troppo, tempo. Ha un profondo significato nella mia vita e vorrei poterlo percepire nelle persone che mi stanno intorno: ma noto solo parecchia apatia e mancanza di coraggio. Cerco di lasciarmi prendere interamente da questa parola; voglio esserne avvolto, voglio che ogni mia azione, ogni mio sguardo, ogni mia frase, esca dalla mia anima insieme ad essa. Sono profondamente convinto che la società che mi circonda ha un’infinità di difetti, di muri insormontabili. L’unico modo per contrastarla è la Rivoluzione, con la lettera maiuscola. Bisogna riflettere, riflettere ogni secondo della nostra vita e giungere ad una conclusione rivoluzionaria: continuare a trascorrere le proprie giornate governate da quella collettività che ci ha imposto il suo modo di essere è assolutamente un qualcosa che mi fa sentire male e che dovrebbe far arrecare danno a moltissime persone; ma a quanto pare, tali individui hanno scelto per comodità o per altri motivi personali, di restare attaccati al cordone ombelicale per il resto della loro esistenza. La vita è fatta di scelte razionali e non; io non concepisco la rinuncia alla realizzazione della propria libertà come una scelta razionale e sensata, ma la rispetto. Solo che molte volte a tali scelte non fa seguito l’assumersi le proprie responsabilità e non si concepiscono le conseguenze delle proprie azioni; e in tal caso, io non ho più intenzione di aver a che fare con la persona che ho di fronte. Mi crea un disagio enorme aver a che fare con un individuo che non fa nulla per modificare nulla della propria vita, ma si lamenta apertamente di ogni singola cosa. Non posso reggerlo mentalmente!

Quindi, per tornare a me stesso, avreste dovuto capire la prima parte del titolo di questo blog; la seconda è una facile e triste conseguenza. Scaturisce dalla facile domanda che mi viene puntualmente posta: e pensi di riuscire a combattere questa società alla fine? Pensi di riuscire a vincere? La risposta è sempre la stessa: utopia. E qui sconfiniamo nella seconda parte del mio titolo; ma qui la connotazione negativa di tale parola, sparisce del tutto: chi ha detto che l’utopia è un qualcosa di irrealizzabile o di impossibile? Io preferisco affibiargli i due termini di ottimismo e perfezione,  a cui ognuno di noi dovrebbe tendere nella sua esistenza.

Che sia difficile, arduo, vivere in questo modo, ne sono convinto in ogni mia parte: ma appaga la mia anima e rafforza il mio spirito ogni giorno che salgo un gradino di questa lunghissima scalinata. Non so se riuscirò ad arrivare in cima, ma nulla può impedirmi di farlo.

“Per il momento , resistere, resistere, resistere” U. Eco

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commenti
  1. Sempre Sognando ha detto:

    Ci tengo a fare una dedica a questo nuovo progetto, a questo nuovo blog, meritevole di esistere, non tanto per se stesso, ma più per chi lo ha concepito, e per chi deciderà di alimentarlo, con una frase, con un link, ogni giorno, con costanza e dedizione… e con una buona dose di Revolutopia!

    Dedico questa poesia a chi la leggerà, magari incuriosito da questa pagina virtuale, a chi ci si troverà per puro caso (o magari per uno strano scherzo del destino!), la dedico a quelli che sorrideranno dopo averla letta, la dedico a quelli che, come me, decideranno di dedicarla ad un’altra anima che reputano in grado di percepirne l’essenza!

    C’è chi decanta la propria Revolutopia scrivendo di getto; chi la decanta smussando i propri pensieri incasinati e sconclusionati; chi la decanta perché solo così si sente davvero vivo; chi la decanta per morire meglio un giorno, portandosi nell’aldilà qualcosa di bello, che gli/le ricorderà un valore per cui in vita si può dire abbia: VISSUTO; chi la decanta semplicemente perché non sa fare altro!

    Dedico questi versi a chi non la decanta affatto. A chi vive nel suo microcosmo: a chi, la colazione con la solita tazza di latte e caffè, le solite otto ore di lavoro, le solite facce, i soliti posti, la camicia stirata dalla sera prima, e la sera: cena, poi il divano, poi il letto, poi l’incoscienza di un sonno riposante, sì, ma narcotico, analgesico quasi, per l’anima che si ritrova accomodata in una subdola abitudine!

    ” LENTAMENTE MUORE ”

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marca,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chi è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
    sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati.
    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,
    chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
    chi non si lascia aiutare;
    chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
    Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
    felicità.

    (P. Neruda)

    Questa è la mia Revolutopia, caro Revulotopico!
    Permettimi di chiedere: e la vostra, che state leggendo questo commento, qual’è?

    S.S.

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